Un ricordo di Robert Mitchum nel centenario della sua nascita

Robert Mitchum nel ruolo del detective Philip Marlowe in "Marlowe, il poliziotto privato" Robert Mitchum nel ruolo del detective Philip Marlowe in "Marlowe, il poliziotto privato"
Il grande attore americano, interprete di film quali “La morte corre sul fiume”, “Il promontorio della paura”, “Marlowe, il poliziotto privato” e “Yakuza” e molti altri, nell’agosto 2017 avrebbe compiuto cento anni.

Nato a Bridgeport - nel Connecticut - nel 1917, Robert Mitchum, orfano di padre da quando aveva due anni, fugge di casa nel 1931, a quattordici anni, e sceglie come suo “luogo di residenza” più o meno l’intero territorio degli Stati Uniti.

Nel ’33 viene arrestato per vagabondaggio in Georgia e condannato a sei mesi di lavori forzati in una zona di foreste paludose (la stessa zona in cui, circa trent’anni dopo, tornerà per le riprese de Il promontorio della paura - 1962 - di Jack Lee Thompson). Evaso (dopo un paio di settimane) insieme ad altri, raggiunge la California in autostop e, nei successivi quattro anni, fa mille mestieri (pugile, minatore, cameriere, lavapiatti).

Nel ’37 entra al Long Beach Theater Guild, dove lavora come attore, coautore di testi e gags ed attrezzista.

Nel ’40 viene assunto al cinema come aiuto attrezzista per produzioni di serie B e C. L’anno successivo, proprio in una di tali produzioni, in modo del tutto casuale, arriva la grande occasione. In un B movie western della serie di Hopalong Cassidy, uno stuntmen che interpreta il ruolo di un bandito muore colpito alla testa dagli zoccoli di un cavallo ed il regista decide di sostituirlo proprio con il ventiquattrenne Robert Mitchum.

Nel biennio ’41/’42 apparirà (non accreditato in comparsate in cui non dice neanche una battuta) in una dventina di western minori.

Nel ’43 ottiene i suoi primi due ruoli secondari accreditati (La commedia umana di Clarence Brown ed il bellico Gung Ho di Ray Enright).

L’anno successivo i suoi primi ruoli da coprotagonista: Notte d’angoscia (1944) di William Castle, Sette settimane di guai (1944) di Joe May e soprattutto Missione segreta (1944) di Mervyn Le Roy. Nello stesso anno la sua prima parte da protagonista nel western di serie B Nevada (1944) di Edward Killy, seguita l’anno dopo da quella in La bella avventura (1945), anch’esso diretto da Edward Killy

Nel ’45 interpreta I forzati della gloria di William A. Wellman, con cui ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista ed entra a far parte delle prime “Stars of Tomorrow”.

Nei sette/otto anni successivi, insieme ai quasi coetanei Burt Lancaster (1913-1994), Stewart Granger (1913-1993), Richard Widmark (1914-2008), Sterling Hayden (1916-1986), Gregory Peck (1916-2002), Glenn Ford (1916-2006), Kirk Douglas (n. 1916) e William Holden (1918-1981), si afferma come uno fra gli attori più dotati della sua generazione, nonché come il più efficace volto noir dopo Humphrey Bogart.

Fra i film da lui interpretati in quegli anni ricordiamo Anime ferite (1946) di Edward Dmytryk, Il segreto del medaglione (1946) di John Brahm, Tragico segreto (1946) di Vincente Minnelli, Out of the Past (1947, in Italia tradotto come Le catene della colpa e conosciuto anche con il titolo La banda degli implacabili) di Jacques Tourneur, in cui lavora con Jane Greer e Kirk Douglas, Notte senza fine (1947) di Raoul Walsh, eccellente esempio di noir in ambientazione western e in cui recita con Teresa Wright, Judith Anderson e Dean Jagger, Odio implacabile (1947) di Edward Dmytryk, in cui lavora con Robert Ryan e Robert Young, Il vagabondo della foresta (1948) di Norman Foster, con Loretta Young e William Holden, Sangue sulla luna (1949 conosciuto anche con il titolo Vento di terre selvagge) di Robert Wise, altro ottimo western arricchito da atmosfere noir e in cui lavora con Barbara Bel Geddes, Robert Preston e Walter Brennan, Il tesoro di Vera Cruz (1949) di Don Siegel, con Jane Greer e William Bendix, Minuzzolo (1949) di Lewis Milestone, Tu partirai con me (1949) di Don Hartman, con una giovane Janet Leigh e Wendell Corey, Una rosa bianca per Giulia (1950) di John Farrow, La gang (1951) di John Cromwell, con Lizabeth Scott e Robert Ryan, Il suo tipo di donna (1951) di John Farrow, con Jane Russell, Vincent Price e Raymond Burr (il futuro avvocato Perry Mason e detective Ironside), Voglio essere tua (1951) di Robert Stevenson, con Ava Gardner e Melvyn Douglas, L’avventuriero di Macao (1952) di Josef von Sternberg, con Jane Russell, Brad Dexter e Gloria Grahame, Seduzione mortale (1952) di Otto Preminger, con Jean Simmons, Il temerario (1952) di Nicholas Ray, con Susan Hayward e Arthur Kennedy, Duello sulla Sierra Madre (1953) di Rudolph Maté, con Linda Darnell e Jack Palance, Tempeste sul Congo (1953) di Henry Hathaway, con Susan Hayward.

