Rinnovato per il 2022 il decreto contro la pesca illegale di oloturie

Rinnovato per il 2022 il decreto contro la pesca illegale di oloturie
Una buona notizia in chiusura di anno, grazie al rinnovo del provvedimento firmato mercoledì 29 dicembre 2021 dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Provvedimento che vieta la pesca, la detenzione a bordo, il trasbordo ovvero sbarco di esemplari di oloturie (echinodermi della classe Holothuroidea, conosciuti comunemente come “cetrioli di mare”) e che sarà in vigore dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022.

Marevivo esulta ma chiede che il decreto diventi definitivo: «Siamo orgogliosi di questa vittoria che rappresenta un ulteriore passo a favore della conservazione e della protezione di mari e oceani», dichiara la Presidente della Associazione ambientalista Rosalba Giugni.

Marevivo Onlus, che si batte da anni per la tutela di questi animali, già nel 2018 aveva ottenuto un decreto che ne vietava la pesca e da allora lotta affinché il divieto diventi definitivo. Il divieto era già stato rinnovato per il 2020 dall’allora ministra Teresa Bellanova al fine di assicurare la salvaguardia di questi importanti ecosistemi, oggi a rischio a causa dell’attività umana.

Il problema del traffico illegale di oloturie va al di là dei confini nazionali e riguarda soprattutto i Paesi asiatici dove vengono consumate fresche o essiccate (trepang). Con l’aumento della richiesta del mercato asiatico si è diffuso il prelievo senza regole che ha impoverito, in poco tempo, il nostro mare rischiando di compromettere il buon funzionamento degli ecosistemi.

Le oloturie vivono sui fondali marini e hanno un ruolo fondamentale nell’equilibrio dell'ecosistema marino. Questi organismi invertebrati riciclano, infatti, le sostanze nutritive presenti nei sedimenti e nella materia organica di cui si nutrono, distruggendola e scomponendola, esattamente come fanno i lombrichi sulla terra. Una volta espulsa dall’apparato digerente tale materia “trattata” diventa alimento per le alghe e i coralli, oltre a favorire l’attecchimento di altri organismi ed aumentarne il benessere.

Uno studio pubblicato nel 2011 sul «Journal of Geophysical Research» ha evidenziato come il processo di digestione delle oloturie conferisca ai loro rifiuti un ph leggermente basico e che quindi contribuisce a proteggere l’acqua che li circonda dal processo di acidificazione che gli oceani stanno soffrendo.

«La pesca abusiva delle oloturie comporta un gravissimo danno alla biodiversità presente nei tratti di mare interessati, nonché l’alterazione grave ed irreversibile dell'ecosistema marino», prosegue Rosalba Giugni «Ricordiamo che l’ecosistema marino produce più del 50% dell’ossigeno che respiriamo, assorbe un terzo dell’anidride carbonica, uno dei gas responsabili dei cambiamenti climatici e rappresenta il 98% del territorio dove è presente la vita. Ma perché tutto ciò avvenga è necessario che il mare sia in buona salute, tutelando dal più grande cetaceo al più piccolo essere vivente. Per questo chiediamo con forza che il decreto diventi definitivo. Il nostro ringraziamento per l’impegno concreto e fattivo va a Francesco Battistoni, Sottosegretario al Ministero delle Risorse Agricole con delega alla pesca».

Pubblicato in Ambiente

 


 

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