La pesca del dattero di mare è reato ambientale. Marevivo esulta per la storica sentenza 

La pesca del dattero di mare è reato ambientale. Marevivo esulta per la storica sentenza 
Dopo anni di mobilitazione e lotta contro la pesca illegale dei datteri di mare e delle specie protette, Marevivo esulta per la sentenza del Tribunale di Torre Annunziata del 28 ottobre 2022, che arriva dopo quella del Tribunale di Napoli datata marzo 2022.

«La pesca del dattero di mare», scrivono i giudici, «determina un gravissimo e devastante impatto all’intero ecosistema marino. Pertanto, la condotta dei frodatori del mare costituisce il reato di disastro ambientale con condanne fino a sei anni, avendo potuto gli imputati usufruire di un terzo di sconto della pena per la scelta del rito abbreviato».

Si tratta di sentenze storiche che rappresentano un passaggio epocale nella difesa del mare, poco conosciuto rispetto al pianeta terrestre, probabilmente finanche di quello stellare e troppo spesso sfruttato come risorsa economica, senza la piena consapevolezza della casualità della sopravvivenza umana con lo stato di salute del mare.

I ladri del mare non saranno dunque raggiunti da “semplici” sanzioni amministrative o non saranno loro contestati reati minori: chi pesca datteri di mare risponderà del reato di disastro ambientale con tutte le conseguenze in ordine di pene che ne derivano, così come chi li metterà sul commercio, risponderà del reato di ricettazione (condanna a tre anni, sempre per riduzione di un terzo per la scelta del rito abbreviato).

La battaglia non è ancora conclusa perché si dovrà colpire chiunque favorisca in ogni forma - anche con il consumo - l’alimentarsi di un mercato che ha conseguenze drammatiche per l’ambiente e ciò sarà possibile attraverso una serrata campagna di informazione con capofila le sentenze a far quanto meno da deterrente laddove non ci sia una piena consapevolezza etica della questione.

L’Associazione Marevivo continuerà nella sua missione così come da oltre trent’anni laddove nel lontano 1988 chiese un intervento al Ministro della Marina Mercantile che emanò un decreto di proibizione della pesca, poi integrato con la proibizione alla detenzione e all’importazione.

In questa continuità si inserisce la costituzione di parte civile di Marevivo nell’ambito dei procedimenti penali avanti al Tribunale di Napoli e di Torre Annunziata sebbene feroci sono stati i tentativi della difesa degli imputati, di estromettere l’associazione dai processi.

Sono ancora in corso altri processi ed in particolare quello a carico di pescherie e ristoranti che ricettavano ai loro clienti il «frutto di mare proibito e tanto costoso»: Marevivo parteciperà al processo risultando doverosa e necessaria la stretta collaborazione tra istituzioni, privati e associazioni anche per favorire un atteggiamento culturale consapevole all’interno delle aule di giustizia così come in tutta la società civile.

«Riponiamo fiducia nella istituzione del Ministero del Mare, che possa traghettare quel sentimento che Marevivo ha profondamente avvertito da oltre trent’anni e che oggi è stato riconosciuto nelle aule di giustizia, in una legislazione volta a cristallizzare l’assoluto bisogno della salvaguardia del mare, attraverso disposizioni volte a garantire la tutela dell’ecosistema marino che non si nutre di sentenze di condanna ma di azioni volte a prevenire scempi talvolta dalle conseguenze irreversibili», ha dichiarato l'Avv. Mariagiorgia De Gennaro, Delegato Marevivo Vico Equense.