Stalle tradite

Manifestazione Coldiretti Roma Manifestazione Coldiretti Roma @Gabriele Guida
  Uno striscione troneggia sulla piazza gremita di allevatori del Centro Italia “la burocrazia uccide più del terremoto”, e loro sono qui, a chiedere ad un Palazzo muto di non morire di burocrazia.

Oggi, 7 marzo, si è tenuta a piazza Montecitorio una manifestazione che ha coinvolto allevatori ed agricoltori della Coldiretti delle zone colpite dal terremoto di quest’estate e dalle eccezionali nevicate di quest’inverno, sono arrivati da Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio, qualcuno accompagnato anche da qualche pecora sopravvissuta al crollo delle stalle.

La Coldiretti ha organizzato questa manifestazione per tenere alta l’attenzione sui netti ritardi della ricostruzione. Lo ha fatto con la diffusione di un dossier #stalletradite, e la proiezione in piazza di un filmato che mostra le immagini della reale situazione sul territorio, vale a dire identica a quella del giorno dopo le scosse. 

“Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola, che occorre ora sostenere concretamente, per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo presente alla manifestazione e che ha poi incontrato assieme ad una delegazione il Presidente del Senato Pietro Grasso e sottolineando che “la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia, che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.

Un patrimonio di 25.000 aziende agricole da tutelare.

I danni diretti ed indiretti nelle aree terremotate si stimano intorno ai 2,3 miliardi di euro. Questa cifra include strade ed infrastrutture, case rurali, stalle, fienili, magazzini, ma anche stabilimenti di trasformazione, macchine agricole, macchinari di lavorazione e animali morti e feriti. 

Sono infatti più di 10.000 gli animali morti e feriti per l’effetto congiunto di terremoto e maltempo. Degli altri animali, 9 su 10 non posso essere ospitati nelle stalle temporanee perchè solo 33 di tutte quelle promesse sono agibili, anche se di queste alcune si stanno rivelando inadeguate, scoperchiandosi con le raffiche di vento. Un altro centinaio di stalle sarebbero pronte, ma mancano ancora gli allacci elettrici ed idrici. Nel frattempo che gli allevatori attendono però la produzione di latte si è ridotta del 30%  per lo stress provocato dal freddo e dalla paura delle scosse.

Gli interventi sul palco si susseguono, alternandosi dirigenti di Coldiretti con testimonianze di allevatori ed agricoltori. Sandra, commossa racconta che con il terremoto ha perso anche il suo caseificio artigianale ed invita “due giorni le persone di questo palazzo” riferendosi al Parlamento “sul nostro territorio, per fargli vedere cosa significa, per fargli provare la sofferenza che proviamo noi nel ripartire, con tutte le difficoltà”.

Il danno non è solo per l'allevamento ma anche per il settore agricolo, ad esempio patrimonio di ulivi delle aree terremotate dell’Abruzzo è stato praticamente decimato dagli effetti del maltempo con quasi un milione di piante d’olivo a terra che il Direttori di Coldiretti Abruzzo Giulio Federici, dal palco, commenta così “in una settimana, il territorio così importante, ha lasciato le sue vesti a terra”.

Ma anche il turismo ha ne ha risentito fortemente come evidenzia la presenza dimezzata dei turisti negli agriturismi.

Altre quattro allevatrici salgono sul palco per portare la loro testimonianza. Solo una di loro, proprietaria di un allevamento di 12.000 galline, che però non può ricevere ricoveri in quanto non ci siano normative che riguardino tali soluzioni per avicoli, prende la parola “chiediamo rispetto. Chiediamo la possibilità di andare avanti. Chiediamo che il territorio venga ripopolato”, perchè un territorio deserto è un territorio privo di commercio e di vita.

Un manifestazione orgogliosa e necessaria per non dimenticare e per non dimenticarci.

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