A Parigi rendez-vous con il mercato dell’arte urbana

Dopo il successo della sua prima edizione, che ha accolto quasi 20.000 visitatori, torna nella Ville Lumiére, dal 20 fino al 23 aprile, l'Urban Art Fair.  

La splendida struttura del Carreau du Temple ospita una trentina di gallerie francesi e internazionali, proponendo una selezione accurata di artisti urbani. La manifestazione si arricchisce quest'anno di un evento fuori le mura: “Cannot be Bo(a)rded”.

Obiettivo degli organizzatori è di mettere in luce le gallerie e gli artisti che hanno giocato e giocano ancora un ruolo importante nella nascita e nello sviluppo di questo genere artistico in continua evoluzione e metamorfosi.

Alcune gallerie che hanno esposto alla prima edizione hanno nuovamente risposto “presente” come Galerie du jour agnès b., Ange Basso, Artistik Rezo, Bartoux, Berthéas les Tournesols, Galerie Brugier-Rigail, David Pluskwa Art Contemporain, 42b, Green Flowers Art, Joël Knafo Art, Lézarts Urbains, PDP Gallery per le gallerie francesi; Vroom & Varossieau Urban Spree e Urban Art Gallery per le gallerie internazionali. Inoltre, dodici nuovi espositori hanno deciso di non mancare a quest’appuntamento: Avenue des Arts (Hong- Kong), Galerie Bel Air Fine Art (Ginevra), Art in the Game (Londra), Pretty Portal (Düsseldorf), Galerie Géraldine Zberro (Paris), Galerie Saltiel (Aix-en-Provence), H Gallery (Paris). Non hanno disertato il rendez-vous le grandi assenti dell’edizione passata, la parigine Mathgoth, Openspace e Lélia Mordoch, NUNC ! (che sede anche Grenoble). Nessuna galleria del Bel Paese, l’unico italiano, lo storico dell’arte Christian Omodeo è presente con la sua agenzia Le Grand Jeu (Parigi), con il tricolore transalpino.

Questa fiera è un’ottima occasione per ammirare le opere degli artisti, apparteneneti alle diverse generazioni, più rappresentativi dell’arte di strada quali Miss Tic (Galerie Lélia Mordoch), Speedy Graphito e C215 (Galerie Berthéas Les Tournesols), David Walker, JACE e Mademoiselle Maurice (Galerie Mathgoth), Seth e Levalet ( Galerie Géraldine Zberro ), Monkeybird e NOWART (H Gallery), Philippe Baudelocque, Futura 2000 e  JonOne (Galerie du Jour agnès b.). E ancora Cope2, Toxic, Seth, Erell, Bault, Popay, Quick, London Police, Cranio, Banksy, Keith Haring, Obey, Zenoy e Blek Rat, senza però completare l’elenco degli artisti presenti. Alcuni di questi presentano dei group o solo show, dentro e fuori il Carreau du Temple.

Intitolata “The Covers Collection”, nel sottosuolo del Carreau du Temple si articola un'esposizione organizzata in partenariato con Graffiti Art Magazine - fondata nel 2008 da Nicolas Chenus - che presenta una decina di opere emblematiche che sono state la “copertina” della rivista. Una sequenza di opere per mostrare come l'arte contemporanea urbana permette di fare cadere le barriere che possono esistere tra i graffiti e la street art, raggruppando in una grande unità mondiale artisti dai percorsi, dagli stili e dai messaggi, quando questi ci siano, molto diversi.

 

Urban Art Fair non finisce qui, ad arricchire il programma un interessante ciclo di proiezioni, introdotte ogni volta da  Christian Omodeo, dedicato  alla storia del street arte organizzato in collaborazione con Le Grand Jeu: dagli esordi dei graffiti a New York al muralismo contemporaneo, per scoprire o riscoprire le tappe salienti del percorso dell’arte urbana.

Entrando alla fiera vi portebbe capitare di vedere qualche artista all’opera, i dintorni del Carreau du Temple sono per l’occasione ancor più vestiti di opere di street art. Un avangusto di quello che è “Cannot be Bo(a)rded”, manifestazione “hors les murs” il cui titolo si ispira all’espressione americana “Can't be bothered” (non essere disturbato), che evoca la necessita di non delimitare la cultura e la culuta skateboard in questo caso specifico. Per quest'edizione parigina, 34 artisti di Singapore, della Malesia, dell'Indonesia e della Francia utilizzano come strumento lo skateboard. Le opere sfidano gli stereotipi utilizzando stili creativi e stili plastici diversi per creare una nuova narrazione.

Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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