Enrico Benaglia e la leggerezza dei sogni

L’apparente ingenua soavità con la quale Enrico Benaglia, artista romano classe 1938, tratta i temi dell’uomo contemporaneo e del mondo in cui vive - trasfigurati in figurine, di persone e animali, ritagliate nella carta e inserite in giardini incantati, sospese in cieli stellati, raffiguranti giocolieri e domatori sulla pedana del circo, che passeggiano in scorci di città dal sapore liberty - esprime la sua necessità di prefigurare, attraverso la poetica surrealista, nuovi mondi e nuove possibilità di esistenza nella dimensione totalmente nuova dei sogni.

Benaglia

L’apparente ingenua soavità con la quale Enrico Benaglia, artista romano classe 1938, tratta i temi dell’uomo contemporaneo e del mondo in cui vive - trasfigurati in figurine, di persone e animali, ritagliate nella carta e inserite in giardini incantati, sospese in cieli stellati, raffiguranti giocolieri e domatori sulla pedana del circo, che passeggiano in scorci di città dal sapore liberty - esprime la sua necessità di prefigurare, attraverso la poetica surrealista, nuovi mondi e nuove possibilità di esistenza nella dimensione totalmente nuova dei sogni.

Nella mostra di pastelli allestita a Roma nello Spazio MACSI, in Vicolo del Campanile, 9 (Borgo Pio, aperta fino al 6 dicembre con orario, dal mercoledì alla domenica dalle 16 alle 20), Benaglia conferma, ancora una volta, che la sua è un’arte tutt’altro che banale che scandisce la quotidianità nel tempo senza tempo della fantasia. Nella presentazione in catalogo, Alida Maria Sessa scrive che da sempre Benaglia “lavora in presa diretta con la realtà e dopo attente osservazioni, è capace di metaforizzare il vissuto e trasfigurare in parabole surreali inquietudini ed incanti, senza farsi fuorviare da lacci e laccioli intellettualistici.

E’ un autentico visionario del quotidiano che sa come far vorticare la sottile ed involontaria poesia della vita. I suoi pastelli, così folti di luci e di bagliori, così densi di un colore costruito stratificando scintille e sfarinature di polveri dalle gamme più varie, colpiscono, turbano, incantano con un’enorme immediatezza emotiva ed un senso sano di spontaneità, in cui più che l’anima popolare vibra un’atmosfera sospesa, indefinibile, nota a tutti, di sapore familiare.

Benaglia, con il suo stupore registra l’intreccio di eventi naturali o culturali che formano la trama del tempo e ce li traduce in immagini d’impatto immediato con la consueta incantevole semplicità”. (Nella foto. “La stella del mattino”, 2012, pastello su carta cm. 70x70).

Alberto Esposito

Pubblicato in Arte

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