"Choices Paris Collectors" alla sua terza edizione

"Herbier Noir" "Herbier Noir"
Lanciato a Parigi nel maggio 2014, torna l’appuntamento primaverile dedicato al collezionismo d'arte contemporanea. Promosso dai galleristi locali, sostenuto dalle Istituzioni e supportato da partners pubblici e privati, è giunto alla sua terza edizione.

Trentasei le gallerie partecipanti, situate fra Saint-Germain des Près e il Marais, avenue Montaigne e il Palais Royal, Belleville e Pantin. Nato con l’obiettivo di mettere in luce il lavoro svolto dai galleristi parigini e di rafforzare la rete di contatti fra i galleristi medesimi e gli appassionarti d'arte, il week-end di sabato 21 e domenica 22 maggio 2016 è stato animato da una serie di eventi. Numerose inaugurazioni di mostre hanno interessato le sedi delle gallerie ma a spiccare su tutto è stato il programma riservato ai collezionisti internazionali le cui attività culturali si sono svolte presso istituzioni pubbliche e private. La “maratona” di tre giorni d'arte, coinvolgendo fondazioni d'arte e musei, si è conclusa con la visita alla mostra - ospitata all’interno del Petit Palais - “Dans l'atelier, l'artiste photographié d'Ingres à Jeff Koons”.

Il vernissage ha avuto luogo venerdì 20 maggio, con l'apertura della mostra collettiva allestita in un'ala del museo del Palais de Tokyo. In rassegna le opere di trentasei artisti, fra cui, sulle pareti, spiccava la pittura astratta di Jérémy DemesterSans Titre 3, 2015” (Galleria Max Hetzler), mentre nello spazio prorompevano due suggestive installazioni: “La Loi Normale des Erreurs : Vernichtet 2015-2016” di Raphaël Denis (Galleria Sator) e “Sirtuine, 2014-2016” di Michelangelo Penso (Galleria Alberta Pane). Il percorso, di galleria in galleria, è stato poi avviato l’indomani, sabato 21 maggio, movimentato da “colazioni con artista” che hanno aperto il calendario degli appuntamenti culturali. In una scena artistica parigina ricca di eventi, numerosi sono stati i dibattiti culturali, le performances e gli incontri alla presenza di artisti e curatori, seguiti da brunches e cocktail parties che hanno intrattenuto gli appassionati d'arte impegnati a “dar la caccia”, fra le opere in mostra, ad autentici capolavori. Fra questi, fluidi e delicati gli acquerelli di Martin Damman (Galleria In Situ-Fabienne Leclerc).

Poeticamente, quasi a volersi contrapporre ai colori tirati all'acqua, entusiasma la densità della scala cromatica dei grigi e dei neri presente nelle opere in patina di grafite di Marie Denis, in mostra alla Galleria Alberta Pane. Opere che divengono versi e diffondono veri e propri poemi del paesaggio “scritti” dall'artista francese grazie alla raffinata tecnica “patina grafite”. Membro del movimento “Enfants du Land Art"” - gruppo che associa una generazione di artisti per i quali il tema della natura è di centrale importanza -, da oltre vent'anni, Marie Denis (1972) esplora il mondo vegetale. Indagandone le metamorfosi, raccoglie materiale erbaceo e il fogliame è alle fondamenta del suo lavoro. Un sentiero d'esplorazione intrapreso nel mondo vegetale, alla ricerca dei “figli” abbandonati al suolo dalla stessa Madre Natura. Foglie e arbusti, raccolti e selezionati per l'assemblaggio, in un processo creativo che si sofferma sull’ascolto delle cose. Fortemente ispirata dal mondo della natura, sotto le sue mani le opere si modellano e si trasformano in sculture vegetali: sperimentazione di tecniche scientifiche e pittoriche, tavolozza dei colori dalle tonalità grigio-cangiante o grigio-grafite, e il realizzarsi di opere che solo apparentemente possono esser definite “monocromatiche”. Sculture vegetali che, grazie all'azione degli agenti atmosferici, assumono forme solide e, dall'incidenza della luce, s'illuminano dando origine a un gioco di ombre naturali le cui sfumature si amalgamano nella gamma dei colori del grigio-argento.

Herbier Noir” rimarrà in mostra fino a sabato 16 luglio 2016. Occasione per ammirare opere che sembrano uscire dall'inventario di un giardino botanico. Un “archivio” formato da fragili lastre di vetro appoggiate al muro, incorniciate con esili listelli di legno naturale e il cui contenuto proviene dalla Terra. Un libro le cui pagine di cristallo aprono a un racconto che scorre via inframmezzato da quelle vuote in legno naturale o plasmate di nero assoluto. Pause. Narrazione e riflessione, pensieri che colmano i vuoti dell'immaginazione del silenzio tombale rappresentato dalla “caduta” della natura. Tavole in cui vive il tutto e il nulla, e che giacciono a terra quasi a simulare il ciclo di vita e di morte. Schedario di un orto botanico immaginario, vanno a formare i capitoli di un poema che, all'interno della galleria, si manifesta agli occhi del visitatore. Il racconto della vita delle piante offerto con una diversa chiave di lettura che riscatta il nero assoluto dall'associazione della morte. Perché la morte è assoluta. E dalla caduta, dall’abbandono al suolo, ne fa nascere un'arte. Opera contraddistinta dallo scuro intenso ma che intreccia eleganza e poesia per raccontare il naturale ciclo di vita. Catturati dall'intensità della lettura, il racconto proietta le nostra anime verso altri emisferi, reali o di fantasia.

Pubblicato in Arte
Stefania Brugnaletti

Sito web: www.awish.it

Architetto e curatrice di progetti di valorizzazione artistica. Fondatrice di a Wish Consultancy agenzia internazionale offre servizi di consulenza nel settore della creatività (architettura-artecontemporanea-moda). E' persona Interculturale plurilingue orientata verso nuovi indirizzi di ricerca. Esperta consulente d'arte è autrice di testi.

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