Negli anni Cinquanta mostra una straordinaria tempra d’interprete di primissima scelta ne La belva (1954) di William A. Wellman, in cui lavora nuovamente con Teresa Wright (sette anni dopo il già citato Notte senza fine), La magnifica preda (1954) di Otto Preminger, con Marilyn Monroe e Rory Calhoun, e soprattutto nell’inquietante La morte corre sul fiume (1955) di Charles Laughton (alla sua unica regia) in cui interpreta magistralmente (si tratta di una fra le migliori performance della sua intera carriera) il ruolo dell’allucinato pastore protestante maniaco ed assassino. Un qualcosa di straordinario e inaudito. Nel ruolo di una figura doppia e malsana (predicatore ed assassino), Robert Mitchum viene perfettamente assorbito nel personaggio, ambiguo e mefistofelico, nel creare una tensione ai limiti del sopportabile. L’intero film viene attraversato da un forte senso di angoscia, venato di atmosfere espressioniste accentuate da una minacciosa scenografia di gusto faustiano.

La sua cifra interpretativa non è inferiore in Sangue caldo (1955) di Richard Wilson, con Jan Sterling, Bandido (1956) di Richard Fleischer, con Ursula Thiess e Gilbert Roland,  Heaven Knows, Mr Allison (1957, in Italia tradotto come L’anima e la carne) di John Huston, con Deborah Kerr, Le colline dell’odio (1959) di Robert Aldrich, Il meraviglioso Paese (1959) di Robert Parrish, con Julie London, A casa dopo l’uragano (1960) di Vincente Minnelli, con Eleanor Parker, L’erba del vicino è sempre più verde (1960) di Stanley Donen, con Cary Grant, Deborah Kerr e Jean Simmons.

Nessuno come lui, eccezion fatta per il grande Humphrey Bogart (al quale per molti aspetti somiglia, quantomeno nella scelta dei personaggi da interpretare), appare in grado  di portare sullo schermo con così tanta naturalezza lo stile di vita e le sue esperienze fatte. Il ghigno sadico e nello stesso tempo sardonico sul volto del balordo Max Cady del già citato Il promontorio della paura (1962) è sufficiente a sovrastare e ad oscurare la prova - sia pur notevole - di un attore del calibro di Gregory Peck (il quale, nello stesso anno, interpreta anche il ruolo dell’avvocato Atticus Finche nel bellissimo Il buio oltre la siepe - 1962 - di Robert Mulligan, tratto dall’omonimo libro di Harper Lee - Premio Pulitzer 1960).

Nel corso degli anni Sessanta la sua attività si fa leggermente più rada, anche se la sua presenza lascia il segno in film quali La ragazza del quartiere (1962) di Robert Wise, con Shirley MacLaine, e El Dorado (1967) di Howard Hawks, in cui, lavorando con John Wayne, carica il suo personaggio di tonalità “autunnali”, rappresentazione del dileguarsi del cosiddetto “mito della frontiera”.

A poco meno di sessant’anni è inarrivabile in Yakuza (1975) di Sydney Pollack, lacerante noir che si svolge fra la mafia giapponese e che si trasforma in una riflessione sull’incontro fra differenti culture e visioni del mondo.

In Marlowe, il poliziotto privato (1975) di Dick Richards, con Charlotte Rampling, John Ireland e Jack O’ Halloran, e Marlowe indaga (1978) di Michael Winner, con Sarah Miles e James Stewart, altri due noir d’alto calibro, plasma magistralmente (ad ulteriore conferma e dimostrazione del fatto che, insieme a William Holden, è stato senz’altro l’attore della Hollywood classica che meglio si è adattato alla cosiddetta New Hollywood di fine anni Sessanta/inizio Settanta) la figura di un detective crepuscolare, sfiancato dal male di vivere e nello stesso tempo in grado di rivitalizzare il personaggio creato da Raymond Chandler e già portato al cinema da Humphrey Bogart (Il grande sonno - 1946 - di Howard Hawks).

