50 anni fa l'alluvione dell'Arno a Firenze

Firenze invasa dalle acque dell'Arno nel novembre 1966 Firenze invasa dalle acque dell'Arno nel novembre 1966
Cinquant’anni fa, venerdì 4 novembre 1966 Firenze si svegliava sotto un nubifragio e con l'Arno sul punto di superare gli argini.

Nel giro di poche ore tutta la città - così come i comuni della provincia attraversati dal fiume e dai suoi affluenti - verrà invasa da acqua e fango. Già nei giorni precedenti si erano verificate intense precipitazioni, e il livello dell'Arno era arrivato ai livelli di guardia, ma non era scattato l'allarme, in quanto le piene autunnali erano considerate “ordinaria amministrazione” e non avevano mai causato danni. Nessuno poteva aspettarsi quello che sarebbe avvenuto di lì a breve.

Nella notte fra il 3 e il 4 novembre 1966, i comuni del Casentino e della Valdarno cominciano a subire le prime tracimazioni, e vengono interrotte le linee ferroviarie e l'Autostrada del Sole (inaugurata solo due anni avanti - nel ’64 - dopo circa otto anni di lavori).

A Firenze, il torrente Mugnone straripa nei pressi del Parco delle Cascine, causando la morte di una settantina di cavalli di razza fra quelli custoditi nel complesso. La potenza inattesa delle piogge coglie tutti del tutto alla sprovvista e, quando le autorità cominceranno a cercar di rimediare, sarà ormai troppo tardi.

Poco prima dell'alba l'Arno straripa nei pressi del centro del capoluogo toscano, travolgendo la Biblioteca Nazionale Centrale e il quartiere Santa Croce. Poco dopo sarà la volta di Piazza Duomo e di Piazza della Signoria, mentre si comincia a cercare di mettere in salvo le opere d'arte e i beni preziosi, come i gioielli delle botteghe orafe su Ponte Vecchio.

Nel corso della giornata, l'acqua raggiungerà i sei metri d'altezza, e solo verso sera l'Arno comincerà lentamente a defluire lasciandosi alle spalle uno scenario di totale devastazione. 

Inizialmente le autorità rifiutano di diramare un bollettino del numero delle vittime, alimentando così le leggende metropolitane che parlano di centinaia di morti. Solo nel ‘96 l'Associazione “Firenze Promuove” è arrivata a stimare in trentaquattro il numero delle vittime, diciassette a Firenze e altrettante nella provincia.

Inestimabili i danni al patrimonio artistico e culturale: alla Biblioteca Centrale le acque hanno distrutto manoscritti antichi e rari esemplari di opere a stampa. Il Crocifisso di Cimabue nella Chiesa di Santa Croce - in cui sono sepolti Niccolò Machiavelli, Michelangelo Buonarroti, Galileo Galilei, Vittorio Alfieri, Ugo Foscolo -  è pressoché irrecuperabile, nonostante un tentativo di restauro. Tuttavia è nei magazzini degli Uffizi che si concentreranno i danni maggiori. Ed è qui che arriveranno in soccorso da tutta Italia quelli che poi passeranno alla Storia come gli “Angeli del fango”: ragazzi (e non solo) che si precipiteranno da volontari a Firenze per dare una mano a salvare il salvabile dalla Biblioteca e dai sotterranei dei musei prima che sia troppo tardi.

 

Pubblicato in Ambiente

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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