Hiroshima e Nagasaki: 71 anni fa le bombe atomiche sul Giappone

Hiroshima rasa al suolo dalla bomba atomica Hiroshima rasa al suolo dalla bomba atomica
Alle ore 8.15 del 6 agosto 1945 l'aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica “Little Boy” sulla città giapponese di Hiroshima.

Il numero di vittime dirette fu stimato da centocinquanta a duecentomila, quasi esclusivamente civili. Per la gravità dei danni - diretti e indiretti - causati dall’ordigno e per le serie implicazioni etiche connesse all’utilizzo di un'arma di distruzione di massa, si è trattato del primo e unico (comprendendo ovviamente anche l’altra bomba che tre giorni dopo, il 9 agosto, verrà sganciata su Nagasaki) utilizzo in guerra di tali armi.

Il ruolo dei bombardamenti nella resa dell'Impero giapponese, così come gli effetti e le “giustificazioni”, negli anni successivi sono stati oggetto di numerosi dibattiti.

Negli Stati Uniti prevale la teoria secondo cui i bombardamenti atomici sarebbero serviti ad abbreviare la Seconda guerra mondiale di parecchi mesi, risparmiando così le vite di tutti quei soldati (sia alleati, sia giapponesi) e di quei civili che, inesorabilmente, sarebbero morti nelle operazioni di terra e di aria della prevista - e mai compiuta - invasione del Giappone.

In Giappone - e ormai nella maggior parte del mondo - l'opinione pubblica tende invece a sostenere il fatto che i bombardamenti atomici siano stati dei veri e propri crimini di guerra perpetrati con l’obiettivo di accelerare il processo di resa del governo militare giapponese.

Altri sostengono invece che i bombardamenti atomici non possano esser “giustificati” (ammesso e non concesso che sia possibile “giustificare” operazioni di questo tipo) solo da una vittoria sul fronte giapponese, bensì che fossero una vera e propria dimostrazione di potenza verso quello che ormai si profilava come il nuovo nemico, ovvero l'Unione Sovietica, che preparava l'invasione dell’arcipelago nipponico proprio nei giorni del bombardamento.

Altri ancora, alle motivazioni di cui sopra, aggiungono quella di testare la potenza dell'ordigno - costato miliardi di dollari - su una città, e ciò spiegherebbe i due bombardamenti in cui furono utilizzate le due tipologie di bomba prodotte (l’uranio 235 su Hiroshima, il plutonio 238 tre giorni dopo su Nagasaki).

Universalmente condivisa è invece la presa di coscienza della gravità dell'evento, che da allora non è più stato replicato.

Il 26 luglio del ‘45 il Presidente degli Stati Uniti Harry Truman, da pochi mesi succeduto al defunto Franklin Delano Roosevelt che era stato rieletto per la quarta volta consecutiva l’annoi avanti), e gli altri capi di Stato Alleati, nella dichiarazione di Potsdam, avevano stabilito i termini per la resa del Giappone. Il giorno seguente i giornali giapponesi avevano riportato la dichiarazione (il cui testo era stato diffuso anche via radio  in tutto l'impero del Sol Levante), ma il governo militare l’aveva respinta.

Nel '45 Hiroshima era una città di grande rilevanza - sia industriale sia militare - e nei suoi pressi erano presenti alcune basi militari, fra cui il secondo quartier generale dell'esercito a cui faceva capo l'intero sistema difensivo del Giappone meridionale. Inoltre la città era un centro fondamentale per le comunicazioni e per lo stoccaggio delle merci, e un punto di smistamento delle truppe.

La scelta per lo sgancio della bomba atomica cadde su Hiroshima dopo la segnalazione che essa era l'unico fra gli obiettivi che non avesse al suo interno o nei dintorni campi per i prigionieri di guerra. L’intera città, sia per il tipo di abitazioni sia per la loro disposizione, potenzialmente, era ad altissimo rischio d'incendio. La scelta della data si fondò sulla valutazione delle condizioni atmosferiche. Tutta l’operazione (la pianificazione precisa della tabella di volo, la bomba a gravità e l'armamento della bomba con i suoi 60 chili di uranio 235) furono studiati nei minimi dettagli e tutto si svolse così come era stato stabilito a tavolino.

La stazione radar di Hiroshima dapprima lanciò un allarme aereo, ma poco prima delle ore 8.00 stabilì che il numero di apparecchi nemici entrati nello spazio aereo giapponese era molto basso, (non più di tre), e pertanto l'allarme aereo fu ridimensionato (per risparmiare carburante, il comando militare giapponese aveva deciso di non far alzare in volo i propri aerei in caso di formazioni americane di piccola entità). I tre aerei americani erano i bombardieri “Enola Gay” (quello che portava la bomba), “The Great Artiste” e un altro apparecchio, in seguito chiamato “Necessary Evil” (l'unica funzione di questo aereo fu quella di documentare, attraverso una serie di foto, gli effetti dell'impiego dell’ordigno atomico).

