Se ne va Jonathan Demme. Addio al regista de “Il segno degli Hannan”, “Il silenzio degli innocenti” e “Philadelphia”

Tom Hanks in "Philadelphia" Tom Hanks in "Philadelphia"
È morto a New York a settantatré anni a causa di un cancro e di difficoltà cardiache il grande regista americano, premio Oscar per “Il silenzio degli innocenti” (1991).

Nato a Baldwin - a Long Island - nel febbraio 1944, comincia la sua carriera come giornalista e critico cinematografico e si avvicina al cinema come sceneggiatore con Roger Corman.

Esordisce alla regia con Femmine in gabbia (1974), in cui già affiora una certa originalità nello stile.

L’esperienza con la New World di Roger Corman prosegue con la regia di altri tre film (Crazy Mama - 1975 -, Fighting Mad - 1977 -, Handle With Care - 1977), dopo alcune regie televisive (compreso Vino d’annata - 1978 -, ottimo episodio della serie de Il Tenente Colombo, 1971-78, interpretato da Peter Falk e Louis Jourdan), si conclude quando Jonathan Demme ha la possibilità di realizzare Il segno degli Hannan (1979), film noir girato con grande senso del ritmo, a mezza strada fra commedia psicologica e thriller con imprevedibili colpi di scena ed un finale a sorpresa. Il film rappresenta un sofisticato omaggio al cinema di Alfred Hitchcock - del quale Demme è sempre stato grande estimatore - e rivela l’anticonvenzionalità e la grande personalità del regista, confermate con il successivo Una volta ho incontrato un milionario (1980), impietosa e dissacrante visione del modello di vita americano e dei rapporti di potere e di classe che lo regolano.

Dopo Tempo di Swing (1984), gira Qualcosa di travolgente (1986), commedia imbottita di humour anticonformista e sbeffeggiante.

Due anni dopo si ripete, sia pur in modo più leggero, con Una vedova allegra… ma non troppo (1988), mettendo in farsa la mafia italoamericana e, nello stesso tempo, facendo una parodia dei film e telefilm polizieschi.

Con Il silenzio degli innocenti (1991), interpretato da Anthony Hopkins e Jodie Foster, raggiunge uno fra i momenti più alti della sua produzione cinematografica, con un uso della macchina da presa che mette in discussione i codici del thriller psicologico, e vince l’Oscar per la Miglior Regia.

Il successivo Philadelphia (1993), interpretato da Tom Hanks (Oscar come Miglior Attore Protagonista), Denzel Washington e Jason Robards, si sofferma impietosamente sulla piaga dell’Aids e rappresenta un profondo scavo nel lato più cinico ed oscuro del potere.

Negli anni successivi conferma il suo talento con Beloved (1998), The Truth About Charlie (2002) e The Manchurian Candidate (2004), in cui la decisione di realizzare un remake di Va e uccidi (1962) di John Frankenheimer, classico della fantapolitica, si trasforma in un’occasione per riflettere sulle forti manipolazioni mediatiche a cui è sottoposta l’opinione pubblica americana e sul parossismo a cui è giunta negli Stati Uniti la lotta per il potere.

Il successivo Rachel sta per sposarsi (2008), dietro la patina della commedia sui festeggiamenti per un matrimonio misto, nasconde i segreti di una famiglia solo apparentemente unita e felice.

Ottima anche la sua carriera da documentarista. Ricordiamo Stop Making Sense (1984), in cui mette in scena un concerto del gruppo Talking Heads conferendogli una struttura narrativa; Mio cugino, il reverendo Bobby (1992), con protagonista un sacerdote impegnato “sul campo” in uno fra i più malfamati quartieri di New York; l’eccellente The Agronomist (2003), efficace ritratto di Jean Dominique, giornalista radiofonico attivista dei diritti umani nella poverissima Haiti; Neil Young: Heart of Gold (2006), film concerto dedicato all’artista americano reduce da una malattia; Man from Plains, incentrato sulle iniziative del Presidente degli Stati Uniti (dal 1977 al 1981) Jimmy Carter per arrivare ad una risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

Fra gli altri film da lui diretti Swimming to Cambodia (1987), Famous All Over Town (1988), A Master Builder (2013), Another Telepathic Thing (2014), Dove eravamo rimasti (2015), interpretato da Meryl Streep.

Fra gli altri documentari Storefront Hitchcock (1998), Neil Young Trunk Show (2009), I’m Carolyn Parker (2011), Neil Young Journeys (2011), Kenny Chesney: Unstaged (2012), Enzo Avitabile Music Life (2012), Justin Timberlake and The Tennessee Kids (2016).

Negli anni Ottanta aveva diretto anche alcuni videoclip (Talking Heads - Once in a Lifetime - 1984 -, UB40 and Chrissie Hynde - I Got You Babe - 1984 -, New Order - The Perfect Kiss - 1985 -, Artists united Against Apartheid - 1985).    

 

Classe 1986, storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie.

Lascia un commento

Articoli correlati (da tag)

Agrpress

AgrPress è una testata online, registrata al Tribunale di Roma nel 2011, frutto dell’impegno collettivo di giornalisti, fotografi, videomakers, artisti, curatori, ma anche professionisti di diverse discipline che mettono a disposizione il loro lavoro per la realizzazione di questo spazio di informazione e approfondimento libero, autonomo e gratuito.

Newsletter

Privacy e Termini di Utilizzo
Rimani in contatto con Argpress.
Iscriviti alla nostra Newsletter