Il vino italiano entra nel mondo delle tecnologie 4.0

Il vino italiano entra nel mondo delle tecnologie 4.0
Blockchain, servizi cloud e Big data nel mondo della produzione del vino sanciscono l'ingresso di uno dei settori produttivi più importanti del Made in Italy nel mondo del 4.0. 
Il focus realizzato da Societing4.0 indica che le imprese del nostro paese si stanno innovando con l'ingresso di tecnologie 4.0 all'interno della loro filiera e la nascita di start up che offrono servizi al comparto vitivinicolo. Un'analisi particolarmente approfondita è dedicata alla Campania dove le tecnologie 4.0 si integrano ancora a rilento ma sono varie le realtà locali che stanno intraprendendo la strada della digitalizzazione.
È quello che emerge dall'analisi del grado di maturità digitale delle imprese vitivinicole di qualità campane realizzata da Societing4.0 all’interno del progetto pilota PIDMed, un progetto nato da un protocollo di intesa tra l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e le CCIAA di Salerno e di Caserta in partnership con Unioncamere. Il progetto è guidato da Alex Giordano e Adam Arvidsson, due tra le menti più brillanti del pensiero critico contemporaneo in materia di innovazione, e la ricerca è stata condotta da Alessia Agata, giovane ricercatrice del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, insieme a tutto il team di PIDMed, un prototipo dei Punti Impresa Digitale (PID) previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0.
L'analisi ha preso in considerazione 40 tra le aziende più rilevanti del settore nelle provincie di Salerno e Caserta per cercare di analizzare quali strumenti digitali siano realmente utilizzati e in quale modo. “Uno degli aspetti interessanti che emerge da questa panoramica – ha spiegato Giordano, docente di Marketing dell’Università degli Studi di Napoli Federico II – è che molte imprese cercano nelle tecnologie 4,0 nuove risposte per raggiungere nuovi mercati, tuttavia non fanno lo sforzo di mettersi nell’ottica di considerare cosa è più rilevante per i loro pubblici. Nel vino, come nel mercato dell’export del food di qualità in generale, il tema della tracciabilità e della trasparenza è cruciale e sono molte le tecnologie che sosterrebbero i prodotti ad alto valore aggiunto, ad esempio la blockchain”. “Tuttavia – aggiunge Giordano – la blockchain è solo una tecnologia che serve solo se si innesta su protocolli e processi ben organizzati. Forse su questo fronte vale la pena lavorare intensamente e parallelamente all’individuazione delle tecnologie".
 
 
 
Dalla collaborazione del team di PIDMed con alcune aziende vitivinicole delle provincie di Salerno e Caserta sono nate in questi mesi nuove sperimentazioni di digitalizzazione che stanno rapidamente producendo effetti positivi. “Il territorio casertano è ormai noto a livello nazionale ma anche internazionale per i suoi ottimi vini. Ci sono realtà che si stanno dotando di tecnologie innovative per portare avanti tradizioni che rendono questi vini unici, come nel caso dell'Asprinio d'Aversa”, ha spiegato Tommaso De Simone, Presidente della Camera di Commercio di Caserta e Vicepresidente di Unioncamere Nazionale. “ Nell'Azienda I Borboni, ad esempio, sono stati digitalizzati i sistemi gestionali e di logistica utilizzando processo di automatizzazione non per snaturare le qualità peculiari di metodi di produzione che hanno reso celebri alcune eccellenze locali ma bensì per consentire a chi ci lavora di dedicarsi maggiormente e con attenzione proprio a quelle modalità di coltivazione così difficili, ma identitarie del territorio, come quella dell'alberata”.
Una propensione verso l'innovazione che si registra anche nella provincia di Salerno: “il comparto vitivinicolo nel nostro territorio è in costante crescita, l'export dei vini campani negli ultimi anni è cresciuto per più dell'80% e sta avanzando su altri livelli”, ha commentato Andrea Prete, Presidente della Camera di Commercio di Salerno e Vicepresidente Vicario di Unioncamere Nazionale. “Nel solo Cilento esistono realtà all'avanguardia che si sono dotate di tecnologie avanzate per ottenere i migliori vini possibili, con tutte le caratteristiche organolettiche delle uve e senza aggiunta di solfiti. È il caso ad esempio dell'azienda San Salvatore, tra le prime ad aderire al Voucher Digitale impresa 4.0, per dotare il vigneto di sensori IoT e la gestione di un quaderno di campagna digitale automatizzato che possa essere di sostegno ai suoi agronomi per costruire modelli previsionali in ottica di big data”.
 
 
Sul mercato italiano e internazionale di tecnologie specificamente pensate per il settore vitivinicolo ne esistono già una grandissima varietà. Si tratta di strumenti che si integrano nelle varie fasi della filiera produttiva, dalla lavorazione dei terreni e la cura delle piante fino agli aspetti legati alla distribuzione. Due esempi italiani nel settore sono Vegea, che ha brevettato un sistema per riciclare gli scarti della produzione del vino, come raspi, semi e bucce, e ricavare dei filati vegetali ecosostenibili che trovano applicazioni nella moda e nell'arredamento, eWenda, che ha sviluppato un sistema per gestire in maniera semplice la distribuzione e la localizzazione del prodotto durante le fasi della distribuzione. Nell'ambito della tracciabilità è anche da segnalare l'italiana EzLab che ha sviluppato, in collaborazione con Ernest&Young, il primo caso di vino certificato dalla tecnologia blockchain, progettato per la produzione vinicola di Cantina Volpone (Puglia, Italia).
Pubblicato in Ambiente

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