Triangolo delle Bermuda: nuove ipotesi per il mistero

la zona del Triangolo delle Bermuda la zona del Triangolo delle Bermuda
Potrebbe esserci un esagono dietro al mistero del triangolo delle Bermuda.

Fin dal XIX secolo il Triangolo - detto anche “delle Bermude” e “del Diavolo” per via di un articolo apparso nel 1964 - è entrato nell'immaginario collettivo come un'area “maledetta”.

Si stima che dal 1852 in quella zona dell'Oceano Atlantico incastrata fra Florida, Bermuda e Portorico, siano scomparse più di ottomila persone, con almeno settantacinque aerei precipitati o spariti nel nulla e centinaia di navi di cui non si sono avute più notizie.

L'ultimo episodio risale al 2015. Complici articoli, best seller come il libro Bermuda, il triangolo maledetto, e film quali Airport 77 (1977) di Jerry Jameson, terzo film della saga di film catastrofici inaugurata da Airport (1970) di George Seaton e proseguita con Airport 75 (1975) d Jack Smight e Airport 80 (1980) di David Lowell Rich,  quest'area di mare, che si estende per oltre cinquecentomila chilometri quadrati, è rimasta per anni un mistero maledetto: campi magnetici- (per via delle bussole che possono impazzire -, vulcani sotterranei, depositi di gas, piramidi sott'acqua, perfino alieni. Sul Triangolo delle Bermuda è stata fatta ogni tipo di ipotesi.

In realtà, come sostenuto dalla Guardia costiera degli Stati Uniti, il numero di incidenti aeronavali avvenuto nel triangolo rientra nella media degli incidenti avvenuti in altre zone del mondo. Tuttavia, la curiosità di scoprire perché proprio lì, dove nel 1945 i cinque aerei militari Avenger finirono nel nulla, avvenivano così tanti misteri, è rimasto tale da lasciare aperta la sfida per tutti gli scienziati. La nuova ipotesi sul caso del Triangolo delle Bermuda arriva ora dal dottor Randy Cerveny - Arizona University - e dal meteorologo Steve Miller, della Colorado University. Intervenendo su Science Channel, i due ricercatori sostengono che una spiegazione plausibile alle terribili condizioni atmosferiche a cui è soggetto il Triangolo sia data dalle nubi esagonali, ovvero nuvole “chiuse” concentrate nella zona a ovest dell'area.

Questo tipo di nubi, la cui concentrazione sopra le Bermude - come anche in altre zone del mondo, ad esempio sui mari irlandesi - sarebbe stata confermata dalle immagini satellitari studiate dai due ricercatori, produrrebbero delle vere e proprie “bombe d'aria”, provocando venti fortissimi in grado di soffiare fra le centosessanta e le centonovanta miglia orarie. Gli scienziati ritengono che questi venti siano in grado di dar vita a fenomeni e tempeste tali da capovolgere navi o portare aerei a precipitare. Potenza della natura in una zona che ogni anno viene colpita da centinaia di trombe d'aria. Secondo per Randy Cerveny, tali “getti d'aria” che scendono dalla parte inferiore delle nubi a contatto con l'oceano possono provocare onde di dimensioni enormi.

“Quello che abbiamo osservato, in quest'area, è proprio una forte concentrazione di nubi esagonali”.

Le ricerche sui fenomeni naturali del triangolo dovranno essere confermate da altri studi e immagini satellitari e gli scienziati stessi definiscono la teoria solo come una “possibile spiegazione”. Pertanto parlare di “enigma risolto” sarebbe senz’altro prematuro.

Tuttavia, il mistero di questa zona dell’ Oceano Atlantico, che conta una media di quattro aerei e venti navi scomparse ogni anno dai primi anni dell’Ottocento, ha una storia di lunghissimo corso.

Il primo a registrare le anomalie magnetiche dell'area - comprese le bussole impazzite - pare sia stato lo stesso Cristoforo Colombo nel viaggio del 1492 che portò alla scoperta del continente americano.

 

Classe 1986, storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie.

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