“#Felicità” di Marika Borrelli, viaggio attraverso una "arte di strada”

«La felicità è essenzialmente un prodotto editoriale estivo», esordisce l’autrice.

«Personalmente considero la felicità come un’arte, un’arte di strada, perché la puoi trovare solo camminando e conoscendo. Di strada perché è alla portata di chiunque. Di strada perché è come la giocoleria: pazienza, abilità e divertimento»

(Marika Borrelli, #Felicità, L’Iguana editrice, Verona 2017)

Il libro ha infatti il tono di un’effervescente lettura da spiaggia. Tuttavia, il lettore non deve farsi trarre in inganno. #Felicità è un rigoroso trattato filosofico e antropologico.

La puntuale indagine di Marika Borrelli, da Platone a Kant, da Seneca a Popper, da Virginia Woolf a Margherita Hack, non escludendo alcune incursioni nel cinema contemporaneo e nelle serie televisive, mira direttamente a scandagliare la mistica della felicità nelle sue forme più svariate, senza ignorare New Age, Ikea, Twitter e perfino il Paradiso. Perché, per esser felici, una T-shirt commemorativa di una piccola vittoria decisamente non basta.

Marika Borrelli vive e lavora ad Avellino. Docente, giornalista freelance, blogger, saggista, conduttrice e autrice televisiva, si occupa di questioni di genere e di costume. Ha collaborato con “Il Fatto Quotidiano”, “Vogue”, “Noidonne”, “Giulia Globalist”, “Otto Pagine”, e scrive per orticalab.it. Ha pubblicato Come pesci nella rete (Armando, Roma 2011), scritto insieme a J. Piromallo, Il peggio deve ancora arrivare (Il Papavero, 2012), Amore 3.0 (La Compagnia del Libro 2016), Il lavoro al tempo dei social (Il Papavero, 2017). Ha collaborato all’antologia sulla Resistenza Festa d’aprile (Tempesta, 2015) e al docu-libro fotografico sul sistema Auschwitz Fino al paese delle betulle (Blur, 2016), scritto con A. Bergamino.

Un patrimonio letterario d’invenzione femminile. L’Iguana editrice è un progetto editoriale femminile, collettivo e multimediale. La posta in gioco è il metter insieme, in circolo e a disposizione di tutte le donne e del maggior numero possibile di uomini un patrimonio letterario di invenzione femminile. La storia della scrittura delle donne racconta di una straordinaria intimità, di un desiderio irriducibile, ma anche di una contrattazione snervante.

Perché L’Iguana? All’inizio degli anni Sessanta, mentre Doris Day interpreta (insieme a James Garner, Arlene Francis e Edward Andrews) Quel certo non so che (1963) di Norman Jewinson, Betty Friedan scrive la mistica della femminilità e una generazione di donne si prepara a fare i conti con l’ordine simbolico, la scrittrice Anna Maria Ortese (1914-1998), futura vincitrice del Premio Strega (1967) con Poveri e semplici, per nominare la trascendenza femminile, escogita una figura mezzo donna e mezzo bestia, bruttina ed accartocciata. Una piccola iguana (Il romanzo L’Iguana verrà pubblicato da Vallecchi - Firenze - nel 1965) che nel corso di un simposio fra uomini colti si annoia sotto il tavolo mangiando avanzi di cena, affamata di buon cibo ma soprattutto di parole avvincenti.

Per questo L’iguana pretende molti differenti punti di vista, formule nuove di zecca, codici inediti; legge racconti coinvolgenti e ricerche rigorose lavorando gomito a gomito con le autrici; asseconda una cadenza, fino a suggerire un sostantivo più denso o un predicato più incisivo. Perché la scrittura ha la stupefacente proprietà di mettere a punto una misura efficace per il rapporto fra corpi e segni, esperienza e legge. E di tessere una robusta rete di relazioni.

La lunga coda da rettile è un cerchio aperto ed equivale a mettere in circolo quelle parole come feconde chiavi di lettura, condividerle e articolarle sempre meglio con tutto il godimento da cui la scrittura viene attraversata.

#Felicità di Marika Borrelli, pubblicato dalla veronese L’Iguana editrice (A mille ce n’è di Cinzia Bigliosi, Ho tentato tre inizi. Lettere 1847 - 1853 di Charlotte Bronte - traduzione e cura di Sara Grosoli, postfazione di Paola Bono, testo inglese a fronte -, La passione di una figlia ingrata e Ti ho cercata in ogni stanza, entrambi scritti da Saveria Chemotti, Non smetto di aver freddo e Potrebbe trattarsi di Ali, entrambi scritti da Emilia Bersabea Cirillo, L’approdo invisibile di Grazia Livi - con un saggio di Paola Azzolini - Accade scrivendo. La scommessa di Marguerite Duras di Alessandra Pantano - prefazione di Chiara Zamboni - Gazzelle di Anna Pravadelli, Un inverno a Maiorca di George Sand, Il complesso di Antigone. Etica e invenzione del desiderio femminile di Cecilia Sjoholm - traduzione di Evelina Somenzi, a cura di Grazia Biraghi - Amami per rendermi forte di Aino Suhola - traduzione di Hanna Suni, a cura di Viviana Scarinci -, Quando nascesti tu, stella lucente di Nadia Tarantini) nella Collana “Fucsia”, è disponibile in libreria e online a partire da maggio 2017.

Classe 1986, storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie.

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