Dal Surrealismo letterario di Leonora Carrington a quello artistico di Alessio Serpetti, ospite della conversazione del 5 agosto al Padiglione Nazionale Grenada

"La Nascita della Fiaba" (particolare), grafite, matite grasse e carboncino bianco su cartone ruvido verde grigio, 67x80 cm., 2022 "La Nascita della Fiaba" (particolare), grafite, matite grasse e carboncino bianco su cartone ruvido verde grigio, 67x80 cm., 2022 opera di Alessio Serpetti
Venerdì 5 agosto 2022 alle ore 17.00 presso il Padiglione Nazionale Grenada alla 59. Biennale di Venezia Arte sarà ospitata una conversazione con Alessio Serpetti, noto artista di fama internazionale, che davanti a un pubblico di esperti parlerà delle sue ricerche sulla natura umana e sul mito.  

La produzione dell’artista risulta strettamente legata al pensiero dell’intellettuale martinicano Édouard Glissant - punto di partenza della poetica approfondita dal Padiglione Nazionale - nel disvelamento della “favola” come sintesi di elementi e simboli interculturali. Il linguaggio estetico del Maestro, che si connota di metafore, arcani, esoterismo e magia, attinti da quel bagaglio esploso dall’Europa di fine Ottocento e da lui rivisitato, delinea un viaggio verso una produzione misterica e iniziatica fatta di silenzi e meditazione, di templi ed are, al fine di rinvenire tracce di sacro, vocazioni metafisiche, sentimenti cosmici e ricerca di Assoluto. Pure grafite e matite grasse su carta delineano quindi composizioni allegoriche a carattere onirico e surreale.

Le opere del Maestro, sono presenti in collezioni pubbliche e private italiane ed estere, nonché pubblicate in cataloghi archiviati nella Biblioteca Thomas J. Watson del Metropolitan Museum of Art di New York, inoltre sono stateoggetto di studio in volumi scientifici adottati nel 2012 dal Dipartimento di Storia dell’Arte Moderna dell’Università di Roma “La Sapienza”.

L’appuntamento con il Maestro, ad ingresso libero, è presso il Giardino Bianco Art Space in via G. Garibaldi 1814 in zona Castello (Venezia).

Abbiamo avuto l’occasione di intervistare l’artista per comprendere come l’esposizione del Padiglione Nazionale Grenada sia stata oggetto di riflessione e incontro con la sua peculiare poetica.

 

«La differenza non è ciò che ci separa», affermava lo scrittore Édouard Glissant: «è la particella elementare di ogni relazione. È grazie alla differenza che funziona ciò che io chiamo la relazione con la “R” maiuscola». A partire da questa idea e da un ampio corpus letterario che abbraccia i miti greci, le fiabe di Perrault e dei fratelli Grimm, i manga giapponesi, si osserva come le culture siano “interculturali” per loro stessa natura, abbracciando elementi, linguaggi e simboli di diverse tradizioni. A tal proposito la sua opera può dirsi frutto di questa concezione?

Certamente la mia opera si nutre di suggestioni riconducibili a un ambito spirituale e culturale assai articolato e diversificato. Ci “parla” nella lingua del sogno attraverso la simbologia dei suoi molteplici elementi: veicola l’idea di metamorfosi come rinascita, rivela l’incanto sovrannaturale della Natura e ci ricorda le radici mitologiche delle antiche favole della cultura classica. La farfalla, elemento spesso ricorrente, attinge dal repertorio cristiano intendendo con essa la vita oltre la morte; il fauno appartiene alla mitologia romana; la civetta invece è tratta dalla mitologia greca così come pure alcune immagini femminili della mia produzione sembrano quasi sculture fidiache. Ma non è tutto, ad esempio nell’opera Suggestioni indiane l’iconografia è tratta da un film di produzione francese (La nuit Bengali), ambientato nella Calcutta degli anni Trenta del Novecento. Stesso discorso per Suggestioni indiane - II, il suo pendant, dove il silenzio metafisico avvolge una scenografia connotata da reminiscenze indiane.

 

La sua tecnica fa pensare all'arte cinese tradizionale, pennello intinto in inchiostro nero o in pigmenti colorati ma senza olio dove il supporto è spesso la carta o la seta. Come mai questa scelta?

