Antarctica. L’emozione della vita polare sopra e sotto la banchisa

Manchot Adélie de retour de la pêche Manchot Adélie de retour de la pêche © Vincent Munier
Immergersi nelle acque gelide del Polo Sud. Sentire il vento freddo sulla pelle del viso e ammirare la natura selvaggia che abita questi spazi immensi in cui la linea dell’orizzonte scompare, lasciando lo sguardo viaggiare all’infinito.

Un’avventura umana che ognuno potrà sperimentare grazie all’esposizione Antarctica, che si tiene a Lione al Museo delle Confluenze, fino al 31 dicembre 2016. A concepire quest’esperienza per i sensi è Luc Jacquet, autore della celebre La marcia dei dei pinguini, che l’ha immaginata come un'immersione totale nell’ambiente polare. Sopra e sotto la banchisa. Tra pannelli esplicativi di una sintesi e scientificità puntuale che permettono a ogni tipo di pubblico di comprendere le spiegazioni sulla sala.

Dieci anni dopo La marcia dei dei pinguini, Oscar del migliore documentario, Luc Jacquet ritorna in Antartico, per misurare l'impatto dei cambiamenti climatici sulle regioni polari e attirare l'attenzione del grande pubblico, su quest’ambiente fragilizzato dall’azione dell’uomo, in contemporanea alla COP21.

Le fotografie e i video sono stati realizzati spesso in condizioni straordinarie, come ad esempio durante alcune immersioni a 120 metri di profondità, estremamente tecniche e pericolose. Un’esposizione che come già accennato vuol essere un’esperienza totale. Attraverso quelle che Jacquet chiama “scatole nere” il visitatore potrà immergersi sotto il ghiaggio, come avesse le bombole sulla schiena, e scoprire gli abitanti sottomarini polari: esseri fantastici, dalle forme immaginifiche, quasi fossero stati inventati da un illustratore di libri di fiabe.

Il cineasta naturalista di fama mondiale durante il Festival di Cannes ha annunciato un sequel della famosa “marcia”. In occasione dei 45 giorni della spedizione, madre di quest’esposizione ideata appositamente per il museo lionese insieme all’équipe dell’associazione Wild Touch, il cineasta ha girato molto materiale che utilizzerà per la “seconda puntata” del suo celebre film.

“Come regista - ha dichiato Luc Jacquet - , scrivere una mostra sulla nostra spedizione mi ha permesso di esplorare un nuovo modo di narrazione. In uno spazio à 360°, il pubblico può completamente immergersi in un paesaggio, terrestre e sottomarino, inaccessibile e ostile. Ha anche la scelta del ritmo della sua camminata attraverso le sale, prendendo tutto il tempo che vuole per contemplarle. Sono convinto, continua Jacquet, che in questo modo si possano sensibilizzare le persone e trasmettere più conoscenze in questo campo che non attraverso altri modi di comunicare”.

Un evento voluto dal Museo delle Confluenze di Lione, il cui nome deriva dal fatto che si trova proprio dove confluiscono il Rodano e la Saona. Un’istituzione con uno spirito innovativo sulla concezione del viaggio dell’uomo attraverso il tempo e i continenti, per osservare il mondo che ci circonda, presentato in un edificio moderno, una struttura monumentale di metallo e vetro, che vuol essere il simbolo di questa nuova visione interdicliplinare.

La spedizione di Antarctica aveva tra i suoi ranghi anche due grandi fotografi quali, Laurent Ballesta et Vincent Munier (il primo sotto ghiaccio, il secondo sopra), hanno immortalato momenti di vita sublime, a cui Jacquet ha dato completamnete carta bianca. “Ho vuluto due persone con uno sguardo diverso sulle cose - ha spiegato il regista -, due stili e approcci al fotografia personali e lontani, che arricchissero l’esposizione.” La bellezza degli scatti aggiunge all’emozione di vivere un’esperienza naturalistica e scientica anche quella di un’esperienza artistica.

Laurent Ballesta, fotografo subacqueo e biologo marino, ha relizzato una sfida tecnica incoparabile alla scoperta degli abitanti delle profondità marine, ancora inesplorate. Vincent Munier, fotografo degli ambienti selvaggi, ha testimoniato la vita animale della Terra Adelia (un territorio Antartico rivendicato dalla Francia).

Antarctica è una vera ode à la biodiversita polare e alla sua protezione, nata dalla combinazione perfetta del doppio approccio estetico e scientifico, mischiando gli elementi sottomarini e terrestri. La banchisa è la membrana che separa i due mondi comunicanti. I tuffi delle foche e dei pinguini sembrano tessere la connessione tra questi. A fine percorso, il visitatore potrà vivere alcuni momenti della giornata, in una scenografia spettacolare di schermi a 360°, attorniato da una colonia di pinguini.

In attesa di vedere sul grande schermo del prossimo film dell’oscarizzato Luc Jacquet - che ripartirà per altre spedizioni nel mondo con l’associaizone Wild-Touch sempre con l’obiettivo di mostrare la ricchezza della biodiversità che l’uomo minaccia -, se avete deciso di andare in Francia, ricordate che non c’è solo Parigi, e che comunque dalla Ville Lumière vi basterà prendere un treno, scendere a Lione per tuffarvi nell’avventura polare. 

 

 

Museo delle Confluenze

Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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