Ripartire dalla Natura e dall’Ambiente: Parco Regionale di Veio, un’escursione sul Monte Musino

Ripartire dalla Natura e dall’Ambiente: Parco Regionale di Veio, un’escursione sul Monte Musino
Si è svolta domenica 5 luglio 2020 a partire dalle ore 9.00 l’escursione sul Monte Musino organizzata dall’Associazione UniAmo Sacrofano con il Patrocinio del Comune di Sacrofano e dell’Ente Parco Regionale di Veio.

«Ecco soprattutto ciò che intendo per avventura, nell’accezione più vasta e coinvolgente del termine. Scoprire se stessi è indubbiamente la più stimolante delle avventure. Ma lo è ancor più se questa ricerca ha per sfondo la grande natura intatta, rimasta fuori dalla portata di chi troppo spesso non sa, o non vuole, coglierne la preziosità. La natura è vita ed è la nostra stessa salvezza, non soltanto fisica» (Walter Bonatti, Giorno per giorno, l’avventura. Appunti radiofonici, Contrasto, Roma 2014)

Mutatis mutandis, e fatte tutte le dovute differenziazioni di luogo (nonché di altitudine!), è più o meno questo lo spirito che ha attraversato la passeggiata naturalistica fatta nel cuore del Parco di Veio.

La guida ambientale escursionistica Elisa Achilli ed il geologo Fabio Facciaroni hanno condotto i partecipanti illustrando le emergenze storiche, naturalistiche e geologiche di questo antico ed affascinante luogo.

Panoramici percorsi hanno portato fino alla cima di Monte Musino, dove in passato fu rinvenuto un altare con dedica a Giove Tonante e ad Ercole Musino. Dal luogo, soprannominato “Praterina Tonna” dagli abitanti di Sacrofano, è possibile godere di una magnifica ed emozionante veduta che spazia dalla campagna romana, alla cupola di San Pietro fino al Mar Tirreno.

Nel corso dell’escursione - un giro ad anello di circa otto km - è stata attraversata la Macchia di Sacrofano, l’area boscosa più estesa del Parco di Veio (fra i nove comuni toccati dal Parco, Sacrofano è l’unico ad avere l’85% del comune all’interno del Parco medesimo - ed infatti ospita la sua sede) ed i presenti hanno avuto la possibilità di ammirare una vista mozzafiato da Praterina Tonna.

Un tour a stretto contatto con la natura, seguendo il principio del cosiddetto “turismo lento” per provare a sfuggire al mondo troppo veloce - e purtroppo a volte forsennato - in cui viviamo quasi quotidianamente. Un modo per incoraggiare al superamento delle avversità e per dimostrare che, anche in un periodo storico a dir poco difficile, una rinascita è possibile. Il desiderio, la speranza, la forza e l’audacia. In altre parole, il concetto di “ripresa”.

Il vuoto sociale vissuto in questo periodo di crisi causato dall’emergenza sanitaria, sociale ed economica ha portato (e sta portando) a momenti di sconforto.

Nel corso dei due mesi e mezzo di lockdown, siamo stati tutti costretti a reinventarci una quotidianità fra le mura domestiche. Tutti abbiamo subito - e ovviamente abbiamo dovuto osservare - le restrizioni di quel periodo. Alcuni di noi - compreso chi scrive - hanno incontrato il Covid sul loro cammino e si son fatti un mesetto circa - giorno più giorno meno - di quarantena domiciliare obbligatoria. Altri avevano la possibilità di circolare - magari per questioni di lavoro - ma si trovavano ad attraversare città semideserte - qua e là popolate da piccoli gruppi di gente irresponsabile che non rispettava le regole - desolanti e deprimenti. Ma in ogni caso, tutti noi, per forza di cose,  abbiamo dovuto modificare improvvisamente il nostro modo di vivere.

Ecco, in entrambi i casi, quando si era confinati fra le mura domestiche ed i balconi (o fra le mura domestiche e i giardini), cosa era possibile fare? Dopo un iniziale senso di sbandamento e di frastornamento, abbiamo scoperto che, tutto sommato, era possibile far "volar via" i giorni abbastanza in fretta anche stando a casa. Lavorando al pc, scrivendo, scattando fotografie, disegnando, suonando, leggendo, vedendo film, facendo attività fisica.

