Breakdance e graffiti: fenomeni planetari

Ammar Abo Bakr, Mo Mahmoud said Khaled, “Glory to the unidentified”, 2013, Ganzeer, Cairo, Egypt Ammar Abo Bakr, Mo Mahmoud said Khaled, “Glory to the unidentified”, 2013, Ganzeer, Cairo, Egypt © Abdo El Amir
“Hip Hop, dal Bronx alle strade arabe” è il titolo dell’esposizione-evento che si terrà dal 28 aprile al 26 luglio presso il meraviglioso Istituto del mondo arabo di Parigi, firmato dal grande architetto Jean Nouvel.

Una mostra originale sotto la direzione artistica del rapper marsigliese Akhenaton – di origini partenopee - dedicata al movimento Hip Hop, diventato in una quarantina d’anni una cultura universale dai molteplici aspetti troppo spesso trascurati.

Concepita con l’idea di ridare la giusta collocazione storico-culturale di questo movimento mondiale, e sottolineare come oggi Hip Hop sia a tutti gli effetti un’arte transdisciplinare di tutta una generazione che esprime i suoi ideali, le sue paure e che desidera trovare il suo posto in società sempre più iperattiva e superficiale.

Dai suoi esordi durante una festa nel South Bronx, a New York, nell’estate 1973 alla sua rivisitazione in Francia negli anni ‘80, fino al suo ruolo recente ruolo di “risvegliare le coscienze” tra le generazioni più giovani in cerca di riconoscimento e di libertà nelle società del mondo arabo, l’Hip Hop è passato da fenomeno underground a uno dei modi d’espressione più potenti della scena culturale mondiale.

Dalle lotte afro-americane, alla Francia e le sue zone popolari, quasi “ghetto” - come le ha superbamente filmate Mathieu Kassovitz nel suo “L’odio” - passando per le strade delle primavere arabe, l’Hip Hop simbolizza la storia di una rivoluzione culturale ed estetica fuori del comune. L’esposizione cerca di rispondere alla domanda : come questi “non musicisti” hanno creato un nuovo genere musicale prendendo la parola, e sono riusciti a sviluppare un’espressione artistica e culturale in evoluzione perpetua?

“L’Hip Hop - dichiara Akhenaton - è una disciplina di campionatura permanente, qualcosa che ci circonda, che osserviamo, la vediamo, e che diventa parte integrante della nostra vita inglobando tutto: i suoni, i modi di vestire, i giochi di luce e le altre musiche. È esattamente come una spugna, assorbe ciò che gli è intorno. Lo deforma, lo reinventa e se ne appropria. Ovvero, l’ Hip Hop reinventa il mondo, in modo permanente, reinventa tutto ciò che è stato fatto, tutto ciò che è in corso di divenire e lo trasforma. A tal punto che si è infiltrato in molteplici domini, ha modicato molte cose, senza necessariamente essere accreditato per ciò.”

Il fatto che la cultura Hip Hop abbia attraversato diverse frontiere geografiche e sociali, ha permesso ad altre persone di reinventarla a loro volta, portandola quasi paradossalmente alle sue forme originarie, poiché nei paesi arabi, è un rap molto vicino al quello underground americano degli inizi.

Per l’occasione sono state create delle opere originali da grandi artisti di questo movimento quali  JonOne, Evol, Jay One, Meen One e Yazan Halwani.

Un caldenario nutrito di eventi, incontri, ateliers per ragazzi e concerti affiancherà la mostra, che è corredata da un catalogo ricco di contributi per meglio conoscere questa cultura multidiciplinare che ingloba la musica, la scrittura, i graffiti, la danza, la moda, la fotografia  e il cinema.

 

 

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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