Un anno senza Dario Fo, il “giullare” Premio Nobel

Dario Fo nei primi anni Sessanta Dario Fo nei primi anni Sessanta foto Carlo Riccardi
Un anno fa, il 13 ottobre 2016, moriva a Milano il grande drammaturgo, attore, regista, scrittore, pittore e scenografo, Premio Nobel per la Letteratura nel 1997.

Nato a Sangiano (VA) nel marzo 1926, figlio di un ferroviere che recitava in una compagnia teatrale amatoriale, cresce in un ambiente intellettualmente vivace, dove, fin da bambino, ha modo di ascoltare le favole frammiste a racconti di cronaca locale, narrati dal nonno materno, e i racconti di viaggiatori e artigiani. E sono proprio questi “affabulatori” di paese, dei quali Fo spesso parla ammirando la  loro capacità di raccontare gli avvenimenti, che lo ispireranno nel corso degli anni.

Dopo gli studi a Milano, presso  l’Accademia di Belle Arti di Brera, a partire dal '49 comincia a lavorare per la RAI come attore e autore di testi satirici. Nel ’52 scrive la serie di monologhi radiofonici intitolata Poer nano.

Nel giugno del ’54, sposa l'attrice e collega Franca Rame. Poco dopo i due si traferiscono a Roma, dove nel marzo dell'anno seguente nasce il figlio Jacopo.   

Dal ‘55 al ’59, lavora come soggettista per il cinema continuando a lavorare anche per la radio: programma di grande successo sarà il varietà radiofonico Non si vive di solo pane, scritto e interpretato da Fo insieme a Franco Parenti. Nel ’62, insieme a Franca Rame, fonda la Compagnia Dario Fo­-Franca Rame, allestendo anche alcuni brani per il varietà televisivo Canzonissima. Tuttavia, il frequente intervento della censura li porterà presto ad abbandonare la televisione e a dedicarsi esclusivamente al teatro.

Un  teatro molto particolare, con la struttura della farsa e numerosi elementi di satira di costume. Molto critici nei confronti del “teatro borghese” preferivano recitare in luoghi alternativi al “teatro” vero e proprio - fabbriche, piazze, case del popolo -, con l’intento di coinvolgere un pubblico differente, quello che in genere non aveva le possibilità economiche per frequentare i teatri.

Negli stessi anni scrive anche alcune canzoni in dialetto milanese, anch'esse caratterizzate da un forte interesse nei confronti delle tematiche sociali e delle persone più emarginate. La più nota fra tali canzoni è forse El purtava i scarp de tenis (1964), cantata e portata al successo dall'amico Enzo Jannacci.

Nell’ottobre del ‘69, a La Spezia, con il gruppo teatrale "Nuova Scena", fondato  l’anno avanti con l'obiettivo di ritornare alle origini popolari del teatro, Fo porta in scena per la prima volta Mistero buffo, rielaborazione fantasiosa in chiave satirica di testi antichi in grammelot con lui stesso attore unico in scena. Il grammelot  è un linguaggio teatrale che si rifà ai giullari e alla Commedia dell'Arte, formato da suoni che imitano il ritmo e l'intonazione di uno o più idiomi reali con l’intento di generare parodie. Nel caso di Mistero buffo, il linguaggio utilizzato da Fo è una sorta di fusione dei vari dialetti della Pianura padana. Lo stile di tale opera, in un certo qual modo, rientra nel modello del cosiddetto “teatro di narrazione”.

Tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta, Fo si schiera con le organizzazioni extraparlamentari di estrema Sinistra e fonda il collettivo “La Comune”, attraverso cui, con grandissima passione, tenta di stimolare il teatro di strada. Nel ‘70 scrive Morte accidentale di un anarchico, opera ispirata al caso della misteriosa morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, ma ufficialmente ispirata alla morte di Andrea Salsedo - un evento analogo avvenuto negli Stati Uniti all'inizio del Novecento - e che segna il suo ritorno alla farsa ed all'impegno politico.

Nel ‘73 la casa editrice Bertani pubblica Mistero Buffo e, l’anno seguente, Einaudi farà altrettanto con parte delle sue commedie. Nel ‘77 il ritorno in televisione, insieme a Franca Rame, con un programma intitolato Il teatro di Dario Fo. Con questa serie di puntate televisive ha anche l’opportunità di far apprezzare i suoi lavori più recenti ad un pubblico più vasto. Nel programma vengono proposte tutte le pièce registrate alcuni mesi avanti nella Palazzina Liberty dell'antico Verziere di Milano.

L’eco della trasgressività della coppia Fo-Rame ne Il teatro di Dario Fo - ma soprattutto in Mistero Buffo - giunge presto al Vaticano, che contesterà molto duramente il  linguaggio e i modi con cui venivano trattate alcune tematiche religiose e i personaggi ecclesiastici. In numerose farse Fo si prende gioco del mondo ecclesiastico e della morale borghese, ma si tratta di farse profondamente intrise di valori sociali e politici.

L’anticlericalismo, insieme alla polemica politica, è una caratteristica fondamentale del suo teatro, associato ad argomenti di stretta attualità, come avviene ad esempio ne Il papa e la strega, commedia scritta nell’89 mentre si discuteva sulla lotta alla droga e la necessità di una riforma della legge in senso restrittivo. Ciò rappresenta un’occasione di satira sulle posizioni di Governo e Chiesa.

