“The Best Man. Le campagne elettorali viste da Hollywood” di Luca Mencacci

una scena de "Il candidato" di Michael Ritchie una scena de "Il candidato" di Michael Ritchie
Chi riesce a conquistare la presidenza degli Stati Uniti d’America è sempre il migliore fra i candidati? Tale domanda ha da sempre “angosciato” studiosi, commentatori, politologi, antropologhi, sociologhi e normali cittadini e neppure le elezioni primarie hanno mai contribuito a far chiarezza sulla questione.

La sedicente “più grande democrazia del mondo” sembra soffrire il diluvio di immagini, discorsi e soldi che si riversa su ogni campagna elettorale. Tuttavia, la corsa alla Casa Bianca rimane pur sempre il maggiore “spettacolo” prodotto dalla politica americana. Non a caso, oltre alle classiche analisi di Alexis de Toqueville & Company, una fra le chiavi principali per interpretare il cosa avviene sul “palcoscenico” delle elezioni americane è oggi il cinema.

Percorrendo l’intera produzione cinematografica hollywoodiana che affronti come tematica principale la competizione elettorale (Mr Smith va a Washington - 1939 -, Arriva John Doe - 1941 - e Lo stato dell’Unione - 1948 -, tutti e tre diretti da Frank Capra, Il candidato - 1972 - di Michael Ritchie, Tutti gli uomini del Presidente - 1977 - di Alan J. Pakula, considerato anche - insieme a Quarto potere, 1941, di Orson Welles, L’asso nella manica, 1951, di Billy Wilder, L’ultima minaccia, 1952, di Richard Brooks, Un volto nella folla, 1957, di Elia Kazan, Prima pagina, 1974, di Billy Wilder, Quinto potere, 1977, di Sidney Lumet - come uno fra i migliori film americani sul giornalismo mai realizzati),  il libro di Luca Mencacci racconta in maniera brillante e dettagliata il come lo show business abbia descritto, illustrato e a volte perfino influenzato quel meccanismo che dovrebbe portare al potere “The Best Man”.

Seduti nella poltrona di una cinema oppure di fronte alla tv, nelle pellicole hollywoodiane che raccontano gli Stati Uniti, si ha avuto la possibilità di cercare quella che Alexis de Toqueville definì “l’immagine della democrazia stessa, con le sue inclinazioni, il suo carattere, i suoi pregiudizi e le sue passioni, allo scopo di apprendere che cosa dobbiamo temere o sperare nel suo sviluppo”.

Luca Mencacci, laureato in Economia e Commercio ed in Giurisprudenza, è giornalista, ricercatore e professore di Scienza Politica ed Analisi delle Politiche Pubbliche presso l’Università “Guglielmo Marconi” a Roma. Si occupa prevalentemente di rappresentanza e di partiti politici. Fra i suoi studi ricordiamo Il qualunquismo, autonomia scientifica di un populismo eterodosso, in R. Chiarelli (a cura di), Il populismo tra storia, politica e diritto (Rubbettino, Soveria Mannelli - CZ -, 2015).

The Best Man. Le campagne elettorali viste da Hollywood, pubblicato da Rubbettino nella collana “Zonafranca”, è disponibile in libreria e online a partire da settembre 2016.   

Storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie. 

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