Dominique Gonzalez-Foerster | 1887-2058

Dominique Gonzalez-Foerster Sans Titre (mm), photographie préparatoire, 2015 Dominique Gonzalez-Foerster Sans Titre (mm), photographie préparatoire, 2015 © Giasco Bertoli et DGF © ADAGP, Paris 2015
“L’arte è più intensa come esperienza che come immagine” secondo Dominique Gonzalez-Foerster. A quest’artista francese di fama mondiale il Centre Pompidou di Parigi dedica, dal 23 settembre al 1° febbraio 2016, una retrospettiva/prospettiva.

Dominique Gonzalez-Foerster, 1887-2058, sviluppa nello spazio una “timeline” aperta, che parte dal 1887 per arrivare a un futuro prossimo il 2058, coniugando diversi secoli e ambienti fisici/mentali: dalla camera da letto (Nos années 70 ) al deserto (Chronotopes & Dioramas Desertic), dalla scatola nera dove vivere un’esperienza immersiva (Cosmodrome) a un dressing particolare (euqinimod & costumes). Un’esposizione che mette in corrispondenza una trentina di opere in un labirinto di ambienti, camere e passaggi, investendo la galleria sud del Beaubourg, le terrazze del museo e il giardino dell'atelier Brancusi.

La mostra trova la propria origine alla fine del XIX° secolo, attraversa le esperienze del XX° secolo e proietta lo spettatore dentro paesaggi e interni, in climi tropicali o desertici, biografici e distopici. Tutte queste realtà parallele, questi spazi scenici – dove coesistono i generi del paesaggio, del ritratto e delle camere d’epoca – diventano una “casa delle finzioni” dalle molteplici entrate. Che siano delle messe in scena, dei terreni di gioco o dei resoconti introspettivi, le camere, i film e “le apparizioni” – una sorta di fantasmi di emozioni vissute - di Dominique Gonzalez-Foerster fanno coesistere ogni tipo di ricordo cinematografico, letterario e scientifico.

L’esposizione diventa un mondo eterogeneo e multiplo abitato da sensazioni, da souvenirs e da citazioni. C’è fortemente nell’opera di Dominique Gonzalez-Foerster una tensione tra finito e infinito, tra frammento e aspirazione a una totalità, tra l’apparire e lo scomparire, una sovrapposizione di tempo e di spazi “orizzontali”.

Il suo lavoro viene normalmente definito come un’interrogazione silenziosa e intima della vita urbana contemporanea. Spesso l’artista utilizza frammenti dei suoi viaggi nel suo lavoro e crea, a partire da questi, qualcosa nuovo. «Il mio ravvicinamento all’arte è abbastanza radicale. Ha più a vedere con il teatro e l’allestimento che alla creazione degli oggetti come pitture e sculture». Un approccio coerente alle sue ambizioni giovanili, quelle di divenire un’ attrice. Ma il gioco della finzione, Dominique lo realizza – come regista e interprete - nelle sue molteplici opere, utilizzando i diversi codici delle arti.

Gonzalez-Foerster, che ha curato la mostra insieme a Emma Lavigne, ha spiegato il progetto espositivo: « La proposta del Centre Pompidou è quella di una retrospettiva che ho voluto estendere al massimo con una “timeline” che si protende tra due date: 1887, anno della costruzione del Palacio di Cristal di Madrid nel quale ho installato l’opera Hotel Splendide ( in ricordo dell’Hotel Splendide de Lugano anche questo inaugurato nel 1887 ndr); e il 2058 con il riparo londinese distopico che ho concepito per per la Turbine Hall della Tate Modern nel 2008, che accoglieva sculture giganti, libri e film qualsiasi oggetto profugo del cambiamento climatico. Tra queste due date, si trova lo Spazio 77  (realizzato con la partecipazione di Philippe Parreno, il cui soffio è contenuto nella vetrina ndr ) che corrisponde alla prima esposizione presentata al Centre Pompidou al momento della sua apertura (nel 1977 appunto con un’esposizione consacrata a  Marcel Duchamp nato nel 1887 ndr ), e Brasília hall dal nome della capitale inaugurata nel 1960. L’esposizione sarà un palinsesto labirintico attorno a sensazioni d’arte, dell’esistenza e del viaggio... »

Tra le altre installazioni spaziali esposte a Parigi la mostra comprende Séances biographiques (2015) o l’autobiografica Une Chambre en Ville del 1996; lavori multimediali influenzati dall’opera e dal cinema, come M.2062 (2014), in cui l’artista si trasforma in Fitzcarraldo – interpretato da Klaus Kinski - di Werner Herzog e Lola Montez a Berlino (2015), ispirato al film del 1955 Lola Montès di Max Ophüls; le già citate installazioni multisensoriali come Cosmodrome (2001); diorami come Desertic (2009) ispirato alle vetrine dei musei di storia naturale e installazioni di grande dimensione come “ TH.2058” del 2009, realizzata come ricordava l’artista per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra e riproposta per gli spazi parigini della terrazza nord del Centre Pompidou. Un’opera monumentale, quasi un set cinematografico, in cui si ritrovano alcuni concetti indagati e sviluppati da Gonzalez-Foerster negli ultimi anni della sua ricerca. 

«L’esistenza è in modo permanente un andare e venire d’ informazioni tra l’interno e l’esterno, è una metabolizzazione delle condizioni climatiche.» L’ambiente, dunque, diventa metafora della natura e l’oggetto costituisce solo un filtro per comprenderla, per abitarla. Il suo approccio all’arte è radicale: molto è più vicino al teatro e alla regia, che alla pittura e alla scultura. Secondo Dominique Gonzalez-Foerster chi visita un’esposizione è più libero di muoversi rispetto al pubblico di uno spettacolo teatrale o di una proiezione cinematografica: sta alla capacità dell’artista di attirare l’attenzione, di riuscire a farlo restare e vivere la sua opera. Quest’aspetto è tra le ossessioni dell’artista. «Credo talvolta che l’esposizione sia il mezzo di comunicazione più difficile.» Una sfida che riuscirà a vincere al Centre Pompidou?  

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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