Nello stesso anno rinnova la sua satira del servilismo nella sua partecipazione a I promessi sposi, sceneggiato televisivo diretto da Salvatore Nocita, in cui Dario Fo interpreta a suo modo l’avvocato Azzeccagarbugli.

Negli “anni di piombo”, insieme a Franca Rame, è attivista del Soccorso Rosso Militante. Per l’attività politica svolta nei movimenti di Sinistra avrà minacce e ritorsioni e la compagnia teatrale Fo-Rame numerosi processi e querele.

Nell’80 viene loro negato il visto d'ingresso negli Stati Uniti. In quell’occasione riceveranno anche la solidarietà di intellettuali quali Arthur Miller - negli anni Cinquanta vittima del maccartismo perché accusato di essere comunista -  Bernard Malamud, Richard Foreman, Martin Scorsese e altri.

Dal ‘78 Fo si era dedicato alla regia di  opere liriche, curando l’allestimento di Histoire du soldat di Igor Stravinski, realizzato in occasione del bicentenario del Teatro alla Scala di Milano e, negli anni successivi, replicato nei principali teatri in Italia.

Nel dicembre dell’80, al Theâtre de l'Est Parisien di Parigi, debutta Histoire du tigre et autres histoires, spettacolo da lui scritto, diretto e interpretato.

Nel marzo dell’87, al Muziektheater di Amsterdam, cura regia, scenografia e costumi della prima de Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. L’allestimento di Amsterdam verrà poi ripreso da numerosi teatri italiani ed europei, compresa, nell’estate del ’92,  l’Opéra Garnier di Parigi. Si dedica inoltre alla regia di altre opere di Rossini, come L'Italiana in Algeri - al Rossini Opera Festival di Pesaro del ‘94 - e Il viaggio a Reims.

Il ‘92 è l'anno delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla scoperta dell’America e lui racconta l'evento alla sua maniera in Johan Padan a la descoverta de le Americhe, in cui, come in molte sue performances, lo troviamo solo in scena ad interpretare tutti i personaggi.

Il 9 ottobre 1997 Dario Fo riceve il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: "Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi".

Negli anni successivi continua a seguire parallelamente la via  della commedia farsesca (Il diavolo con le zinne - 1997) e del monologo costruito sul modello archetipico di Mistero buffo (da Lu santo jullare Francesco - 1999 - allo spettacolo-lezione Il tempio degli uomini liberi - 2004). 

Nel ‘99 è stato insignito, insieme a Franca Rame, della laurea “honoris causa” dall'Università di Wolverhampton, in Inghilterra.

Nel 2004, insieme a Giorgio Albertazzi, porta in scena una serie di spettacoli-lezioni sulla storia del teatro in Italia. Nel 2005 viene insignito della laurea “honoris causa” alla Sorbona di Parigi, mentre l'anno successivo, la stessa onorificenza gli è stata assegnata dall’Università di Roma La Sapienza. Prima di lui, gli unici due autori di teatro ad aver ricevuto una laurea “honoris causa” dalla Sapienza erano strati Luigi Pirandello (1867 - 1936) e Eduardo De Filippo (1900 - 1984).

Nel novembre 2007 presenta a Milano il film cospirazionista di Giulietto Chiesa Zero - Inchiesta sull'11 settembre, pellicola su presunti retroscena degli attentati di New York dell'11 settembre 2001, film nel quale egli partecipa come personaggio e voce narrante.

Nel 2010, insieme a Franca Rame, riprende Mistero buffo e lo porta in scena in varie città del Nord Italia.

Il 24 marzo 2012, nel giorno del suo ottantaseiesimo compleanno, inaugura la mostra Lazzi Sberleffi Dipinti presso Palazzo Reale di Milano, esponendo più di quattrocento opere che percorrevano tutto l'arco della sua vita e di quella di Franca Rame, la quale morirà nel maggio 2013.

Nel 2014 partecipa al programma di La7 Le invasioni barbariche, in cui si esibisce “in duetto” con Mika. Nello stesso anno pubblica La figlia del Papa, il suo primo romanzo, ispirato a Lucrezia Borgia. L’anno seguente un secondo romanzo, C’è un re pazzo in Danimarca, racconterà invece la storia di Cristiano VII di Danimarca.

Nelle sue opere, costante è la critica rivolta, attraverso lo strumento della satira, alle istituzioni - politiche, sociali, ecclesiastiche - e alla morale comune. Anticonformista, ateo e anticlericale, la componente critica della sua satira procede a braccetto con la capacità di costruire e mettere in scena delle perfette macchine per far ridere, sul modello delle farse e dei vaudeville, accentuando la componente satirica contro il potere costituito, sempre inserita nel meccanismo della farsa e del grottesco.

I suoi lavori teatrali fanno uso degli stilemi comici propri della Commedia dell'arte italiana. Uomo di teatro "tout-court" - è stato impresario, regista, sceneggiatore, attore, scenografo, costumista -, le sue opere sono state - e lo sono ancora oggi - conosciute, studiate e rappresentate in tutto il mondo.

 

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