50 anni senza Coco Chanel

Shirley MacLaine in "Coco Chanel" di Christian Duguay Shirley MacLaine in "Coco Chanel" di Christian Duguay
Cinquant’anni fa moriva a Parigi la celeberrima stilista francese, nota per aver rivoluzionato il concetto di femminilità imponendosi come una figura fondamentale del cosiddetto “fashion design” e della cultura popolare del Novecento.

Nata a Saumur nell’agosto 1883, Gabrielle Bonheur Chanel - meglio nota come Coco Chanel – nasce in una famiglia molto povera e trascorre l’infanzia in un orfanotrofio.

A partire dal 1904 prova ad intraprendere la carriera di cantante (in questi anni prende il nome d’arte “Coco”), ma senza successo.

Nel 1910 apre il suo primo negozio di moda a Parigi e, tre anni dopo, la sua prima boutique. Il successo ottenuto la incoraggia ad inaugurare una succursale a Deauville (nel 1913) ed a Biarritz (nel 1916). A quegli anni risalgono i primi capi d’abbigliamento firmati Chanel e che fin da subito si distinguono per praticità e rigore.

Il suo design e il suo stile modificheranno in modo radicale la moda femminile, nell’ambito della quale Chanel diventerà una vera e propria icona.

Nel ’22, oltre ad ingrandire il suo atelier parigino, entra nel settore della cosmetica lanciando il suo profumo Chanel N. 5, che diventerà così popolare da continuare ed essere proposto nel corso di tutto il Novecento ed anche negli anni successivi al 2000 ed al 2010.

Nel ’40, quando la Francia viene invasa dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, chiude la maison. La riaprirà quattordici anni dopo, nel ’54, e, in un’epoca in cui era in voga il cosiddetto “new look” (ovverosia la linea a corolla lanciata nel’47 da Christian Dior, che rinviava al passato, alla Belle époque ed alle gonne lunghe), propone il tailleur dalla linea smilza, che verrà subito adottato dal jet set internazionale. Chanel non apprezza il recupero dei vecchi canoni ed affermerà che Dior «addobba le poltrone, non veste delle donne. L’eleganza è ridurre il tutto alla più chic, costosa, raffinata povertà». Ed infatti, negli anni Cinquanta, a segnare il suo ritorno sarà un vestito da ballo realizzato con una tenda di taffetà.

Alla sua morte, la maison verrà portata avanti dai suoi collaboratori Gaston Berhelot, Jean Cazaubon e Yvonne Dudel. Nel ’78 il testimone passerà a Philippe Guibourgé, il quale, due anni dopo, verrà sostituito da Ramone Esparza. A partire dal 1983 verrà affidata a Karl Lagerfeld, il quale subentra come direttore artistico della griffe e, sia pur apportando numerose innovazioni, lascerà intatto l’inconfondibile segno dello stile Chanel. Nel febbraio 2019, alla morte di K. Lagerfeld, va sotto la direzione di Virginie Viard.

 

Divenuta celebre per via del suo stile semplice ed essenziale, Coco Chanel è considerata all’unanimità come una fra le protagoniste della storia della moda moderna. A lei si devono alcuni classici della moda del Novecento, come il “piccolo abito nero”, il tailleur senza collo profilato in passamaneria, i bottoni gioiello, le scarpe bicolori che lasciano il calcagno scoperto, le borse di nappa trapuntata con tracolla a catena.

L’intramontabilità dello stile Chanel è stata oggetto di numerose analisi da parte di molti studiosi.. A differenza della sua contemporanea Elsa Schiaparelli (1890-1973), che fi influenzata dalla corrente surrealista e dallo stile di Poiret - Chanel non era collegata alle tendenze ed alle mode del momento. La sua classicità si è conservata - e si conserva - nel corso degli anni grazie alle linee definite dei contorni ed ai tessuti opachi, che, con i loro colori, sono in grado di catturare la luce.

Il semiologo francese Jean-Marie Floch ha individuato l’estraneità temporale di Chanel nella capacità che la stilista aveva nell’introdurre nella moda femminile elementi della moda maschile, e quindi opposti, dando vita ad una sorta di “bricolage”. Il risultato è un qualcosa di completamente nuovo, una femminilità accentuata per paradosso.

Al cinema la figura di Coco Chanel è stata protagonista di Chanel Solitaire (1981) di George Kaczender, con Marie-France Pisier, Rutger Hauer, Brigitte Fossey, Karen Black e Lambert, Coco Chanel & Igor Stanvinsky (2009), scritto da Chris Greenhalgh, diretto da Jan Kounen ed interpretato da Anna Mouglalis, Mads Mikkelsen e Yelena Morozova, Coco avant Chanel (2009), scritto da Anne Fontaine, Christopher Hampton, Camille Fontaine, Jacques Fieschi, diretto da A. Fontaine ed interpretato da Audrey Tatou, Benoit Poelvoorde, Alessandro Nivola, Marie Gillaine e Emmanuelle Devos, e la miniserie tv Coco Chanel (2008) di Christian Duguay, con Barbora Bobulova, Shirley MacLaine, Angela Curri, Olivier Sitruk, Valentina Lodovini, Sagamor Stévenin e Cécile Cassel.

Pubblicato in Arte

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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