Lo sguardo di John Berger: "Il settimo uomo" a Milano

John Berger John Berger
Maria Nadotti e Gianluigi Colin giovedì 2 marzo 2017 alle 18.30 presso la sala Forma Meravigli - via Meravigli 5 -  a Milano  ricorderanno il grande autore - scomparso il 2 gennaio 2017 all’età di novant’anni -  in occasione dell’uscita de "Il settimo uomo", pubblicato da Contrasto.

Forma Meravigli renderà omaggio a John Berger con una serata dedicata al suo libro Il settimo uomo e alla sua lunga attività di narratore, nel corso della quale si è occupato a lungo di fotografia riflettendo molto sulle tematiche connesse alla visione. 

Lo sguardo di John Berger: a due mesi dalla sua morte, Maria Nadotti, la quale ha curato e tradotto il libro, e il giornalista Gianluigi Colin, discuteranno della grande eredità intellettuale che John Berger ci ha lasciato concentrandosi soprattutto sui temi connessi alla immigrazione e su quelli che hanno a che fare con il “vedere”.

Nel corso della serata verranno proiettati alcuni contributi video.

L’evento sarà presentato nella sala di Forma Meravigli che, da giovedì 23 febbraio a domenica 26 marzo 2017, omaggerà l’autore esponendo gli interni del volume Il settimo uomo (Contrasto, 2017), libro in cui i testi dell’autore dialogano con le fotografie in bianco e nero di Jean Mohr. 

Pubblicato per la prima volta negli anni Settanta, Il settimo uomo non solo raccontava il movimento migratorio in Europa e le conseguenze sociali, economiche e di costume di quegli anni, ma, con la sua impaginazione così particolare, curata nei minimi dettagli dagli stessi autori, di fatto, rappresentò una vera e propria  “rivoluzione” del modo di intendere l’editoria fotografica.

Come anche il libro Capire una fotografia (Contrasto, 2014), anche la nuova edizione de Il settimo uomo è curato da Maria Nadotti e vanta una inedita introduzione dell’autore e una testimonianza del dott. Pietro Bartolo, medico di Lampedusa.

Il titolo fa riferimento al fatto che, proprio a partire dagli anni Settanta, nelle nazioni industrializzate come la Germania e la Gran Bretagna, un lavoratore su sette era immigrato e proveniva da Paesi più arretrati come Portogallo, Grecia, Turchia, Irlanda Irlanda, nonché l’ Italia medesima.

Fra la narrazione e l’intuizione filosofica, John Berger, uno fra i più acuti studiosi dei fenomeni sociali e culturali contemporanei, analizza le grandi problematiche economiche e sociali che inducono i migranti ad abbandonare la propria terra, spesso verso un futuro incerto, e le ragioni che spingono i Paesi industrializzati a cercare lavoratori immigrati. Con il rigore di un giornalista, Berger riesce a spiegare la complessità del fenomeno rintracciando schemi e tematiche che permettono di interpretare anche gli attuali flussi migratori. Con la sensibilità dell’artista, dipinge le speranze, le paure, le frustrazioni e le aspettative di chi emigra e tenta di trovare una nuova collocazione in un nuovo Paese.

Attraverso il vibrante bianco e nero delle fotografie di Jean Mohr, Il settimo uomo esplora il tentativo degli immigrati di ritrovare una radice culturale nel Paese di destinazione e, nello stesso tempo, mostra come l’immigrazione lasci la sua impronta sulla nuova società che si va a formare.

Come in tutti i libri della collana “In Parole”, anche in questo caso il testo non spiega l’immagine e l’immagine non illustra il testo: questi due mezzi creano insieme un altro modo di raccontare e di dare corpo a una terza voce che non è solo la somma di quella dei due singoli autori.

Grazie alla strutturazione in tre parti (PartenzaLavoroRitorno), le sezioni del libro scandiscono le differenti fasi che caratterizzano il percorso degli immigrati dalla decisione di partire, passando per la descrizione delle condizioni di lavoro fino poi alle riflessioni sul ritorno nei propri luoghi di origine, quando questo avviene.

“Quando il capitalismo industriale si è trasformato in capitalismo speculativo, il mondo è cambiato, perché tutte le decisioni che agiscono sulla vita delle persone non vengono più prese dalle istituzioni capitalistiche rappresentative, bensì offshore dal capitalismo speculativo finanziario. I migranti tuttavia continuano a cercare scampo dalla povertà. Se Jean Mohr e io fossimo un po’ più giovani, potremmo fare anche oggi quel che abbiamo fatto quarant’anni fa. Certo, anche se la situazione è cambiata, non è impossibile farlo”. (John Berger, 2016)

Forma Meravigli è un’iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto.

John Berger (1926-2017) è noto in tutto il mondo come critico d’arte, giornalista, poeta, romanziere (ma l’autore, che non amava questo termine, preferiva definirsi “storyteller”), sceneggiatore cinematografico, autore teatrale e disegnatore. Fra le sue numerose opere narrative e saggistiche ricordiamo il fondamentale Questione di sguardi (il Saggiatore, 1998); Il romanzo G., che nel 1972 gli valse il Booker Prize (Neri Pozza, 2012); la raccolta di saggi Sul disegnare (Libri Scheiwiller, 2007), il già citato studio Capire una fotografia (Contrasto, 2014) e i testi illustrati Il taccuino di Bento (Neri Pozza, 2014), con disegni dello stesso Berger, e Smoke (il Saggiatore, 2016), con Selçuk Demirel.

Jean Mohr, nato a Ginevra nel 1925, dopo gli studi in Economia e Scienze Sociali all’Università di Ginevra e un corso di pittura all’Académie Julian di Parigi, si dedica alla fotografia professionale lavorando soprattutto con organizzazioni come l’UNHCR, la Croce Rossa, l’UNRWA e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Ha realizzato numerosi libri di fotografia, fra cui Side by Side or Face to Face, un volume retrospettivo che raccoglie il suo lavoro sui rifugiati palestinesi. Tra i vari titoli di Jean Mohr ricordiamo: After the last Sky (1986), in collaborazione con l’intellettuale palestinese Edward Said, e At the Edge of the World (1999). Dalla collaborazione fra John Berger e Jean Mohr sono nati inoltre i saggi  A Fortunate Man: The Story of a Country Doctor (1967) e Another Way of Telling. A Possible Theory of Photography (1982).

Pietro Bartolo, nato a Lampedusa nel 1956, è medico chirurgo specializzato in ginecologia. Nominato nel 1988 responsabile del gabinetto medico dell’Aeronautica militare di Lampedusa, nel 1991 è ufficiale sanitario delle isole Pelagie. Nel 1993 diviene responsabile del presidio sanitario e del poliambulatorio di Lampedusa dell’ASP di Palermo. È uno dei protagonisti del film Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Nel 2016, insieme a Lidia Tilotta, ha pubblicato il libro Lacrime di sale. La mia storia quotidiana di medico di Lampedusa fra dolore e speranza.

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