Derubati i Pirati dei Caraibi

Jack Sparrow probabilmente non avrebbe saputo fare di meglio nel mare della Rete, e la Disney conferma che degli hacker hanno rubato il quinto capito della saga Pirati dei Caraibi, “La Vendetta di Salazar”, in uscita nelle sale il 24 maggio. 

La minaccia è che lo pubblicheranno online, un pezzo alla volta, prima cinque minuti, poi venti ed infine la pellicola intera, se la Disney, produttrice del film, non pagherà un “enorme riscatto” in Bitcoin, moneta digitale difficile da rintracciare, ma la cifra non è stata resa pubblica. Intanto Bob Iger, amministratore delegato della multinazionale statunitense, ha già detto, secondo quanto riporta Hollywood reporter, che la società non pagherà nessun riscatto. 

Secondo Hector Monsegur, ex hacker divenuto poi collaboratore dell’FBI, “tutte queste società come Disney, Netflix, Discovery hanno un ottimo sistema di difesa contro gli attacchi hacker, il problema è che collaborano con così tante società più piccole, che probabilmente non hanno e non possono permettersi sistemi di difesa così efficaci, ed è lì che gli hacker riescono a realizzare facili attacchi”.

Esattamente ciò che è successo poche settimane fa a Netflix, quando, dai computer di una società alla quale il colosso dell’intrattenimento aveva affidato alcuni suoi prodotti per i sottotitoli, sono stati sottratti 10 dei 13 episodi della quinta stagione Orange Is The New Black, in uscita sulla piattaforma web il 9 giugno. The Dark Overlord, l’hacker che ha perpetuato l’attacco, aveva chiesto a Netflix un riscatto in Bitcoin, ma dato che la società aveva deciso di non pagare ha pubblicato tutti e 10 gli episodi online, ed ha minacciato altri studi come ABC, National Geographic e Fox sostenendo di aver sottratto materiale anche a loro.

La stessa FBI, pur investigando, ha sorprendentemente detto alle società di pagare i riscatti. Monsegur spiega infatti che “una volta realizzato un attacco è praticamente impossibile rintracciare chi ha commesso il furto, perchè un hacker egiziano potrebbe agire utilizzano un server russo, pur restando in Egitto, rendendosi quindi irrintracciabile”.

Questi non sono che gli ultimi episodi di una serie di casi di hackeraggi perpetuati contro Hollywood negli ultimi mesi, per non parlare dei casi ancora più importanti, come le accuse americane nei confronti degli hacker russi per le recenti elezioni, o del maxi attacco hacker dei giorni scorsi, che ha colpito 45.000 computer in 75 paesi, bloccando non solo pc privati ma anche parti delle infrastrutture pubbliche, come alcuni ospedali in Inghilterra o parti della rete ferroviaria tedesca. Ma per quanto riguarda il mondo dell’intrattenimento, una domanda maliziosa bisogna pur porsela: realtà oppure marketing?

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