Le sfide dell'Architettura del Paesaggio | New Zeland: Orongo Station Project

Le sfide dell'Architettura del Paesaggio | New Zeland: Orongo Station Project
"Orongo Station Conservation Master Plan" è un progetto concepito per la salvaguardia di una zona a destinazione agricola. La vasta area si sviluppa su una superficie di circa 3.000 ettari, distribuita lungo la costa orientale di Poverty Bay, sull'Isola del Nord della Nuova Zelanda.

Nel 2003, Orongo Station era una tipica area destinata ad allevamento di pecore. Il territorio era divenuto impervio a causa della selvaggia espansione pastorizia, e aveva esaurito le risorse di piante erbacee naturali. Inoltre, l'intera area era sottoposta a grave rischio ambientale a causa dell'azione della nebbia salina che, risalente dal mare, esponeva i pendii della costa all'inevitabile erosione. Ancor prima, e fin dall'insorgere dei primi insediamenti Maori, seguiti poi da quelli dei coloni inglesi, brutali deforestazioni erano state effettuate dagli umani lungo tutta la foresta pluviale, che copriva la maggior parte della superficie della Nuova Zelanda. Tale circostanza aveva contribuito alla desertificazione dell'habitat naturale, facendo sparire la ricca varietà di uccelli, anfibi e invertebrati che brulicava all'interno della foresta. Infine, con l'introduzione di topi, gatti, conigli e altri mammiferi alieni, si decimarono gli uccelli nativi e le popolazioni di anfibi.

Il progetto per la stazione di Orongo, che orienta strategie al restauro ecologico dell'intera area (oltre 75 ettari) pur mantenendo l'attività destinata ad allevamento di pecore, si propone come modello importante di sostenibilità e di architettura del paesaggio. Agisce sul territorio con un programma d'interventi tesi alla rigenerazione di un'ecologia devastata dall'espansione selvaggia della produzione agricola, ponendosi come obiettivo finale la reintroduzione del Tuatara, un rettile preistorico ad alto rischio di estinzione.

E' stata dunque ripristinata una zona umida di acqua salata, e costruita una zona umida d'acqua dolce progettata per ospitare inondazioni stagionali: in questo modo, i bacini idrografici si autoalimentano grazie alle acque di marea, a quelle piovane e a quelle d'acqua dolce d'entroterra. Lungo il territorio alcune isole sono state dimensionate e modellate dal riempimento creato dallo scavo dei canali idrici, e una fitta piantumazione di arbusti e alberi del bosco costiero (più di 500.000) sono stati piantati per avviare il rimboschimento della terra resa arida dalle pecore che vi pascolavano. Grazie alla meticolosa attività ecologica che ha ridotto il rischio di predazione, i roditori esistenti e parassiti sono stati sradicati, il sito oggi si propone come ideale rifugio per gli uccelli migratori nidificanti, con un programma a regime di controllo dei parassiti, vigile e aggressivo, supportato da un sistema audio che riproduce le chiamate di uccelli. Infine, l'ecologia, l'agricoltura e il paesaggio culturale sono stati inglobati in un sistema di giardini che guardano indietro nella storia ambientale dell'isola. Tra questi, con discrezione, si ergono alcuni edifici adibiti a residenze e a capannoni agricoli, perfettamente integrati nell'ambiente con piante e terrapieni che creano spazi formali e informali ricchi di narrativa naturale, per raccontare la Nuova Zelanda tra ecologia e cultura, distillando le forze primarie al lavoro, e ricomponendole in un linguaggio contemporaneo.

Il team di esperti, orchestrato dall'architetto newyorchese Thomas Woltz, paesaggista di fama mondiale, ha visto la partecipazione di funzionari pubblici, soggetti privati e professionisti locali che hanno lavorato insieme, non solo alla nuova pianificazione ecologica ma anche alla ricostruzione dell'importante profilo storico della zona che offre un ricco paesaggio culturale. Infatti, nel 1100, la stazione è stata il punto di approdo per la grande migrazione dei Maori e, nel 1769, anche per l'equipaggio del Capitano Cook, quando fu scoperta la Nuova Zelanda. La successiva colonizzazione che ha sottoposto il sito al continuo esaurimento delle risorse ha indotto il Parlamento della Nuova Zelanda a stabilire, in collaborazione con i funzionari ambientali locali e capi tribù Maori, la progettazione e realizzazione di molteplici attività agricole produttive sottoposte a un regime di restauro per riparare i danni ecologici degli ultimi 100 anni. Un aspetto importante della filosofia che ha governato il progetto è stata l'integrazione e l'inserimento delle tribù native che sono state coinvolte nel processo di progettazione. Inoltre, è stata dedicata alla tribù indigena Maori un'area per ripristinare il cimitero storico che insiste sulla proprietà, e che è ancora in uso. Non di meno, sono state conservate e valorizzate le costruzioni dei terrapieni costruiti dai Maori -strutture di difesa, fosse per la conservazione degli alimenti, e altro ancora- che hanno contribuito alla pianificazione delle nuove strategie di progettazione applicate. Infine, questo progetto ha fornito un valido contribuito all'economia locale, offrendo opportunità con l'impiego della popolazione locale impegnata al restauro ecologico (Nelson Byrd Woltz Landscape Architects).

Pubblicato in Ambiente
Stefania Brugnaletti

Sito web: www.awish.it

Architetto e curatrice di progetti di valorizzazione artistica. Fondatrice di a Wish Consultancy agenzia internazionale offre servizi di consulenza nel settore della creatività (architettura-artecontemporanea-moda). E' persona Interculturale plurilingue orientata verso nuovi indirizzi di ricerca. Esperta consulente d'arte è autrice di testi.

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