Riforma Pac, raggiunto accordo nell’Unione

Onofrio Rota Onofrio Rota Foto G. Currado © Agr
Accordo finalmente raggiunto sulla futura Politica agricola comune, che entrerà in vigore il primo gennaio del 2023. Una futura Politica agricola comune più equa, verde e maggiormente basata sull’efficacia, che mira ad offrire un futuro sostenibile agli agricoltori europei.

Per ora si tratta solamente di un’intesa tecnica, approvata scorsa settimana dal consiglio agricolo, che apre la strada ad investimenti nelle aziende agricole italiane per circa 50 miliardi da qui fino al 2027 (fino ad allora continuerà ad applicarsi un regime transitorio concordato nel 2020).

Innanzitutto è un compromesso sui cosiddetti eco-regimi, che dovranno consentire agli agricoltori di continuare con investimenti sempre più compatibili con l’ambiente.

Poi, c’è grande attenzione ai diritti dei lavoratori. “Mi riempie di grande soddisfazione – dichiara il Commissario Europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski – poter affermare che ce l’abbiamo fatta. Su alcuni punti avremmo potuto desiderare un risultato diverso, ma nel complesso penso che possiamo essere soddisfatti”.

Una Pac schierata al fianco dei lavoratori. Le aziende, infatti, che vengono scoperte in sede di controlli a far uso del lavoro nero non avranno diritto ai contributi delle Politiche Agricole Comunitarie. E’ la grande novità introdotta da questo pacchetto di aiuti Ue.

“Abbiamo finalmente inserito il terzo pilastro della politica agricola – sottolinea Paolo De Castro, parlamentare Ue ed ex ministro dell’Agricoltura – quello sociale: d’ora in poi la Pac non finanzierà più gli agricoltori che non rispettino i diritti dei propri dipendenti, ponendo fine alla concorrenza sleale verso la stragrande maggioranza degli imprenditori”.

Proprio su quest’ultimo aspetto la Fai Cisl ha rilasciato la sua dichiarazione: “Finalmente un primo passo importante è stato compiuto con un accordo che prevede l’inserimento dei diritti dei lavoratori tra i criteri dei controlli sui finanziamenti”. Anche se avrebbe voluto disposizioni più stringenti: “Si prevedono verifiche ex-post a campione sulle aziende che ottengono i finanziamenti – dichiara Onofrio Rota, Segretario Generale della Fai Cisl –, dunque il risultato raggiunto non realizza pienamente tutte le nostre aspettative sulla condizionalità sociale, ma indubbiamente rappresenta l’avvio di una nuova fase anche per responsabilizzare maggiormente le imprese e contrastare la concorrenza sleale di chi fa dumping sociale sulla pelle dei lavoratori agricoli”.

Soddisfazione esprime anche Giorgio Mercuri, Presidente di Alleanza cooperative Agroalimentari, che aggiunge: “Serve un chiaro indirizzo di rafforzamento delle strutture economiche controllate dai produttori agricoli”.

Non così positiva, invece, Confagricoltura, il cui presidente, Massimiliano Giansanti, dice: “Non possiamo dirci soddisfatti. E’ passato, di fatto, il principio che le imprese agricole devono aumentare gli impegni in materia di sostenibilità ambientale, ma a fronte di minori risorse finanziarie. E il taglio sarà soprattutto a carico delle imprese orientate agli investimenti, alle innovazioni e all’aumento dell’occupazione”. Questo perché le trattative per il rinnovo della Pac si erano aperte nel 2018 e riprese all’indomani della pandemia. Si è cercato, quindi, di armonizzarne i contenuti con quelli del Pnrr: per cui una parte dei 387 miliardi che verranno erogati da qui al 2027 a tutti i Paesi europei (all’Italia ne toccano poco meno di 50) è vincolata a parametri ambientali e di sicurezza.

Plaudono Coldiretti e la Cia, invece, alle novità positive dell’accordo che verrà sottoposto in settimana al varo dei ministri delle Politiche Agricole e avrà via libera definitivo da Strasburgo a settembre.

“La riforma della Pac – dichiara Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti – potrà portare risultati tangibili solo se si terrà nel debito con l’impatto delle misure previste nella nuova Politica agricola rispetto alle azioni previste dalle Strategie europee della Farm to Fork e della biodiversità”.

Per Cia-Agricoltori Italiani il cui presidente, Dino Scanavino, spiega: “Finalmente l’agricoltura europea si avvia verso una reale riforma della Pac 2023-2027 più equa, sostenibile e per gli agricoltori. Ora serve – prosegue – subito un lavoro serio con il Piano strategico nazionale per salvaguardare la competitività delle imprese agricole”.

Pubblicato in Ambiente

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