È scomparso l’ara di Spix

l'ara di Spix l'ara di Spix
Un altro grido lanciato dalla natura ferita. Si è estinto in natura l’ara di Spix, il pappagallo blu diventato protagonista del film d'animazione “Rio”. Non volerà mai più nella foresta brasiliana.

Ad annunciare la sua scomparsa - come anche quella di altre sette specie di uccelli tropicali - è stata un’indagine statistica condotta da «BirdLife International», ong specializzata nella conservazione delle specie di uccelli esistenti al mondo. 

Oltre all’ara di Spix (nome scientifico: Cyanopsitta spixii), negli ultimi anni si sono estinti anche il Cichlocolaptes mazarbarnetti, il ticotico di Novaes, il Poo-uli, il gufo pigmeo del Pernambuco, l’ara glauca, il piccolo lorichetto rosso e la pavoncella caruncolata di Giava. Delle prime tre specie citate non esistono più esemplari neppure in cattività. 

L’ultimo avvistamento in natura di ara di Spix risale al 2000. Alcuni esemplari - il loro numero è piuttosto limitato - vivono in cattività, e l'obiettivo sarebbe quello di reintrodurne alcuni nella foresta, proprio come Blu, il protagonista del cartone animato omonimo “volato” dagli Stati Uniti al Brasile per aiutare la sua specie ripopolando le foreste. 

Tuttavia, ciò potrebbe essere inutile, in quanto, negli ultimi anni, l'estinzione è andata drammaticamente avanti in contemporanea con la riduzione dell'habitat naturale. Secondo gli etologi ed altri addetti ai lavori, la maggior parte fra tali estinzioni è imputabile proprio all’obbrobriosa deforestazione che a partire dagli anni Settanta - e in maniera ancor più forte a partire dai Novanta - sta distruggendo il Sudamerica. 

«Quando si parla di estinzioni la gente pensa ai dodo, ma le nostre analisi dimostrano che le estinzioni non solo continuano, ma stanno anche subendo un’accelerazione», ha dichiarato Stuart Butchart di «BirdLife International». «Storicamente, il novanta per cento delle estinzioni riguardava piccole popolazioni di uccelli che vivevano su isole remote. Ma ora è in corso un’ondata crescente di estinzioni continentali a causa della perdita di habitat innescata da agricoltura e disboscamento non sostenibili».

Un’ulteriore, ennesima, drammatica conferma e dimostrazione del fatto che i decenni di cosiddetto “progresso” che abbiamo alle spalle purtroppo non sono ancora riusciti ad insegnare un principio molto semplice che sarebbe comprensibile anche a degli alunni di seconda elementare: aprire continuamente delle “falle” nella “nave” su cui si sta viaggiando difficilmente può esser considerata una politica intelligente.

 

 

Pubblicato in Ambiente

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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