Parigi │Liu Bolin, l’uomo invisibile, tra fantasmi e bambini

«Ho deciso di fondermi nel paesaggio. Alcuni diranno che scompaio nel panorama; io preferisco dire che è l’ambiente che mi assorbe». 

Ad affermarlo è Liu Bolin, scultore, performer e fotografo, soprannominato "l’uomo invisibile" o "l’uomo camaleonte", protagonista a Parigi della retrospettiva Ghost Stories, presso la Maison européenne de la photographie, fino al 29 ottobre 2017 e alla “Gallerie des enfants” del Centro Pompidou, fino al 8 gennaio 2018.

Nel 2005, la sua prima serie Hiding in the City (nascondersi nella città) presentava un autoritratto dell’artista immobile e dipinto, che si confondeva con le rovine del suo atelier, situato nella zona degli artisti, situata nella periferia di pechino, rasa al suolo dal governo cinese per i lavori dei Giochi olimpici del 2008. Quest’evento fondatore segna l’inizio di una prolifica creazione artistica con la quale porta avanti la sua protesta silenziosa: Liu Bolin si rende invisibile per farsi osservare.

Da allora, crea opere che mescolano fotografia, body art, arte ottica e scultura vivente. Liu Bolin sceglie accuratamente i luoghi dove interviene, l’ora per la luce, l’angolazione del punto di vista. Quest’uomo camaleonte posa per ore davanti un muro, un paesaggio o un monumento per arrivare a fondersi nel panorama – gli occhi chiusi, la sua silouette appena visibile – con l’aiuto dei suoi pittori-assistenti e senza alcun ritocco digitale. Alla fine del processo di camuffamento, la performance artista viene “documentata” con la fotografia.

Una laboriosa esecuzione a cui hanno potuto assistere in molti, sabato 9 settembre, al Centre Pompidou. “L’uomo invisibile” è stato il protagonista di una performance realizzata nel quadro delle iniziative organizzate alla Gallerie des enfants, concepite da artisti e creatori contemporanei per invitare i bambini e la loro famiglia a fare l’esperienza dell’arte.

Immobile per ore, l’artista cinese – vestito come sempre con il suo completo militare ispirato degli anni di Mao – si è fatto dipingere per poi confondersi nel decoro di un’installazione concepita in situ. Davanti agli occhi meravigliati di molti bambini e dei loro genitori, Liu Bolin, ha svelato il making off del suo lavoro, il cui risultato è stupefacente. Alcuni atelier hanno permesso ai più piccoli di comprendere il processo artistico e perdersi anche loro all’interno di alcune foto, accanto al performer cinese.

Un modo ludico per avvicinarsi all’arte e scoprire perché, se per alcune specie animali confondersi nel paesaggio è una necessità per sopravvivere, per Liu Bolin il “mimetismo” è anzitutto un grido, un atto di resistenza.

Per conoscere meglio il suo lavoro, indispensabile visitare l’importante retrospettiva che la Maison européenne de la photographie gli dedica. In quest’esposizione si possono ammirare numerose fotografie che affrontano i quattro grandi temi portanti dell’impegno artistico, ultra decennale, di Liu Bolin : la politica e la censura, la tradizione e la cultura cinese, la società dei consumi e la libertà di stampa.

Il pubblico, viene accolto dalla fotografia de La Libertà che guida il popolo, quadro famosissimo di Eugène Delacroix, conservato al museo del Louvre; omaggio alla Ville Lumière, dove naturalmente l’artista si nasconde. La caccia all’“uomo invisibile” continua. Lo si trova all’interno della bandiera dell’ex-URSS, in cui l’impugnatura della falce, uno dei simboli del comunismo, gli sbarra il viso aggressivamente, il suo modo per denunciare il regime comunista che dirige la Cina di una mano di ferro dalla seconda metà del XX° secolo. Oppure in supermercato asiatico, in cui il suo corpo trasformato in pacchetti di carne sotto vuoto e in sacchetti di minestra alle tagliatelle disidratata, critica aspramente la società dei consumi o il sovraconsumo, dove le persone sono spinte a spendere sempre più il loro denaro in oggetti inutili o in prodotti alimentari di cattiva qualità.

L’artista appare in diversi paesaggi, urbani o rurali, per denunciare i danni ecologici causati dallo sviluppo folgorante della Cina, i problemi sociali che attraversa il paese, i suoi scandali sanitari e alimentari, la repressione della stampa da parte del potere ecc...Gli scatti si susseguono, ogni immagine un messaggio. Tutti uniti dal fil rouge del pensiero dell’artista per cui l’individuo “scompare” a profitto di interessi che lo superano e spesso gli nuocciono

La mostra propone anche il video del making of di un’opera realizzata in omaggio alle vittime dell’attentato di Charlie Hebdo. L’artista posa davanti a una serie di copertine del settimanale satirico, insieme a 17 figuranti tra cui alcuni della redazione del giornale.

Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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