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Orso d'oro ai fratelli Taviani. A Vicari il premio del pubblico

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Dopo 21 anni il cinema italiano trionfa nuovamente a Berlino. L'Orso d'Oro della 62ma edizione del Festival di Berlino è andato infatti a Paolo e Vittorio Taviani per Cesare deve morire. Mentre a Diaz - non pulire questo sangue di Daniele Vicari è andato il premio del pubblico.

Cesare deve morire è un adattamento di Shakespeare, girato in sei mesi interamente all'interno del braccio di sicurezza del carcere romano di Rebibbia, gli attori sono i detenuti stessi che -guidati dal regista Fabio Cavalli- realizzano uno spettacolo teatrale. Alla proiezione il film, unica opera italiana in concorso, era stato accolto da una standing ovation sia da parte del pubblico che della critica.

I fratelli Taviani avevano vinto due volte a Cannes, la Palma d'oro nel 1977 per Padre Padrone e il Grand Prix nel 1982 per La notte di San Lorenzo. L'ultimo film a vincere l'Orso d'Oro era stato La casa del sorriso di Marco Ferreri, mentre gli altri film italiani ad aver ricevuto il premio sono stati La notte (1951) di Michelangelo Antonioni, Il diavolo (1963) di Gian Luigi Polidoro, Il giardino dei Finzi-Contini (1971) di Vittorio De Sica, I racconti di Canterbury (1972) di Pier Paolo Pasolini.

Oltre all'Orso d'Oro, un altro importante premio per il cinema italiano è quello del pubblico, assegnato a Diaz - Non pulire questo sangue di Daniele Vicari (insieme a "Parada" di Srdjan Dragojevic e al brasiliano "Xingu" di Cao Hamburger). Il film che racconta i fatti avvenuti alla scuola Diaz durante il G8 di Genova è una coproduzione Italia-Francia-Romania. Anche questo film era stato accolto con grande emozione, come afferma lo stesso regista dopo aver ricevuto il premio: "Quando ho visto proprio qui a Berlino il film per la prima volta insieme a 1800 persone paganti, tra cui molti buyer, ero davvero emozionato. La reazione che c'è stata, a fine proiezione, mi stava facendo venire un infarto per quanto era sentita. Mi sono ritrovato in quell'occasione anche ad accogliere i pareri di un pubblico che veniva da ogni parte del mondo."

Le dediche per questi due importanti premi ricevuti dai registi italiani sono andate ai detenuti del carcere di Rebibbia per il film dei Taviani e al cinema italiano "a cui sta tornando finalmente la forza di raccontare cosa davvero accade in questo paese" per Daniele Vicari.


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