Mamadou e Nouhou, braccianti morti nel Gran Ghetto

S. raccoglie pomodori in Puglia S. raccoglie pomodori in Puglia @Gabriele Guida
Si chiamavano Mamadou Konate e Nouhou Doumbia i due ragazzi che nella notte tra il 2 ed il 3 Marzo sono morti carbonizzati a causa di un incendio all’interno della baraccopoli di San Severo, meglio conosciuta come Gran Ghetto.

L’incendio è scoppiato verso l’una di notte, e si è propagato velocemente anche per via del vento che soffiava violente raffiche, divorando un centinaio di baracche di legna e plastica e facendo esplodere alcune bombole di gas utilizzate dai braccianti che abitano la baraccopoli. "Al momento - ha detto all’Ansa un ufficiale del vigili del fuoco intervenuto sul posto - non è possibile capire se si tratti di incendio doloso o meno”. Questo, dal 2012, è il settimo incendio, ed è quello con le conseguenze più gravi. Durante le operazioni di sgombero in giornata, che il governatore della Puglia Emiliano ha garantito “andranno avanti senza indugio” si sono verificati altri due incendi. Due giorni fa infatti era cominciato lo sgombero da parte delle forze dell'ordine disposto dalla Dda di Bari nell'ambito di indagini avviate nel marzo del 2016. Ma 350 braccianti erano rimasti all’interno della baraccopoli e circa 200 erano andati davanti la prefettura di Foggia a protestare e richiedere un incontro con il Prefetto.

Il Gran Ghetto vede la sua nascita circa quindici anni fa, è un luogo immerso nel nulla che si raggiunge grazie ad una strada di polvere che incrocia la SP23. Una volta giunti lì sembra di essere arrivati magicamente in un villaggio africano. Una moltitudine di persone si muove, si incrocia, parla, commercia, vive su quel pezzo di terra che appartiene a ben cinque proprietari. Nel pieno della stagione della raccolta dei pomodori il ghetto ospita più di duemila persone, che vengono impiegate nella raccolta dei pomodori, e vengono pagate mediamente 3,50€ per ogni cassone da 300kg, pieno.

Ma Mamadou Konate e Nouhou Doumbia, purtroppo per loro, non fanno notizia, in meno di mezza giornata sono scesi drasticamente dalle graduatorie dei siti dei molti dei principali giornali italiani, fino quasi a scomparire  nell’oblio del web.

Ma Mamadou e Nouhou meriterebbero più. A quanto pare Mamadou è stato trovato steso sulla sua branda, forse non si è accorto di nulla, svenuto a causa dei fumi non si è neanche svegliato. Nouhou invece sì che si era accorto di qualcosa, e sembra che sia stato trovato vicino l’uscita della sua baracca. Si sarà reso conto? Avrà lottato? O anche lui è svenuto prima che potesse accorgersi realmente di cosa stesse accadendo?

Mamadou e Nouhou forse meriterebbero anche di essere chiamati con il sostantivo adeguato “braccianti” perchè è questo che sono le persone che abitano il Gran Ghetto, braccianti. Si calcola che i lavoratori stranieri impiegati nel settore dell’agricoltura in Italia, secondo alcune stime, sono circa 400.000 tra regolari ed irregolari. La maggior parte di questi braccianti viene dal West Africa; hanno affrontato viaggi lunghi mesi, se non anni, fatiche atroci, perso amici lungo la strada, hanno attraversato il deserto e poi il mare. Moltissimi vivono in Italia da più di dieci anni con un regolare permesso di soggiorno, arrivati prima della crisi, quando il lavoro nelle fabbriche del Nord ancora c’era. Ma molti però vivono in dei veri e propri ghetti, slum tutti italiani sparsi per tutto il territorio nazionale. I braccianti stranieri sono una risorsa per la nostra economia, sia per la produzione interna che per le esportazioni. Ma nonostante si raggiungano grandi traguardi, come la legge contro il caporalato, il loro sfruttamento è endemico e tacitamente concesso.

Questa notte, non sono morti “due migranti”, ma Mamadou e Nouhou, due ragazzi maliani poco più che trentenni, che probabilmente lavoravano nel settore agricolo di questo paese. 

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