Al cuore del progresso | Immagini industriali della collezione John P. Eckblad

Teeming Ingots (Men and Steel), Jackson Lee Nesbitt (1938) Teeming Ingots (Men and Steel), Jackson Lee Nesbitt (1938) Collection John P.Eckblad
Verso la fine del XVIII° secolo e soprattutto nel XIX° secolo, i paesaggi si modificano con il nascere delle fabbriche, al verde della campagna e ai suoi pascoli si sostituiscono gradatamente il grigio dei fumi delle ciminiere e il rosso dei mattoni delle case a schiera costruite vicino alle industrie.

Nasce un panorama urbano “moderno”, al quale molto rapidamente, gli artisti si interessano, posando il loro sguardo sull'industria del carbone, dell'acciaio e del vapore.

Appassionato da quest'universo, l’americano John P. Eckblad ha costituito, poco a poco dal 1974, una raccolta notevole di 750 incisioni e manifesti di artisti francesi, inglesi, americani… Una collezione che ha attirato subito l’attenzione di Virginie Debrabant, codirettrice generale e responsabile degli archivi, del Centre Historique Minier di Lewarde, vicino a Douai, nel Nord-Passo di Calais.

Dal loro incontro è nata l’esposizione Al cuore del progresso, visitabile al centro storico minerario - a poco più di un’ora di treno da Parigi - fino al 31 dicembre, e che presenta al pubblico una sessantina di opere selezionate da questa raccolta.

Con l'aiuto e il supporto di sua moglie Susie, John ha intrapreso dal 1974 l’avventura da collezionista. Mr Eckblad ha trascorso parte della sua infanzia nelle colline carboniere della Pensilvania occidentale e per anni è stato consulente per grandi complessi petrochimici in Inghilterra e in Europa  del nordest. Attraverso la sua collezione, John P. Eckblad cerca di ritrovare l'emozione originale provata all'età di 9 anni quando lasciò con la sua famiglia i laghi imboschiti del Minnesota per la Pennsylvania e i suoi giacimenti minerari, rimanendo affascianto.

Un fascino provato da molti artisti già agli albori della società industriale, tra i quali Gustave Doré, Constantin Meunier  e Théophile Steinlen - o anche da contemporanei come Graig MacPherson - che hanno posto il loro sguardo sulle fabbriche, sui minatori e operai, e sull’architettura. Quest'incisioni, acqueforti, disegni mostrano gli ambienti complessi, potenti, intensi, maestosi e interrogano la relazione tra l’uomo e il cambiamento della società. Alcuni artisti si sono interessati spontanemanete a questa metamorfosi, dando un’immagine agli inizi quasi idealizzata di questo cambiamento, alla quale si è sostituita progressivamente una visione più “documentaristica” della realtà. Ad altri invece le opere furono commissionate dagli stessi “industriali”, per valorizzare la loro fabbrica rispetto alla concorrenza, per farsi pubblicità in qualche modo, per lasciare un segno del loro impresa.

Le opere esposte illustrano diversi aspetti della rivoluzione industriale e rappresentano la vita e il lavoro legati alla produzione e all'utilizzo del carbone, dell’acciaio e del ferro. Il percorso espositivo è suddiviso in quattro grandi tematiche: Il carbone (paessaggio e minatori); Le industrie (paesaggi e uomini del ferro, dell’acciaio e delle fabbriche); Il trasporto e Le rappresentazioni. Al centro della grande sala, uno spazio in cui sono presentati degli oggetti legati all’universo della miniera: dai piatti tedeschi con immagini di minatori alla locandina della prima rappresentazione teatrale di Germinale di Émile Zola nel 1888, passando per una bacheca con dei giocattoli per bambini come un treno che trasporta carbone.

L’idea di questa mostra è di realizzarla proprio in un luogo che è stato fondamentale nel processo industriale francese. Un progetto che sarà proposto anche in altre istituzioni minerarie, che fanno parte di una rete europea, tra cui rientrerà probabilmente anche il Museo dell'Arte Mineraria di Iglesias, in Sardegna.

L’esposizione, che propone quasi tre secoli di storia dell’industrializzazione illustrata, risponde alla necessità di conservare memoria del passato, trasmettendone le immagini di generazione in generazione, permettendo a qualche visitatore di identificarsi e ad altri di conoscere dei momenti importanti della storia. Una storia che parla d’immigrazione, di sacrificio, di separazione, di razzismo e di rivendiacazioni sociali. Ma anche di scienza, di ricerca e slancio verso il futuro. 

Il Centre Historique Minier, il più grande museo della miniera in Francia, annualmente offre al pubblico una programmazione culturale variata, ricca ed ambiziosa: esposizioni storiche, scientifiche, artistiche, come numerosi eventi in situ che permettono di proporre un approccio diverso alla cultura mineraria e di confrontare i numerosi sguardi su quest'universo. 

È importante ricordare quanti uomini hanno lavorato, in condizioni difficili, insalubri e pericolose, e perso la vita, affinché il progresso continuasse il suo cammino. Condizioni che vengono illustrate perfettamente, in un gioco tra realtà e finzione, nella visita del Centre Historique Minier di Lewarde dove lavoravano “le facce nere” nei cantieri d’estrazione del carbone. 

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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