Ancora tesa la questione Fincantieri-Stx

Carlo Calenda Carlo Calenda M. Riccardi © AGR
Sono ancora forti le polemiche dopo la decisione del 27 luglio del Presidente francese Macron di esercitare il diritto di prelazione per nazionalizzare temporaneamente i cantieri navali Stx di Saint-Nazaire.

Ieri infatti, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, è tornato a parlare della questione Fincantieri-Stx e di Macron: “A me il giudizio su Macron non interessa e non lo voglio dare, era preferibile a una vittoria della Le Pen, dopodiché non è il campione dell'apertura”.

A marzo di quest’anno infatti, Fincantieri aveva rilevato, in accordo con il presidente uscente François Hollande, il 66,66% dell’azienda francese, finita in amministrazione controllata, salvandola dalla cattiva gestione dei precedenti proprietarie coreani. Ma il 27 luglio, due giorni prima della scadenza giuridica per esercitare il diritto di prelazione, la Francia ha deciso di nazionalizzare temporaneamente i cantieri per poter negoziare un accordo più vantaggioso con l’Italia.

La risposta, in una nota, del ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda e del capo del dicastero economico Pier Carlo Padoan è stata dura, definendo la decisione di Parigi “Grave e incomprensibile. Gli accordi, garantivano la tutela dei livelli occupazionali in Francia e del know-how francese attraverso una governance equilibrata e in una prospettiva autenticamente europea”, e concludono “Nazionalismo e protezionismo non sono basi accettabili su cui regolare i rapporti tra due grandi paesi europei. Per realizzare progetti condivisi servono fiducia e rispetto reciproco”.

Ma nonostante l’annunciato incontro di domani, primo agosto, a Roma, tra il ministro dell'economia francese Bruno Le Maire ed i ministri Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda, in cui verrà ufficializzata la proposta francese di allargare i negoziati ad una cooperazione militare, andando oltre la sola cooperazione civile, per “costruire un grande campione della cantieristica europea”, i toni rimangono duri e decisi. Il ministro Calenda infatti ha ribadito che “l’Italia non si muove di un millimetro. Il punto è molto chiaro: non c’è verso che noi accettiamo il 50%, ovvero meno di quello che avevano i precedenti partner coreani. È una questione di rispetto e dignità. Questo non è un kindergarten dove due bambini litigano, è una cosa seria che mette in gioco il modo in cui si sta insieme in Europa. E se i francesi non vorranno gli italiani al 51%, ha detto Calenda, nessun problema: i francesi si gestiranno Stx per proprio conto "e noi andiamo per la nostra strada”.

Il ministro ha però anche rassicurato tutti sulle sorti di Telecom, che vede Vivendi, colosso francese delle telecomunicazioni, azionario di maggioranza: “Non si risponde nazionalizzando la Telecom, perché ad una fesseria non si risponde con una fesseria più grossa”.

Eppure ieri Renzi, presentando il suo libro vicino Lucca, ha spezzato più di una lancia a favore di Macron: “Ciò che sta facendo Macron era previsto e prevedibile: sta facendo l'interesse del suo Paese, io non ho nulla contro di lui. Fa una battaglia su Fincantieri bene, le regole europee lo consentono, consentiranno anche a noi di avere la possibilità di fare battaglie su altre partite” ricordando inoltre che “Noi, dopo aver stravinto con il 40% le Europee, ci siamo presi la flessibilità a sportellate. Eravamo forti e in Europa i rapporti di forza sono decisivi, hanno un peso importante”.

È forse però solo il ministro della Difesa Roberta Pinotti a credere ancora in un’intesa, ricordando, in un’intervista al Messaggero, che "se non porteremo a termine l'accordo Fincantieri-Stx, rischia di venir meno uno dei pilastri della futura difesa europea: l'aggregazione industriale. Non va fatta sfumare l'occasione di avere un fortissimo polo con possibilità di dialogo ulteriore con altri partner".

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