ARTE FORTE |La Babele di linguaggi e di simboli legati ai conflitti

particolare opera Vincenzo Marsiglia particolare opera Vincenzo Marsiglia © Boesso Art Gallery
“L’arte contemporanea non è indifferente al proprio contesto di produzione. Il tempo, i luoghi, le occasioni divengono sovente i materiali stessi di quadri, sculture, installazioni e interventi che elaborano reattivamente le situazioni in gesti che producono nuovi orientamenti di senso”.

È quanto dichiara Gianfranco Maraniello, direttore del Mart di Rovereto Mart, nel catalogo di ARTE FORTE, il progetto di arte contemporanea che arricchisce quest’anno la rassegna culturale estiva Sentinelle di pietra. Di forte in forte sul Sentiero della Pace, curata dal Circuito dei forti del Trentino e realizzata appunto in collaborazione con il Mart, sempre sotto la direzione di Maraniello.

Dall’8 luglio al 28 agosto, sarà possibile visitare un percorso espositivo dislocato in otto forti austroungarici del Trentino, nato da un’idea di Giordano Raffaelli e dal coinvolgimento di quindici gallerie private di tutto il Triveneto.

Per continuare a celebrare il Centenario della Grande Guerra, ARTE FORTE ha scelto il titolo La Babele di linguaggi e di simboli legati ai conflitti quale fil-rouge che conduca per mano gli spettatori attraverso i forti e come tema ispiratore comune al quale si rifaranno anche gli spettacoli teatrali che, a turno, verranno ospitati nella cornice eccezionale di queste costruzioni belliche realizzate a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.

Il titolo della manifestazione richiama la commistione di provenienze, di lingue, di culture che si sono scontrate e incontrate durante il conflitto e che si ritrovavano spesso anche a convivere forzatamente all’interno degli stessi forti, in una situazione ancor più amplificata nel territorio trentino, di lingua italiana, ma allora ancora parte dell’impero austroungarico. Contraddizioni e convinzioni legate a quel tempo diventano suggestioni intense che oltrepassano lo spazio e il tempo per suggerire valori universali, come la pace e la convivenza, in opere che portano la firma di ventotto artisti di diverse generazioni, trentini e altoatesini, nazionali e internazionali.

In ogni forte le opere esposte sono presentate da una o più gallerie secondo un principio di giustapposizione di diversi linguaggi e mezzi espressivi: installazioni e sculture realizzate con di materiali differenti, dal legno all’acciaio e al neon, opere pittoriche e ancora lavori fotografici e video. Questa eterogeneità è ribadita anche dalle dimensioni monumentali di alcuni dei lavori esposti.

Ad accettare la sfida di mettersi a confronto con luoghi non comuni per esporre sono state tutte le gallerie dell’ASPART – Associazione dei galleristi trentini e le gallerie della delegazione del nord-est dell’ANGAMC – Associazione Nazionale Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea. Tra queste anche la Boesso Art Gallery, di Anna Boesso, che presenta negli spazi del Forte Strino, il lavoro di Vincenzo Marsiglia.

In questo scenario carico di storia e di significato, Marsiglia da vita a un articolato percorso espositivo che declina un segno riconoscibile – una stella a quattro punte denominata Unità Marsiglia - attraverso molteplici modalità espressive, che vanno da lavori pittorici a lastre incise, fino a installazioni interattive che richiedono la partecipazione in prima persona del pubblico come parte integrante dell’opera. Un filo conduttore che unisce il rapporto tra il sé e l’altro, tra amici e nemici.

A prevalere nelle opere sono gli opposti, il bianco e il nero, sia nei dipinti ad acrilico su tessuto che nelle installazioni in cui sono alternate lastre pentagonali in marmo chiaro ad altre in scura ardesia. Anche su queste è ripetuto, questa volta inciso, un marchio ricorrente: una stella che si propaga, sempre diversa ma sempre proporzionale. Come se ci fosse una stella originale dalla quale le altre forme a quattro punte hanno avuto origine e alla quale sono unite da un legame generativo. Sulla superficie di pietre accostate le stelle formano una vera e propria costellazione, ma proiettata a terra.

Nei lavori interattivi di Marsiglia, che realizza da una decina d’anni, il coinvolgimento dello spettatore viene filtrato da webcam, software e schermi che reagiscono in tempo reale al movimento dello spettatore/attore. L’immagine dell’osservatore viene decostruita e ricomposta in nuove visioni delle singole identità. In un altro caso tra il pubblico e lo schermo che ne trasmette il ritratto è posta una lastra di alabastro, rendendone confusa la percezione: una sorta di specchio che invece di riflettere nettamente l’immagine invita a riflettere sull’immagine che ognuno ha della propria persona. L’artista attraverso le sue opere si interroga sul confronto con gli altri come impresa mai facile, mai priva di elementi di disturbo o preconcetti che alterano le opinioni fino al conflitto. 

Vincenzo Marsiglia da anni fa parte degli artisti rappresentati dalla Boesso Art Gallery, che da sempre opera con l’intento di presentare artisti storicizzati della grande tradizione dell’astrattismo geometrico, come Victor Vasarely, e al contempo di seguire con attenzione nuove realtà nello stesso ambito. 

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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