35 anni senza Gilles Villeneuve, il “canadese volante”

Gilles Villeneuve con la sua F27 Gilles Villeneuve con la sua F27
Trentacinque anni fa, l’8 maggio 1982 moriva Gilles Villeneuve.

 A bordo della sua Ferrari numero 27, il pilota canadese stava disputando l’ultima sessione di prove del Gran Premio F1 a Zolder - in Belgio -  quando, in sorpasso, la sua monoposto urta con la ruota anteriore sinistra la posteriore della March del tedesco Jochen Mass, “decolla”, compie tre looping e ripiomba sul terreno vicino alla pista.

Villeneuve viene catapultato fuori dall’abitacolo ancora legato con le cinture di sicurezza al seggiolino - che si stacca dai suoi punti di attacco alla scocca -, e vola andando a sbattere violentemente la testa contro un paletto della recinzione. Sia pur immediatamente soccorso e portato in ospedale con l’elicottero, ormai non c’è più nulla da fare. Ha trentadue anni.

Nato a Chambly - in Québec - il 18 gennaio 1950, Gilles Villeneuve corre fin da ragazzo con le motoslitte, specialità tipica del Canada.

Esordisce in Formula Ford regionale nel ‘73 conquistando il primo posto.

Dopo aver frequentato un corso di pilotaggio vincendo cinque fra le otto gare in programma, nel ’74 passa alla Formula Atlantic classificandosi terzo con una March. Nel frattempo continua correre con le motoslitte conquistando il titolo nazionale per tre stagioni consecutive, dal ’73 al ’75.

Debutta in Europa in F2 nel ‘76 e, l’anno successivo, in F1 con una McLaren, per poi approdare alla Ferrari nel ‘78 e vincere il Gran Premio del Canada.

Nel ‘79 si aggiudica tre prove iridate ed ottiene il secondo posto al mondiale dietro il compagno di squadra, il sudafricano Jody Scheckter.

In quei pochi anni - sessantasei corse e sei vittorie -  di presenza in F1, correndo per la Ferrari dal ’78 all’82, 1a sua figura, sia pur controversa, diventerà leggendaria.

Criticato per i suoi numerosi incidenti e per le (altrettanto numerose) auto distrutte, è stato amato ed apprezzato da tutti (compreso Enzo Ferrari, il quale, notoriamente, gli era molto affezionato) per il suo innegabile talento, la sua generosità e la sua capacità di andare sempre al massimo, senza mai arrendersi all’avversario, né risparmiare una virgola delle sue straordinarie possibilità.

La sua guida temeraria sempre “al limite” ha offerto spettacoli grandiosi ed emozionanti, meritatamente passati alla storia. Su tutti l’indimenticabile (e indimenticato) duello con il francese René Arnoux a Digione, negli ultimi tre giri del Gran Premio di Francia del ‘79, considerato quasi all’unanimità come uno fra i più avvincenti mai visti in F1. 

Come scrisse Gianni Cancellieri (“Autosprint”, XXII, 19, 11-18 maggio 1982), “Gilles era la sfida fatta uomo. Sfidava tutto e tutti ma principalmente se stesso: l’angoscia primordiale della insufficienza delle proprie forze scatenava in questo piccolo grande uomo una capacità di reazione incommensurabile. A volte eccessiva, è stato detto e scritto ma – si sarebbe dovuto aggiungere ogni volta – sempre nel senso del dare, non certo dell’arraffare. Dare sempre e comunque il meglio di sé. Fino alla fine. Questa la lezione umana prima ancora che sportiva che Gilles ha lasciato a tutti. Non è un’eredità da poco”.

In un certo qual modo, Villeneuve è stato una sorta di “gabbiano Jonathan Livingston” dell’automobilismo. E come tale alla fine è “volato via”.

 

Classe 1986, storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie.

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