Gli USA lanciano la “madre di tutte le bombe”

Per la prima volta nella storia l’America utilizza la MOAB (Massive Ordnance Air Blast) in uno scenario bellico. Il Pentagono ha sganciato l’ordigno nell’Afghanistan orientale, nella provincia di Nangahar, il 12 aprile scorso. 

La potenza di questo ordigno equivale a 11 tonnellate di tritolo: più devastante di questa, nell’arsenale americano, c’è solo l’atomica. Ma per capire le giuste proporzioni va detto che la bomba atomica sganciata su Hiroshima equivaleva a circa 15.000 tonnellate di tritolo, mentre quella sganciata su Nagasaki 21.000.

L’attacco, lanciato da un C130, mirava a posizioni jihadiste, una serie di tunnel dove erano nascosti combattenti Isis. Il governo afgano ha poi fatto sapere che l’operazione ha causato la morte di 36 miliziani del sedicente Stato Islamico, senza causare la morte di civili. 

Questo strumento bellico dovrebbe affiancare le cosiddette “bunker buster”, ossia gli ordigni che perforano lo “scudo” ed esplodono all’interno. Posizioni ben protette, come gli impianti nucleari iraniani nascosti nei fianchi di una montagna o nel sottosuolo o quelli creati dalla Corea del Nord.

Nonostante sia in dotazione alle forze americane dal 2003, non era ancora mai stata usata. Questo fa pensare che quest’azione militare, oltre a mirare le postazioni jihadiste, volesse lanciare un avvertimento anche agli avversari che gli Stati Uniti si preparano ad affrontare su altri fronti, più in particolare la Corea del Nord.

Negli ultimi giorni c’è stata un’escalation di tensioni su più fronti bellici per gli americani, guidati da Donald Trump. Prima i missili in Siria, poi il dispiegamento  al largo delle coste coreane della portaerei Carl Vinson, ed infine quest’ultimo attacco.

Donald Trump ha infatti detto apertamente che la Corea del Nord è “un problema di cui ci occuperemo”. Secondo la televisione Nbc, che cita fonti di intelligence Usa, gli Stati Uniti sono infattt pronti a lanciare un attacco preventivo con armi convenzionali contro la Corea del Nord se ci sarà la convinzione che Pyongyang sia in procinto di eseguire un test con armi nucleari. Questo alla vigilia delle celebrazioni del 105esimo anniversario della nascita di Kim Il-sung, il padre fondatore della nazione che si terranno domani a Pyongyang.

Ma la risposta della Nord Corea non è tardata ad arrivare per voce del viceministro degli Esteri che ha concesso un’intervista all’Associated Press, davanti un attacco degli Stati Uniti la Corea “non terrà le braccia incrociate. Se gli Stati Uniti lo vogliono siamo pronti alla guerra”.

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