La moda ecosostenibile: arriva da Londra la BioCouture

Tessuti per la realizzazione di capi d'abbigliamento ottenuti dalla fermentazione del The. La ricercatrice Suzanne Lee espone al Museo della Scienza di Londra gli abiti ricavati dalla BioCouture, ossia: dalla lievitazione dei batteri che decompongono la caffeina.

Bio Couture_Suzanne_Lee

Tessuti per la realizzazione di capi d'abbigliamento ottenuti dalla fermentazione del The. La ricercatrice Suzanne Lee espone al Museo della Scienza di Londra gli abiti ricavati dalla BioCouture, ossia: dalla lievitazione dei batteri che decompongono la caffeina. 

Londra- Il Museo della Scienza, ha recentemente allestito una mostra denominata Trash Fashion: Designing Out Waste portando all'attenzione del grande pubblico il lavoro di Suazanne Lee, ricercatrice della School of Fashion & Textiles, che ha ideato un processo che, sfruttando la lievitazione messa in atto dai batteri che fermentano le bevande a base di caffeina rende possibile ottenere fibre tessili. Un progetto che la studiosa porta avanti da all'incirca dieci anni e che adesso inizia a dare i primi incoraggianti risultati: di fatto sempre più l'eco-sosteniblità dei prodotti diviene non solo un valore aggiunto per gli oggetti che sono immessi sul mercato, ma una vera e propria dote fondamentale affinché si instauri una green economy di consumo e massificata. La BioCouture, questo il nome dato al progetto dalla sua ideatrice, sfrutta un processo per il quale sono impiegati 30 litri di the ai quali si aggiungono del semplice zucchero: una volta che i microorganismi iniziano a nutrirsi del glucosio i batteri producono filamenti di nano-cellulosa da cui è possibie ricavare materiale sufficiente per realizzare alcuni capi. Il processo consente così di ottenere nel giro di circa due settimane una sorta di cuoio vegetale che può essere tagliato, modellato e infine colorato come si desidera. Alla dottoressa Lee è stata riconosciuta l'originalità, l'utilità e l'importanza della scoperta che potrebbe rivoluzionare il concetto alla base della moda: il consumismo. Con abiti assolutamente naturali e il cui tessuto risulta adattabile alle esigenze stilistiche più differenti, bizzarre e creative, acquistare sempre nuovi vestiti, liberandosi dei capi non più di moda, non andrebbe più ad incidere in modo permanente sull'ambiente: anzi gli indumenti che abbandonerebbero le grucce degli armadi verrebbero prontamente decomposti in modo naturale con impatto e costo zero. Inoltre la BioCouture sembra aver suscitato l'interesse di alcuni marchi low cost, e sebbene ancora in fase sperimentale la Lee ha ottenuto dalla sua nano-cellulosa diversi modelli di scarpe, giubbini e camicie; prevedendo l'adattamento del processo su scala industriale nel giro di un quinquennio. Potrebbe quindi darsi, che tra qualche anno, dire che ciò che si indossa andrebbe nel cassonetto, più che un insulto potrebbe divenire il sinonimo di una coscienza ecologista.

Luigi Paolicelli 

Pubblicato in Ambiente

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