“Il Colloquio” di Serge Da Silva al Teatro de’ Servi a Roma

"Il Colloquio" regia di Virginia Acqua "Il Colloquio" regia di Virginia Acqua
A chiudere la stagione 2016/2017 del Teatro de’ Servi - via del Mortaro 22, angolo via del Tritone - a Roma è in arrivo, da martedì 16 maggio a domenica 4 giugno 2017, la commedia “Il Colloquio”, titolo italiano della commedia “La gueule de l’emploi” di Serge Da Silva, già campione d’incassi al Théâtre Melo d’Amélie di Parigi con uno straordinario successo di pubblico e critica per oltre un anno di repliche.

La commedia francese approda ora al Teatro de’ Servi grazie al lavoro svolto da Virginia Acqua, traduttrice e regista della versione italiana. L’abbiamo incontrata e le abbiamo rivolto alcune domande.

Il Colloquio affronta in maniera divertente e dissacrante uno fra i più grandi incubi della nuova generazione: il colloquio di lavoro. Quel quarto d’ora/venti minuti che non solo decideranno del nostro futuro, ma che ci restituiranno un'immagine di chi siamo e di cosa siamo (e non siamo) capaci di fare. Come è nata l’idea di prendere una commedia francese, tradurla e metterla in scena in Italia?

Il Colloquio è una commedia che ho visto a Parigi per la prima volta due giorni dopo il suo debutto al Mélo d'Amélie e me ne sono immediatamente innamorata. Ne ho subito visto l’originalità, l’ironia, l’intelligenza e la comicità. E io stessa mai avrei immaginato che a quel debutto sarebbero seguite più di cinquecento repliche, qualcosa di davvero impressionante! Lo spettacolo è andato avanti ininterrottamente per diciotto mesi (estati comprese, perché a Parigi il teatro non si ferma mai, la stagione teatrale continua quasi sempre). Grazie al passaparola, perché il pubblico francese, a sua volta, ne ha apprezzato l’ironia, l’attualità, la vivacità.

Qual è il sottotesto della commedia?

È una commedia che parla di tre disoccupati che si trovano nello stesso giorno e alla stessa ora a dover sostenere il colloquio di lavoro per il posto dei loro sogni. E tutti e tre hanno un passato particolare alle spalle, che noi intuiamo grazie a vari indizi disseminati durante la pièce,  riuscendo così a capire quanto loro hanno bisogno di quel lavoro. Ed è questa la chiave che anima questa commedia: la necessità. La necessità di avere qualcosa, la necessità di averla a tutti i costi, che è quello un po’ che spinge qualsiasi essere umano verso varie direzioni, la necessità, di un lavoro, di un amore, di una condizione di vita. E cosa ci porta a fare questa necessità? Come ci comportiamo davanti all’estrema necessità di qualcosa e a confronto dei nostri simili che si frappongono fra noi e la realizzazione di un nostro desiderio?

Un’altra cosa che colpisce de Il Colloquio è il continuo gioco di contrasto fra apparenza e realtà. Franco Nessuno, Luca Leggenda e Sergio Sangria, i tre protagonisti, non sono delle maschere, bensì dei volti. E nel corso dello spettacolo gli “’equilibri” che di volta in volta vengono raggiunti si rovesciano continuamente.

Infatti è proprio questo quello che viene fuori nella commedia. Racconta assolutamente di noi, della nostra condizione di esseri umani, ma in una maniera veramente molto divertente e anche abbastanza cinica e impietosa. Non si tratta esattamente di una commedia buonista. I personaggi sono molto differenti fra loro. Chi sembra il più “buono” non necessariamente è il più buono; allo stesso modo chi sembra il più “cattivo” non necessariamente lo è, perché poi, in fin dei conti, quello che noi mostriamo agli altri è solamente una facciata. Quello che più o meno alla fine viene fuori è il seguente interrogativo: vale la pena di mostrare la nostra facciata? O forse si fa prima a mostrare quello che si è realmente? Il finale è sorprendente, ma devo dire che l’intera pièce è altrettanto sorprendente. È formata da un continuo susseguirsi di azioni, di piccoli colpi di scena. È anche questo che ha fatto sì che la commedia abbia avuto tanto successo. Non c’è mai un calo, in ogni minuto l’azione viene rilanciata e lo spettatore è lì in attesa di capire quali saranno gli sviluppi e cosa avverrà nella scena successiva.

Senza nulla togliere alla regista e traduttrice ed a tutti colori i quali/le quali hanno lavorato allo spettacolo è innegabile il fatto che il merito della riuscita de Il Colloquio in Italia è anche dei tre attori (Luca Basile, Ermenegildo Marciante e Tommaso Arnaldi). Tutti e tre in “stato di grazia” e in grado di dar vita a ritratti psicologici molto convincenti interpretando tre personaggi diversissimi fra loro. Come sei riuscita a “governare le danze” in maniera così efficace?

E’ stato facile e difficile nello stesso tempo! Facile perché loro sono bravissimi. Difficile perché loro sono bravissimi! E allora quando lavori con bravi attori, non ti accontenti mai, proprio perché loro ti accontentano sempre donandoti la loro bravura, allora tu pensi “Ok posso chiedere di più, posso scavare di più” E così abbiamo fatto! I tre attori davvero hanno fatto un lavoro sui personaggi che raramente si fa a questo livello per una commedia. Ne conoscono le minime sfumature di carattere, sanno cosa pensano in ogni istante, e vivono ogni singola emozione, davvero quello che portano in scena sono delle persone complete in tutto e per tutto. E questo, secondo me arricchisce la loro comicità in maniera straordinaria. E’ stato bello lavorare con loro.

Grazie mille per l’intervista e per la tua disponibilità. Beh, cosa dire? Avanti tutta e un grosso In bocca al lupo!

Finalmente mi posso togliere un sassolino! CREPI IL LUPO! Ormai pare vada di moda dire “Viva il lupo”, ora io adoro gli animali, non andrei mai a caccia, sono abruzzese quindi i lupi del Parco Nazionale d’Abruzzo ce li ho particolarmente nel cuore (proteggiamoli!), ma non credo che alcuno di loro avrà alcun nocimento da un modo di dire scaramantico! Almeno quelli, teniamoceli, il “politically correct” di moda proprio non mi si addice… in effetti direi che è anche per questo che mi piace tanto questo testo!

Il Colloquio, nel suo nuovo allestimento, vedrà i tre attori in scena in un impianto scenografico arricchito dalle opere ed installazioni d’arte della giovane artista Cristina Gasparrini, dalle luci di Cristian Bove e dalle musiche dei Vakarelis.

 

Classe 1986, storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie.

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