Fukushima 4 anni dopo: le critiche di Greenpeace

Fukushima 4 anni dopo: le critiche di Greenpeace
Domani è il quarto anniversario dell’evento che l’ 11 Marzo 2011 sconvolse il Giappone: un terremoto di magnitudo 9 fu seguito da uno tsunami che, oltre a causare quasi 20.000 morti, provocò la fusione dei noccioli di tre reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

L'onda di tsunami che colpì l'impianto di Fukushima  era alta 14 metri di altezza (come riscontrato dalle tracce trovate) e mise fuori uso i sistemi elettrici che governano i sistemi di raffreddamento dei reattori della centrale, innescando così la crisi e la successione degli eventi occorsi. L’incidente venne classificato dall'AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica) al grado 7, il massimo grado della scala, prima raggiunto solo dal disastro di Cernobyl.

Attualmente, a 4 anni di distanza dall’ evento, l'associazione ambientalista Greenpeace offre un quadro non molto roseo delle conseguenze del disastro nucleare e del processo di decontaminazione, riassumendo in 10 punti gli aspetti più scottanti.

Tra questi viene evidenziato che il processo di decontaminazione sta generando elevate quantità di rifiuti radioattivi stoccati in 54 mila siti temporanei in tutta la Prefettura di Fukushima, con stime ufficiali parlano di 15-28 milioni di metri cubi di rifiuti nucleari. L’area contaminata al di sopra di 1mSv avrebbe un’estensione di duemila chilometri quadri e sarebbe difficile da decontaminare: il monitoraggio della radioattività svolto dalla stessa Greenpeace evidenzia che il 59% dei campioni presi in aree ufficialmente “decontaminate” era ancora oltre la soglia, con i livelli più alti rilevati lontano dalle strade.

Secondo Greenpeace un lavoro di decontaminazione completo sarebbe pressoché impossibile: le colline, le montagne e le foreste della Prefettura di Fukushima sono fortemente contaminate; il materiale radioattivo viene dilavato attraverso i corsi d’acqua e raggiunge anche aree precedentemente decontaminate, ricontaminandole. 

Altro aspetto importante è il raffreddamento dei reattori: la maggior parte delle acque contaminate sono state utilizzate durante il raffreddamento effettuato subito dopo l’incidente, ma sono necessarie circa 300 tonnellate di acqua ogni giorno per raffreddare il nocciolo rimanente e il combustibile fuso nei tre reattori. Tale acqua contaminata viene poi immagazzinata in circa mille vasche d'acciaio montate sul sito dal 2011 ad oggi.

La Tepco, azienda elettrica di Tokyo incaricata di contenere l’emergenza nucleare, aveva formulato un proprio programma nel quale stimava di riuscire a completare il trattamento delle acque contaminate entro la fine di Marzo 2015, ma lo scorso Gennaio la società ha annunciato di essere solo al 50% del lavoro.  Il risultato è che a dicembre 2014, un totale di 320 mila tonnellate di acqua altamente contaminata era ancora immagazzinata nei serbatoi.

Vi è poi il problema delle acque sotterranee: stime ufficiali calcolano che 800 tonnellate di acqua quotidianamente entrano in contatto con il sito, e circa 300/400 delle quali si contaminano. Secondo la Tepco tali acque si contaminano entrando in contatto con la superficie del sito e teoricamente non si miscelano con l’acqua all'interno degli edifici del reattore. Ad ogni modo, per isolare la superficie permeabile sono state proposte 2 soluzioni: un muro di lamiera della profondità di 30 metri, ma rilevazioni geologiche dimostrano che il terreno permeabile si estende fino a 200 metri sotto il suolo; la seconda soluzione sarebbe la costruzione di un muro di ghiaccio con una circonferenza di 1,6 Kilometri (costituito da tubi di ghiacci raffreddati a -30 gradi e inseriti per 30 metri nel sottosuolo), ma molti dubbi sono stati espressi anche dai consulenti della stessa Tepco.

Questo è lo stato attuale delle cose così come viene descritto da Greenpeace. Ma i problemi legati all’area di Fukushima non riguardano solo aspetti tecnici della decontaminazione Secondo fonti governative giapponesi oltre 120mila persone hanno abbandonato la zona a causa delle radiazioni e sono costrette  a vivere in abitazioni temporanee. Tra queste circa 80mila avevano ricevuto l’ordine di evacuazione direttamente dal governo a causa degli alti livelli di radiazioni presenti, mentre circa 40mila persone ha deciso di allontanarsi autonomamente da Fukushima e non intende più tornarvi, per paura riguardo la propria salute e per sfiducia nell'operato delle agenzie governative.

Pubblicato in Ambiente

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