Mi riallaccio alla grande tradizione della grafica simbolista, in particolare ai famosi “neri” di Odilon Redon, ma anche alle atmosfere “notturne” di certa Pittura del Seicento incline ad esaltare i contrasti luministici. La mia inclinazione a tradurre i valori chiaroscurali in una pittura dalla qualità grafica mi porta a prediligere un’elegante monocromia a carboncino e grafite, impiegata per ottenere effetti suggestivi, decisamente più lirici e intimistici. Del resto, come scriveva Paul Valéry, «…Ma come mai il bianco e il nero vanno talvolta più in profondità nell’animo della pittura e, come mai, rubando dal giorno le sole differenze di luminosità, un’opera ridotta a luce e ombra ci commuove, ci rende pensierosi più profondamente di quanto non faccia tutto il registro dei colori, non so bene spiegarmi».

 

Glissant sosteneva come il ruolo principale dei miti fondatori fosse quello di «consacrare la presenza di una comunità su un territorio...riallacciando questa presenza a una Genesi, a una creazione del mondo». Tuttavia lo scrittore afferma anche la necessità di «culture composite dove l’idea di Genesi deve essere stata importata, adottata o imposta». Questo per lasalvaguardia delle diverse identità storiche. Lei raccontando nelle sue opere di Miti e Leggende cosa pensa a tal proposito?

Cerco di conferire un carattere narrativo alle mie composizioni mantenendo il massimo rispetto per la matrice storica e culturale del Mito. Nelle mie opere la tradizione e la sua ricchezza identitaria si innesta sovente in un tessuto teatrale avvolto da atmosfere volutamente enigmatiche, atto a creare il “climax” ideale per attuare quella rilettura trasognata del racconto mitologico che tende a trasfigurarlo in una scena onirica ricca di significati allegorici. 

 

Qual è la sua formazione?

La passione per il disegno mi contraddistingue sin dall’infanzia, tanto che all’età di nove anni comincio a seguire i corsi di arte figurativa e tecniche grafico-pittoriche diretti da Carlo Marcantonio dapprima presso l’Accademia Prenestina del Cimento, poi presso la Scuola d’Arte “Casa Romana”, dedicandomi ad una ricerca figurativa molto personale condotta soprattutto sull’immagine femminile. In seguito, affascinato dalle scenografie teatrali, mentre conseguo il Diploma Accademico di Scenografia presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma con Gaetano Castelli approfondisco le possibilità espressive della tecnica grafica del carboncino, prediligendo la raffigurazione di suggestivi capricci architettonici di impianto scenografico. Successivamente, impiegando pure grafite e matite grasse, mi dedico a composizioni allegoriche a carattere onirico e surreale ispirate - come quest’opera in esposizione - dalla poetica del Simbolismo come dai trattamenti della luce e dalle rappresentazioni della “vanitas” dei Maestri del Seicento.

 

Intervista a cura di Erminia Iori

 

 

 

Alessio Serpetti (Roma, 1975) manifesta precocemente la passione per il disegno e a soli nove anni inizia a studiare tecniche grafiche e pittoriche con Carlo Marcantonio (1923-2003) dapprima presso l’Accademia Prenestina del Cimento, poi alla Scuola d’Arte “Casa Romana”. Dopo la Maturità artistica consegue il Diploma Accademico di Scenografia presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma e inaugura il suggestivo ciclo delle Vedute di scena, che presenta in Personali a Tarquinia (Museo Etruscopolis, 2010). Successivamente orienta la sua ricerca verso un simbolismo onirico e surreale avviando la raffinata collezione L’Arte del Sogno, che presenta nelle Personali di Vicenza (Palazzo Valmarana Braga, 2015), Bologna (Galleria Wikiarte, 2015), Spoleto (Palazzo Leonetti Luparini, 2016). Si dedica poi all’incisione (acquaforte) per delineare poetiche visioni tra classico ed allegorico che include nella raccolta dei Notturni arcani, con cui vince nel 2017 il Premio della 5a Biennale dell’Incisione Contemporanea “Città di Bassano del Grappa”. Nel 2019 tiene Personali a Bassano del Grappa (Museo Civico) e a Sesto Fiorentino (La Soffitta - Spazio delle Arti, ove le sue opere “dialogano” con incisioni dei Maestri del Simbolismo storico europeo di fine Ottocento). Partecipa alla Biennale di Venezia - Architettura (2021, evento collaterale), alle Biennali di Chianciano (2011), Roma (2012), Londra (2013), Barcellona (2015), alla Triennale di Roma (2011 e 2017). Le sue opere, presenti in collezioni pubbliche e private italiane ed estere, nonché pubblicate in cataloghi archiviati nella Biblioteca Thomas J. Watson del Metropolitan Museum of Art di New York, sono state oggetto di analisi in volumi scientifici adottati nel 2012 come testi di studio dal Dipartimento di Storia dell’Arte Moderna dell’Università di Roma “La Sapienza”.

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Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

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