VIETATO! I limiti che cambiano la Fotografia

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Verzone Paolo

Un rettangolo monocromo come metafora di divieto. È il messaggio di Vietato! I limiti che cambiano la fotografia, una mostra che denuncia i limiti che sta attraversando la street photography, da sempre simbolo della libertà d’espressione.

A cura di Giovanna Calvenzi, Gabriele Caproni (l’ideatore) e Renata Ferri la mostra, organizzata in collaborazione con il Circolo Fotocine Garfagnana, sarà ospitata, dal 25 maggio al 15 giugno, alle Officine Fotografiche di Roma.
L’inaugurazione sarà animata da una tavola rotonda cui prenderanno parte Giovanna Calvenzi e Renata Ferri, photo editor del gruppo RCS, Gabriele Caproni, del Circolo organizzatore, i fotografi Emiliano Mancuso e Rocco Rorandelli (TerraProject) e l’avvocato Massimo Stefanutti, argomento di discussione, la situazione attuale della fotografia di strada, l'impatto sociologico della legge sulla privacy e le relative conseguenze.
Cinquantacinque autori italiani da Gabriele Basilico a Francesco Zizola, passando per Letizia Battaglia, Massimo Siragusa, Gianni Berengo Gardin, fino ai più giovani fotografi Pietro Masturzo e Davide Monteleone hanno accettato di oscurare lo sguardo dei protagonisti ritratti per portare alla luce i danni che la psicosi della privacy sta arrecando al modo di scattare dei nostri giorni.
L’obiettivo è far riflettere sulle leggi, troppo restrittive, attuate sul diritto all’immagine. Un rischio che sta minando l’esistenza della fotografia di strada e di reportage. Come scrive Piergiorgio Branzi: “Le restrizioni sulla privacy saranno un devastante tsunami per chi è avvezzo a rapinare volti anonimi. Si salveranno solo i reporters di guerra con piacere i superstiti affidano alla storia il loro volto eroico. Gli altri si trovano nell'impossibilità di avanzare postume richieste.”

L’azione concreta dei fotografi che vi partecipano è stata la deturpazione delle proprie immagini tramite l’applicazione di una pecetta nera posta sui volti dei soggetti ritratti. Uomini, donne e bambini vengono privati dell’espressione degli occhi diventando così simbolo di una protesta coerente che rispecchia il momento storico e artistico che stiamo vivendo. Secondo gli ideatori della mostra, infatti, se da un lato le normative sulla privacy ci rassicurano, per i fotografi che vivono intensamente e liberamente la street photography, tali leggi sono un vero e proprio limite alla libertà di espressione. Il mutamento non solo ostacola il rapporto tra fotografo e soggetto ma provoca danni irreversibili alla documentazione iconografica dei nostri tempi. Un grave danno che porterà alla frantumazione della memoria storica.

Espongono: Alessandro Albert, Marco Anelli, Isabella Balena, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin, Massimo Berruti, Michele Borzoni/TerraProject, Piergiorgio Branzi, Luca Campigotto, Alessandra Capodacqua, Lorenzo Castore, Enzo Cei, Francesco Cito, Ignacio Maria Coccia, Cesare Colombo, Edoardo Delille, Chico De Luigi, Stefano De Luigi, Federica Di Giovanni, Giulio Di Sturco, Simone Donati/TerraProject, Carlo Furgeri Gilbert, Gabriele Galimberti, Simona Ghizzoni, Alberto Giuliani, Elena Givone, Alessandro Imbriaco, Francesca Leonardi, Uliano Lucas, Sirio Magnabosco, Alex Majoli, Emiliano Mancuso, Martino Marangoni, Giovanni Marrozzini, Pietro Masturzo, Davide Monteleone, Antonella Monzoni, Cristina Omenetto, Pietro Paolini/TerraProject, Mario Peliti, Simone Perolari, Marta Primavera, Francesco Radino, Rocco Rorandelli/TerraProject, Giulio Sarchiola, Annette Schreyer, Shobha, Massimo Siragusa, Toni Thorimber, Giovanni Umicini, Riccardo Venturi, Paolo Verzone, Francesco Zizola/NOOR.


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Gino Bartali
Gino Bartali nasce a Ponte a Ema, in provincia di Firenze, il 18 luglio del 1914. A dodici anni interrompe gli studi. Lavora come aiuto meccanico per tre giorni alla settimana in una piccola officina di biciclette.   ...Continua a leggere

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