Allarme rosso siccità, inevitabile lo stato di emergenza

Allarme rosso siccità, inevitabile lo stato di emergenza
Il 2022 ha portato una grande tempesta nel settore dell’agroalimentare: pandemia; guerra tra Russia e Ucraina; inflazione; esplosione dei costi energetici ed interruzione di alcune filiere di approvvigionamento.

Il tutto accompagnato dalla crisi climatica e siccità, da cui, stando allo studio di Ambrosetti presentato in occasione del sesto Forum Food & Beverage di Bormio, potrebbe derivare un danno di un miliardo di euro all’anno per il settore agricolo italiano.

Caldo afoso e temperature nettamente superiori alla media di mese e stagione. Il Po ed il Tevere si stanno riducendo ai minimi storici, prosciugati da una siccità perdurante che rischia di tradursi in una vera e propria emergenza idrica.

“La situazione è più drammatica di quello che possa apparire, sarà gestibile senza piogge al massimo per 10-15 giorni”, dichiara il governatore della Lombardia, Attilio Fontana.

Lo stato d’emergenza, secondo il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, è “inevitabile”. In settimana si dovrebbe anche tenere una riunione del Governo per analizzare la situazione nelle varie regioni e valutare eventuali misure per fronteggiare l’emergenza. Tra i partecipanti ci saranno Patuanelli, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani e probabilmente il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio.

A causa delle scarse precipitazioni dei mesi scorsi, mancano adeguate riserve idriche. “La primavera, salvo aprile, è stata poco piovosa e ora si entra in estate, dove le precipitazioni saranno ancora più esigue. La situazione è critica – allarma Bernardo Gozzini, climatologo e direttore Lama-Cnr –. Si parla già di razionare l’acqua al Nord e ci si sta ragionando anche per il Tevere”. Già l’agricoltura, tramite i consorzi di bonifica, sta razionando l’acqua, distribuendola in orari precisi. Un bene essenziale per produrre cibo e, di conseguenza, per il sistema Paese. I pericolo sono molti.

Le previsioni meteo, peraltro, sono chiare e molto preoccupanti. “Ci aspetta un ulteriore periodo di grande caldo, in tutto il Paese, con temperature superiori alla media di quattro o cinque gradi. In alcune aree, ancora di più – dice Gozzini –. La situazione cambierà venerdì sera, al Nord, in Toscana e nel Lazio settentrionale, non a Roma. Per quarantotto ore, le temperature saranno un poco più vicine alla normalità. Poi, ritornerà il caldo intenso”.

Il drammatico primato del 2003, quando si registrò il mese di giugno più caldo della storia in Italia, potrebbe essere superato.

Molti sono i rischi di questo drammatico scenario. “Boschi e foreste sono in stress termico e idrico – dichiara Gozzini – e sta salendo il rischio incendi”. Alti pure i rischi per la salute: “siamo passati bruscamente da temperature nella norma a un caldo straordinario senza il periodo intermedio per abituarsi. Ciò è particolarmente pericoloso per anziani e cardiopatici”.

Si guarda, con grande preoccupazione, in avanti. “In futuro – conclude il climatologo Gozzini – il tema sarà come gestire le risorse d’acqua, creare nuovi invasi o usare tecnologie che ci consentano di rimpinguare le falde. In Italia, c’è una siccità ogni cinque anni dal 2000. Questo è lo scenario che ci attende”.

Nel frattempo, si valuta la richiesta più insistente delle Regioni: “fare arrivare al più presto la poca acqua disponibile: quella degli invasi idroelettrici. Parlare ora di costruire nuovi invasi è Accademia”. Oggi, nella Conferenza delle Regioni si chiederà al governo lo stato di emergenza, tentando una posizione comune.

Pubblicato in Ambiente

 


 

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