Cina. Emissioni di CO2 inferiori a quanto stimato finora

Cina. Emissioni di CO2 inferiori a quanto stimato finora
Secondo nuove stime le emissioni di biossido di carbonio da parte della Cina sono state sovrastimate dalle agenzie internazionali  per oltre un decennio. Potrebbero essere inferiori del 10-14% rispetto a quanto pensato finora.

Tra i paesi altamente industrializzati la Cina è stata considerata il maggior responsabile nell’incremento di biossido di carbonio (CO2) nell’atmosfera terrestre, con tutto ciò che questo comporta in termini di ambiente, inquinamento, effetti sulla salute e sul riscaldamento globale. Tuttavia secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature, le emissioni di CO2 da parte della Cina sarebbero più basse rispetto a quanto si è ritenuto nel corso dell’ultimo decennio: circa il 14% in meno da quanto stimato nel 2013 da parte delle agenzie governative sia cinesi che internazionali.

Allo stato attuale delle cose la ricerca sembra produrre risultati incerti quando si tratta di calcolare accuratamente le emissioni cinesi di biossido di carbonio. La Cina è stata ritenuta responsabile di ¾ dell’incremento globale delle emissioni di CO2 proveniente dai combustibili fossili e dalla produzione del cemento nel corso degli anni 2010-2012. D’altra parte è stato evidenziato come differenti studi possano produrre stime delle emissioni che oscillano anche del 40% nel corso di uno stesso anno.  

In una nuova ricerca, resa possibile dalla collaborazione tra l’ Harvard University, l’ University of East Anglia (UEA), la Tsinghua University e altri 15 istituti internazionali di ricerca, un team internazionale di studiosi ha rivalutato le stime sulle emissioni di CO2 durante il periodo 1950-2013, utilizzando sia i classici dati sull’ammontare complessivo di combustibili bruciati, che un insieme di nuove misurazioni, quali  l’ammontare di biossido di carbonio in rapporto alle singole unità di carburante utilizzato, e soprattutto la tipologia di combustibile impiegato. Infatti in Cina viene ampiamente utilizzato carbone di bassa qualità, contenente meno carbonio rispetto a quello di qualità elevata, che bruciando produce una quantità inferiore di energia e di CO2.

Il professor Dabo Guan dell'università dell'East Anglia ha dichiarato che i nuovi risultati prodotti da questa revisione dipendono dall’aver introdotto un nuovo fattore, la qualità del combustibile,  nella misurazione delle emissioni, precedentemente trascurato dall’ IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e dalla maggior parte delle fonti di dati internazionali. “La Cina è il più grande consumatore di carbone al mondo ma brucia carbone di bassa qualità, come la lignite, che ha un potere calorifico e un contenuto di carbonio inferiori rispetto a quello usato in Occidente. I nostri risultati suggeriscono che le emissioni cinesi di CO2 sono state sovrastimate negli ultimi anni" ha affermato il professor Guan. Secondo il ricercatore britannico l’aver raffinato le stime sulle emissioni annuali di CO2 rappresenta un’importante passo avanti, poiché l’attuazione dei programmi di riduzione delle emissioni necessitano di stime annuali precise che riducano le incertezze dei dati.

Così, dopo aver introdotto i nuovi indici nelle misurazioni, è stato riscontrato che il consumo energetico cinese nel periodo 2000-2012 è del 10% superiore rispetto a quanto riportato dalle statistiche nazionali cinesi, ma anche che le emissioni dal consumo di carbone sono state in media inferiori del 40% ai livelli predefiniti raccomandati dall'IPCC, mentre le emissioni legate alla produzione del cemento risultano del 45% più basse.

Le nuove stime indicano che nel 2013 le emissioni di CO2 da combustibile fossile  e cemento sono paria 2,49 miliardi di tonnellate, il 14% in meno rispetto alle stime degli istituti statunitense (Cdiac) ed europeo (Edgar), che costituiscono le fonti ufficiali  alla base del quinto rapporto dell'IPCC, che ha l’obiettivo di fornire evidenze scientifiche per le trattative politiche sul cambiamento climatico che si terranno quest’anno a Parigi. Inoltre le emissioni cinesi di CO2 risultano inferiori (il 10%) anche rispetto alle recenti pubblicazioni del Global Carbon Project, progetto che fornisce annualmente gli aggiornamenti sulle emissioni globali di biossido di carbonio.

Un ulteriore fonte di incertezza nei risultati incoerenti finora prodotti  dalla ricerca sulle emissioni deriva dal fatto che il governo cinese pubblica dati sul consumo energetico a livello sia nazionale che provinciale, e spesso tali statistiche sono contrastanti tra loro. Il Professor Corinne Le Quéré,  a capo del Centro di ricerca sul Cambiamento climatico presso l’University of East Anglia, nonché co-autore degli aggiornamenti annuali sulle emissioni per il Global Carbon Project,  sottolinea sia la presenza di incertezze nei dati cinesi a causa della discrepanza tra dati locali e dati nazionali, che la necessità di continuare a lavorare in questo campo per risolvere i problemi di misurazione: “mentre affiniamo le nostre stime delle emissioni di carbonio e ci avviciniamo a un’immagine precisa di ciò che sta accadendo, siamo in grado di migliorare le nostre previsioni climatiche e di informare meglio la politica sul cambiamento climatico".

Fonti:  Nature

             Uea

 

 

 

 

 

 

 

 

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