Alle 08.15 l'Enola Gay sganciò “Little Boy” sul centro di Hiroshima,. Il sensore altimetrico era programmato per lo scoppio alla quota di seicento metri da terra, dopo circa quaranta secondi di caduta libera. Subito dopo aver sganciato la bomba l'aereo fece un'inversione di centosettantotto gradi prendendo velocità con una picchiata di circa cinquecento metri e perdendo quota, allontanandosi quanto più velocemente possibile. L'esplosione, come previsto, si verificò a circa seicento metri dal suolo uccidendo sul colpo un numero di persone compreso fra settantamila e ottantamila. Circa il novanta per cento degli edifici venne completamente raso al suolo ed anche gli oltre cinquanta templi della città vennero distrutti dalla forza dell'esplosione.

L'operatore di controllo della Società radiotelevisiva giapponese - con sede a Tokyo - si rese subito conto del fatto che la stazione di Hiroshima non era più in onda, così come il centro telegrafico ferroviario. Da alcune piccole fermate ferroviarie nel raggio di dieci miglia dalla città giunsero notizie confuse di una terribile esplosione a Hiroshima. Tali notizie furono trasmesse ai quartier generali del Comando generale giapponese. 

A Tokyo le prime informazioni relative a ciò che aveva causato il disastro vennero dall'annuncio pubblico della Casa Bianca, sedici ore dopo l'attacco nucleare su Hiroshima.

L'avvelenamento da radiazione provocò malattie e morti successive al bombardamento per circa il venti per cento di coloro che erano sopravvissuti all'esplosione. Alla fine del ‘45 altre migliaia di persone morirono per via dell'avvelenamento da radiazioni, portando il totale di persone uccise a Hiroshima a circa duecentomila. Da allora molte migliaia di persone morirono per cause connesse alle radiazioni. Tale cifra include tutti coloro che si trovavano in città al momento dell'esplosione o che furono successivamente esposti ai raggi radioattivi.

Tre giorni dopo, come già detto, una seconda bomba atomica (stavolta non si trattava di uranio 235, bensì di plutonio 238) verrà sganciata su Nagasaki, provocando altri quarantamila morti.

I due bombardamenti nell’arco di così pochi giorni, l’enorme numero di vittime e l’impressionante potenza annientatrice della bomba atomica costrinsero i giapponesi alla resa, firmata il 15 agosto del ’45 nonostante i forti contrasti fra i militari del gabinetto di guerra (alcuni irriducibili consiglieri militari si uccisero facendo hara-kiri) e la classe dirigente civile ai quali dovette porre fine Hirohito

Era la fine della Seconda guerra mondiale, che con i suoi oltre cinquantacinque milioni di morti - fra cui un altissimo numero di civili - è stato il più violento e sanguinoso conflitto della Storia.

Secondo i favorevoli la bomba atomica accelerò la fine della Seconda guerra mondiale in Asia, liberando centinaia di migliaia di cittadini occidentali – fra i quali circa duecentomila olandesi e quattrocentomila indonesiani dai campi di concentramento giapponesi. Inoltre, le truppe giapponesi avevano commesso atrocità contro milioni di civili - come ad esempio il famigerato massacro di Nanchino - e l'anticipata fine della guerra impedì ulteriori spargimenti di sangue. I sostenitori evidenziano inoltre un ordine dato dal ministero della guerra giapponese nell’agosto del ’44, e che riguardava l’uccisione di tutti i prigionieri di guerra Alleati nel caso in cui un’invasione del Giappone fosse stata intrapresa.

Secondo i contrari, fra i quali ricordiamo ufficiali dell’esercito statunitense quali il generale  Eisenhower - futuro Presidente degli Stati Uniti da ’52 al ’60 - ed il generale MacArthur, si sarebbe  dovuta attendere la resa del Giappone. Resa che, essendo già in discussione fra esercito giapponese e civili, sarebbe sicuramente arrivati in tempi rapidi.

In ogni caso, al di là delle singole opinioni, una cosa è sicura: i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki hanno rappresentato la prima, drammatica conferma e dimostrazione del fatto che il genere umano era potenzialmente in grado di distruggere se stesso.

 

Storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie. 

Lascia un commento

Agrpress

AgrPress è una testata online, registrata al Tribunale di Roma nel 2011, frutto dell’impegno collettivo di giornalisti, fotografi, videomakers, artisti, curatori, ma anche professionisti di diverse discipline che mettono a disposizione il loro lavoro per la realizzazione di questo spazio di informazione e approfondimento libero, autonomo e gratuito.

Newsletter

Privacy e Termini di Utilizzo
Rimani in contatto con Argpress.
Iscriviti alla nostra Newsletter