Opiemme cambia il volto del Lsoa Buridda di Genova

Opiemme cambia il volto del Lsoa Buridda di Genova © Opiemme
Quando si ama la propria città lo si dimostra in tutti i modi. È quello che il Laboratorio sociale occupato autogestito Buridda di Genova ha fatto. A fine maggio l'Lsoa Buridda ha cambiato volto, un gesto simbolico e artistico.

La sua facciata, un'architettura razionalista del 1937, è stata dipinta da Opiemme, artista torinese noto per la sua attività legata alla poesia di strada e alla composizione di calligrammi tipografici.

Un atto artistico all’alba dello sgomero di un altro “centro sociale” (il Laboratorio Sociale Occupato Autogestito di Corso Montegrappa 39) da parte del Comune della città di Cristoforo Colombo. Un maggio caldo a genova in cui il LSOA Buridda ironizzando ha affisso alcuni manifesti in cui scriveva: “Non riesci a vendere il tuo immobile? Chiama immobiliare Buridda. Noi ti occupiamo uno stabile abbandonato. Lo riportiamo sulla bocca di tutti. Lo riempiamo di colore, progetti e persone. E come per magia spunteranno acquirenti interessati e nuove possibilità economiche”.

Adesso la facciata di ingresso dello stabile opera degli architetti Camillo Nardi Greco e Lorenzo Castello, che a suo tempo fu la “Scuola della G.I.L. - Gioventù Italiana del Littorio”, ha una nuova elegante veste, a firma di Opiemme. Una scelta sobria ed elegante, controcorrente rispetto all'immaginario con cui vengono associate tutte quelle strutture, comunemente e indistintamente appellate come “centri sociali”, che segna anche un cambiamento nell'arte murale di Opiemme, con un intervento che esce dai canoni più diffusi della street art e del muralismo.

Le scelte stilistiche ne hanno tenuto conto dell’architettura originale, e la progettazione è avvenuta tramite una sottrazione che riuscisse ad equilibrarsi con le linee del palazzo, rispettandone al contempo le forme.
L'intervento di Opiemme richiama un decorativismo di altri tempi, con una soluzione in grado di sposare la cifra stilistica dell'artista con le linee architettoniche.

Un piccolo “miracolo” - sia per il tempo impiegato che per il costo totale dell’opera - realizzato grazie alla passione e volontà, alla collaborazione e determinazione dell’artista e dei suoi “committenti” che non hanno esitato a metterci la mano per preparare e tagliare gli stensil o stendere la pittura di fondo. In soli cinque giorni, sul finire del maggio scorso, la squadra capitananta da Opiemme si è confrontata con le difficoltà che l'architettura della struttura comporta: parti ondulate, gradini di ingresso e uno “spancio” con fioriera. 

Il risultato è d’impatto, un esempio di quello che viene chiamata “riqualificazione urbana”, talvota in modo abusato, ma che in questo caso lo è a pieno titolo.

 

 


 

 

 

 

Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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