La 500 compie 60 anni

una Fiat 500 della fine degli anni Cinquanta una Fiat 500 della fine degli anni Cinquanta
Sessant’anni fa, nel luglio 1957, nei giardini del Viminale l’allora Presidente del Consiglio  Adone Zoni, faceva la prima prova al volante della Fiat Cinquecento. Da allora, fra libri, racconti, film, viaggi e leggende l’utilitaria Fiat ha segnato l’immaginario collettivo di moltissime persone.

Lanciata nel luglio 1957, la 500, solo nei primi due anni di produzione, vende ben centoottantunomila esemplari. Nel novembre dello stesso anno viene pubblicizzata una “offerta speciale”: la 500 si può acquistare con trecentonovantacinquemila Lire, anche a rate. Con la firma sotto il contratto, cambiali d’ordinanza ed attento calcolo delle tredicesime, la 500 sarebbe arrivata sotto l’albero di Natale.

All’inizio della sua avventura, soprattutto per via della sua congenita scomodità, la 500 fa “storcere il naso” a molta gente. In breve, grazie all’abilità del disegnato ed allora capo dell’ufficio tecnico della Fiat Dante Giacosa (ingegnere laureatosi al Politecnico di Torino all’età di ventidue anni, entrato poi in Fiat grazie ad un annuncio letto sul giornale, e che, circa vent’anni avanti - nel ’36 -, assecondando la richiesta di Mussolini, aveva progettato «La piccola grande vettura del lavoro e del risparmio»), arrivano sul mercato altri modelli, fra cui la cabriolet. Sollevando il tettuccio, come nella celebre canzone di Paolo Conte dedicata alla Topolino, si ha possibilità di «rivolgere lo sguardo verso il cielo».

Nata a Torino in casa Agnelli, con la piemontese città-fabbrica sullo sfondo, negli anni precedenti all’acuirsi delle tensioni sociali e prima che sulla Fiat gravi il peso del decennio - gli anni Settanta - successivo al cosiddetto “autunno caldo” del ’69, la 500, in un’Italia ancora ottimista e pronta a cogliere i frutti del “Boom economico”,  fa da vero e proprio “calmiere” collettivo.

Numerosi anche i personaggi celebri “rapiti” dal mito della piccola macchina dalla forma quasi ovoidale. Il messaggio lanciato da alcune pubblicità della 500 è implicito, ma nello stesso tempo chiarissimo: l’automobile è sinonimo di spostamento, ergo di libertà, ergo di nuovi incontri, nuove amicizie ed arricchimento dei rapporti umani. Non solo macchina familiare in grado di stipare quattro persone nei suoi piccoli spazi, ma anche mezzo per spostarsi rapidamente, fuggire dalle città e ritrovare libertà e compagnia.

Il critico Aldo Grasso notò che il 1957, anno della nascita della 500, coincide con quello dell’affermazione di Lascia o Raddoppia, il celebre programma condotto da un giovane Mike Bongiorno dal ’55 al ’59. Così come il giovedì sera il Paese si fermava di fronte al piccolo schermo - nelle case di chi possedeva un televisore oppure nei bar gremiti fino all’inverosimile - con la 500 si realizza il miracolo «dell’unificazione d’Italia perché il grande fascino di quella macchina consisteva in questo: Si è eroici e seduti, come in certe sere davanti alla tv». L’autostrada del sole sarebbe stata inaugurata solo nel 1964 (dopo otto anni e mezzo di lavori) ed i primi viaggi in 500 erano dei veri e propri “pellegrinaggi”.

La 500 la acquistavano tutti. Uomini comuni e personaggi noti. Nel ’63, i ricercatori neozelandesi impegnati in una missione scientifica in Antartide utilizzano proprio una 500 color arancione come mezzo di trasferimento attraverso la banchisa lanciandola sul ghiaccio per circa settantacinque km in condizioni apparentemente impossibili. Arrivarono poi altre immagini: quelle degli italiani impazziti di gioia affacciati dai tettucci apribili delle 500 dopo la celebre vittoria per 4-3 contro  tedeschi ai mondiali di Messico ’70 e quelle dei numerosi film (da I tartassati - 1959 - di Steno a Mamma Roma - 1962 - di Pier Paolo Pasolini fino ad arrivare a Effetto notte - 1973 - di François Truffaut) in cui l’automobile, pur rimanendo un’icona di un’epoca segnata dal suo passaggio,  è a tutti gli effetti “attrice non protagonista”.

 Proprio come Vittorio Gassman, il quale in C’eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola la fa parcheggiare in piazza del Popolo a Roma gli automobilisti nevrotici, anche la Fiat fa “parcheggiare” la 500 per accendere nuove idee e lanciare nuovi modelli. Nel ’72 viene lanciata la 126 e, a poco a poco, prima del rilancio che avverrà oltre trent’anni dopo, la 500 perde la sua centralità (solo sotto un profilo strettamente commerciale, in quanto, per il resto, era ormai entrata nelle storia dell’automobilismo.

Dopo il tramonto (come già detto, nel 1972 la 500 viene messa fuori produzione e sostituita prima dalla 126, poi dalle successive 127, Panda, Uno e Punto), una nuova alba: la 500 risorge dalle proprie ceneri cambiando pelle e dimensioni quando, nel 2004, viene deciso di darle “nuova vita” come city-car e non solo. Il successo è immediato ed oggi - già da qualche anno fa -, nel paesaggio urbano delle nostre città, la nuova 500, in congiunzione con il nostro passato recente, è presente quasi quanto lo era ieri.

 

 

Classe 1986, storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie.

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