Fra gli altri film ricordiamo Operazione “Z” (1952) di Tay Garnett, Bella, ma pericolosa (1954) di Lloyd Bacon, con Jean Simmons, Nessuno resta solo (1955) di Stanley Kramer, con Olivia de Havilland, Spionaggio internazionale (1956) di Sheldon Reynolds, con Geneviève Page ed Ingrid Thulin (al suo primo film fuori dalla Svezia), Duello nell’Atlantico (1957) di Dick Powell, con Curd Jurgens, Fuoco nella stiva (1957) di Robert Parrish, I cacciatori (1958) di Dick Powell, Il contrabbandiere (1958) di Arthur Ripley, scritto e prodotto dallo stesso R. Mitchum, I cospiratori (1960) di Tay Garnett, con Anne Heywood, Daniel O’ Herlihy e un giovane Richard Harris, I nomadi (1960) di Fred Zinnemann, con Deborah Kerr e Peter Ustinov, Faccia di bronzo (1961) di Jack Webb, Il giorno più lungo (1962) di Ken Annakin, Andrew Marton e Bernhard Wicki, con John Wayne, Henry Fonda, Rod Steiger e Robert Ryan, I cinque volti dell’assassino (1963) di John Huston, Il grande safari (1963) di Phil Karlson e Henry Hathaway, con Elsa Martinelli e Jack Hawkins, La signora e i suoi mariti (1964) di Jack Lee Thompson, con Shirley MacLaine, Tra due fuochi (1964) di Guy Hamilton, Il filibustiere della Costa d'oro (1964) di Ronald Neame, La via del West (1967) di Andrew V. McLagen, con Kirk Douglas e Richard Widmark, Lo sbarco di Anzio (1968) di Duilio Coletti e Edward Dmytryk, con Earl Holliman, Peter Falk ed Arthur Kennedy, Appuntamento per una vendetta (1969) di Burt Kennedy, La figlia di Ryan (1970) di David Lean, Allucinante notte per un delitto (1971) di Herbert B. Leonard, La collera di Dio (1972) di Ralph Nelson, con Rita Hayworth (al suo ultimo film), Gli amici di Eddie Coyle (1973) di Peter Yates, La battaglia di Midway (1977) di Jack Smight, con Charlton Heston, Henry Fonda, Glenn Ford e Toshiro Mifune, Gli ultimi fuochi (1977) di Elia Kazan, Poliziotto privato: un mestiere difficile (1977) di Robert Clouse, Uppercut (1978) di Daniel Mann, Specchio per le allodole (1979) di Andrew V. McLagen, Nightkill (1980) di Ted Post.

Negli anni Ottanta e Novanta appare in una dozzina di film e lavora anche in televisione. Ricordiamo Gli altri giorni del Condor (1981) di George Kaczender, Correre per vincere (1982) di Jason Miller, Delitto al casinò (1982) di William Hale, la miniserie Venti di guerra (1982-83), Un assassino in famiglia (1983), di Richard T. Heffron, I guerrieri del vento (1984) di Jack Lee Thompson, Maria’s Lovers (1984) di Andrej Koncalovskij, Il caso Hearts & Davies (1985) di David Lowell Rich, Ritorno alla base (1985), di Herbert Wise, La miniserie Nord e Sud (1985-86), L’ultima corsa (1986) di Jerrold Freedman, Mr North (1988) di Danny Huston, S. O. S. Fantasmi (1988) di Richard Donner, la miniserie Ricordi di guerra (1988-89), Senza possibilità di fuga (1990) di Bob Bralver, Cape Fear - Il promontorio della paura (1991) di Martin Scorsese, remake dell’omonimo film di Jack Lee Thompson del 1962 di cui era protagonista, Seduzione mortale (1994) di Robert Ginty, remake dell’omonimo film di Otto Preminger del 1952, Dead Man (1995) di Jim Jarmusch, sua ultima apparizione cinematografica.

 Nel ’93 presta la sua voce off per il western Tombstone di George Pan Cosmatos.

Nel ’96, dopo un’apparizione nel film tv James Dean: Race with Destiny, l’aggravarsi delle sue condizioni di salute - scompensi cardiaci e cancro ai polmoni - lo costringe a ritirarsi a vita privata, circa un anno prima della sua morte avvenuta nel luglio del ’97, un mese prima del suo ottantesimo compleanno.(ergo nel 2017 Robert Mitchum viene ricordato non solo in occasione del centenario della sua nascita, ma anche per il ventesimo anniversario della sua scomparsa).

Nei suoi personaggi (spesso ambigui e con un passato oscuro) si riflette non poco del suo carattere aspro, della sua indole, delle esperienze di vita accumulate nei suoi anni di gioventù. Una gioventù piuttosto “sbandata” fatta di sbornie, di risse, di fughe da clandestino su treni merci e di numerose “avventure”. Nel mondo della Hollywood inarrestabile “fabbrica di miti e di sogni”, che creava personaggi piuttosto stereotipati e fondati sulla convenzione, Robert Mitchum ha rappresentato un qualcosa di inedito e dirompente per l’epoca, un qualcosa che ha messo in discussione ogni regola codificata. E ciononostante la sua carriera d’attore è stata una fra le più ricche e longeve del secondo Novecento.

Misteriosamente/scandalosamente, nonostante la lunghezza (oltre cinquant’anni) e la consistenza della sua carriera cinematografica, Robert Mitchum è stato ripetutamente ignorato ai premi Oscar. Sul suo “curriculum” solo una Nomination come Miglior Attore Protagonista (nel lontano 1946 per il già citato I forzati della gloria) e, in età avanzata (nel 1992), solo un Golden Globe alla Carriera.

 

Classe 1986, storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie.

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