Fareambiente fa il punto sul nucleare in Italia

Alla Camera dei Deputati, il movimento ecologista europeo FareAmbiente ha tenuto una conferenza per fare il punto sulla situazione energetica italiana, ad un anno dal referendum che ha ribadito la contrarietà dell'opinione pubblica alla produzione da fonti nucleari.

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Roma 13-06-2012 - Oggi, alla Camera dei Deputati, il movimento ecologista europeo FareAmbiente ha tenuto una conferenza per fare il punto sulla situazione energetica italiana, ad un anno dal referendum che ha ribadito la contrarietà dell'opinione pubblica alla produzione da fonti nucleari. Tra i presenti Vincenzo Pepe, presidente nazionale FareAmbiente, Paolo Russo (Pdl), presidente della Commissione Agricoltura alla Camera, Agostino Ghiglia (Pdl) della Commissione Ambiente, il segretario generale Flaei-Cisl Carlo De Masi, il segretario del Comitato per il rilancio del nucleare Giorgio Prinzi, e gli esperti Franco Battaglia (Università di Modena) e Sergio Bartalucci (Istituto nazionale di fisica nucleare).

L'incontro è stato aperto dal presidente di FareAmbiente, Vincenzo Pepe: "Vogliamo capire cos'è cambiato ad un anno dal referendum, qual'è la strategia energetica del Paese. In Italia è difficile parlare di questi temi, non si vuole che se ne parli; non c'è educazione all'energia, piuttosto si tende a fare scelte basate sulla paura. Ma i piani energetici si fanno con la testa, non con la pancia: per questo siamo contro il fondamentalismo energetico, non abbiamo verità preconfezionate. Vogliamo solo capire di più".
Il prof. Franco Battaglia dell'Università di Modena ha illustrato, quindi, la sua posizione sul tema: "Dopo un anno dal referendum non è cambiato quasi niente: nel mondo il 95% dell'energia elettrica proviene dal nucleare, dal gas, dal carbone e dall'idroelettrico. La ragione è puramente tecnica: non abbiamo il potere di controllare il sole e il vento in base alle nostre necessità energetiche. Quindi proporre il solare e l'eolico come mezzi principali di sostentamento è una colossale frode, che ci costringe a pagare alla Francia, ogni anno, l'equivalente di un reattore nucleare. Si tratta di tecnica e di fisica. Non esiste alcun avanzamento tecnologico che possa far brillare di più il sole o soffiare di più il vento".
Un'opinione condivisa dal tavolo di FareAmbiente, che ha affidato al deputato Pdl Paolo Russo il compito di tirare le somme: "Rispetto il risultato del referendum, tanto inequivoco quanto frutto di un battage mediatico che annullò ogni verità tecnico-scientifica; al punto che, ad esprimere opinioni diverse da quelle accreditate, si rischiava di passare come 'nemici del popolo'. Non solo, fu anche uno tsunami ideologico che cancellò la ricerca scientifica nel nostro Paese e avvallò una spesa energetica straordinaria, illogica, improduttiva e incapace di creare occupazione. Insomma: da un anno a questa parte non è stato fatto niente, e stiamo peggio".

Pubblicato in Ambiente
Giovanni Currado

Responsabile editoriale dell'agenzia Agr Srl.
Giornalista e fotografo, autore di diversi reportages in Asia e Africa. Responsabile dello studio dell'immenso archivio fotografico Riccardi e curatore della collana "Fotografici" per Armando Editore.

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