125 anni dalla morte di van Gogh | Auvers-sur-Oise, dove l’emozione prevale sulla storia

125 anni dalla morte di van Gogh | Auvers-sur-Oise, dove l’emozione prevale sulla storia
È in Francia, la sua patria d’adozione, che Vincent van Gogh realizza, in meno di cinque anni, i quadri che lo renderanno famoso. Ed è ad Auvers-sur-Oise, il 29 luglio 1890, che il suo percorso termina in condizioni tragiche che restano velate di mistero.

Questo villaggio, vero museo a cielo aperto, poco distante da Parigi, vede e ascolta ancora il vento soffiare sui campi di grano dipinti dal genio olandese, sente il rintocco delle campane della chiesa che Vincent ha immortalato a colpi di pennello. Il villaggio, noto come meta degli impressionisti, commemora quest’anno il 125° anniversario della morte di Vincent van Gogh dedicandogli una stagione culturale ricca di eventi, che si chiuderà il 20 settembre.

Sono molte le città europee che celebrano quest’anniversario (il pittore ha soggiornato in 38 indirizzi diversi nei Paesi Bassi, Belgio, Regno Unito e in Francia), ma è ad Auvers-sur-Oise che queste commemorazioni prendono maggiore senso. Sulle traccie di van Gogh è l’evento culturale che per tutta l’estate ha in programma molteplici appuntamenti, mettendo all’onore luoghi storici quali Auberge Ravoux, dove il celebre pittore viveva in una spartana camera in affitto; la casa del dottor Gachet - medico e incisore amico di molti impressionisti che aveva in cura van Gogh - dove è in corso la mostra Goupil, editore e mercante d’arte; il bellissimo castello - il cui percorso espositivo è tra i più innovantivi in Francia – ospita nella sua Orangerie un’esposizione immersiva, che interpreta diversi aspetti della vita personale e artistica del pittore, concepita un collettivo d’artisti composto da Eric Angels, Nico Kil’And, King’s Queer, Konte-Rast, Steve Wells, Thierry Paillard, Valérie Barral, Hervé Legrand e Aurore Jesset.

Ogni strada di Auvers-sur-Oise ha una storia da raccontare, per questo i visitatori sono invitati a passeggiare e perdersi nei vari angoli di quest’incantevole villaggio e a scoprire, al museo Daubigny, come van Gogh è stato immaginato da tre grandi cineasti: Minnelli, Kurosawa, Pialat. Qui sono esposte foto di scena, locandine, quadri, per ricostruire l’universo dell’artista attraverso lo sguardo di altri artisti provenienti da orizzonti culturali diversi ma accomuntati dalla settima arte e dalla passione per il pittore. 

Vincent era un artista colto, appassionato d’arte giapponese e in contatto con molti artisti, come il gruppo del Petit Boulevard di Anquetin Bernard, Gauguin e Toulouse-Lautrec al Café du Tambourin, gestito dall'ex-modella di Degas, l'italiana Agostina Segatori.

E proprio Toulouse-Lautrec e Gauguin iniziarono van Gogh all'assenzio. Alla fata verde è dedicato a Auvers-sur-Oise un museo, in cui sono esposti il cucchiaio utilizzato nel film Dracula di Francis Ford Coppola, diverse opere del XIX° e XX° secolo tra cui manifesti pubblicitari, litografie, fotografie, quadri e documenti delle campagne contro l’alcolismo che illustrano gli effetti nefasti dell’assenzio. Da segnalare anche una scultura di César realizzata con cento cucchiaini.

Visitando il “villaggio d’artisti”, da un museo all’altro, è d’obbligo una tappa alla Galleria d’arte moderna dove è in corso l’esposizione su Hervé Di Rosa, fondatore alla fine degli anni 70 della Figurazione libera e ideatore dell'arte modesta, nel 2000, a Sète, fonda il Museo Internazionale delle Arti Modeste (MIAM). In due piani la mostra presenta il caledoscopico universo di quest’artista contemporaneo che omaggia per l’occasione con alcuni suo lavori Vincent van Gogh. 

Auvers-sur-Oise lo celebra in diversi modi, dall’incisione all’arte digitale, per dimostrare che a 125 anni dalla sua morte il genio tormentato olandese è più che mai vivente. 

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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