Altri tre morti per le proteste in Venezuela

Sono almeno tre i manifestanti morti durante le proteste di ieri, 24 aprile, in Venezuela, contro il governo di Nicolas Maduro. A quanto pare tutti e tre sono stati raggiunti da colpi di arma da fuoco. Due a Barinitas, ed uno a Merida. Queste tre vittime vanno ad accrescere il pesante bilancio dei morti, che sale a 24 in sole tre settimane.

Molte di queste persone sono state vittime dei “colectivos”, gruppi armati di civili che si definiscono “guardiani della rivoluzione”, ma che per i venezuelani non sono altro che assassini. Secondo quanto riporta un testimone al Corriere della Sera, questi squadroni vengono utilizzati per fare il lavoro sporco, dopo l’intervento della guardia nazionale infatti, arrivano loro che fanno ciò che allo Stato non è ufficialmente permesso di fare, sparare.

Eppure la manifestazione di ieri doveva essere un evento pacifico, secondo l’appello di Julio Borges, uno degli oppositori al governo di Nicolas Maduro, “chiamo tutti i venezuelani a a scendere per le strade, finché non avremo un paese democratico”. Intento della manifestazione era bloccare le principali arterie del paese. Dall’inizio di aprile, dopo la sentenza che esautorava il Parlamento dei suoi poteri (sentenza poi ritrattata dallo stesso Maduro), in Venezuela, ci sono manifestazioni quasi quotidiane, sia di chi nonostante tutto sostiene il governo sia degli oppositori e si teme perciò che a breve possa scoppiare una guerra civile. Ad aggravare la situazione c’è anche la profonda crisi economica del paese, il popolo è alla fame e nelle casse dello Stato non sono rimasti molti fondi, anche a causa dell’aumento del debito e del crollo del prezzo del petrolio, uno dei principali prodotti esportati dal Venezuela. Di qualche mese fa l’immagine, diventata virale su internet, del reparto pediatrico di un ospedale venezuelano dove i neonati venivano fatti dormire in scatole di cartone.

Dalla “periferia del mondo” come l’ha chiamata Papa Francesco, che aveva anche ricevuto il Presidente venezuelano, non arrivano notizie confortanti, né che presagiscano un miglioramento della situazione politica, nonostante Maduro si sia espresso favorevole a riaprire il dialogo con le opposizioni.

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