Ma alcune cose, anche con tutta la buona volontà di questo mondo, non era possibile farle. Fra queste, oltre a lunghi giri in macchina, in moto o in bicicletta, troviamo proprio le escursioni a piedi in campagna, in collina ed in montagna. Le avevamo “a tiro”, a pochi km - o, come nel caso di chi risiede nei comuni all’interno del Parco Regionale di Veio, a poche centinaia di metri -, ma non era permesso farle.

Ed oggi potrebbero/dovrebbero rappresentare un ottimo e costruttivo modo per ripartire.

Lo so, ora fra i lettori/lettrici qualcuno potrebbe pensare che credo fermamente nel valore della Natura, dell’Ambiente e dell’attività fisica immersi nella Natura medesima, che considero tali iniziative come fondamentali per trovare (o ritrovare) l’unione e lo spirito di comunità (quella stessa unione e quello stesso spirito che, nelle primissime settimane dell’emergenza sanitaria, ci portava ad affermare - credendoci veramente - che un giorno l’altro «ne usciremo più forti») e che stimo profondamente coloro i quali/le quali le organizzano e se ne fanno promotori/promotrici. È vero. È proprio così.

 

Il Parco Regionale di Veio è un’area naturale protetta della provincia di Roma ed il suo territorio forma un triangolo che vede la via Flaminia ad Est, la via Cassia ad Ovest e la via provinciale Campagnanese a Nord. Il territorio interessa il cosiddetto Agro Veientano, dominato dalla città etrusca di Veio e contraddistinto da interessanti elementi storici, naturalistici e paesaggistici.

Ricco di monumenti e luoghi d’interesse (la villa romana di Campetti – rovine archeologiche che si estendono per circa dieci ettari ed in cui sono riconoscibili una cisterna ed un ninfeo -, una zona funeraria – della quale rimane accessibile la tomba delle anatre -, la Mola di Isola Farnese - un mulino dei primi anni del Novecento con il suo Fosso della Mola -, Fosso Piordo – una piccola cascata nei pressi del mulino -, il biotopo del  Follettino, il vulcano di Sacrofano), il territorio del parco abbraccia nove comuni (Campagnano, Castelnuovo di Porto, Formello, Magliano Romano, Mazzano Romano, Morlupo, Riano, Roma e, ovviamente, Sacrofano).

Per quanto riguarda la flora, troviamo varie tipicità a seconda delle peculiarità della zona. Nell'area centro settentrionale del parco si possono riconoscere il cerro (Quercus cerris), l'acero (Acer campestre), il carpino nero (Ostrya carpinifolia), il bagolaro (Celtis australis), l'orniello (Fraxinus ornus), il castagno (Castanea sativa), il carpino bianco (Carpinus betulus), il leccio (Quercus ilex), roverella (Quercus pubescens).

Nel sottobosco sono presenti il biancospino (Crataegus monogyna), il corniolo (Cornus mas), la sanguinella (Cornus sanguinea), il ligustro (Ligustrum vulgare), la berretta da prete (Euonymus europaeus), il rovo (Rubus ulmifolius), il prugnolo (Prunus spinosa), la rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens), la primula (Primula veris), la melissa (Melittys melissophyllum), il gigaro chiaro (Arum italicum), la viola mammola (Viola alba), l'euforbia delle faggete (Euphorbia amygdaloides), l'anemone degli Appennini (Anemone apennina), l'edera (Hedera helix), la vitalba (Clematis vitalba) e l'asparago selvatico (Asparagus acutifolius).

 

Il prossimo appuntamento sarà per sabato 25 luglio 2020, con una suggestiva escursione - organizzata dal Comune e dalla Pro-Loco di Sacrofano - con partenza da Sacrofano per raggiungere il Monte San Silvestro alla scoperta dell’eremo omonimo. Al ritorno si cenerà con le luci delle stelle, che saranno oggetto di osservazione astronomica sul Monte Cavallaro, a cura dell’Associazione Romana Astrofili.

Il programma della serata prevederà inoltre l’osservazione con il telescopio di Marte, Giove, Saturno, Luna ed alcuni oggetti del profondo cielo, l’illustrazione della volta celeste mediante raggio laser ed il riconoscimento delle costellazioni e dei miti collegati a quelle più importanti. Seguirà dibattito con i partecipanti per chiarire richieste e curiosità.

Pubblicato in Ambiente

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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