Eredità e sperimentazione: progetto decorativo di Joe Tilson

Eredità e sperimentazione: progetto decorativo di Joe Tilson
Eredità e sperimentazione è un progetto decorativo dell’artista visivo Joe Tilson, progettato come evento ufficiale collaterale della Biennale Arte di Venezia , consistente nel completamento  della decorazione del Grande Albergo Ausonia & Hungaria (Lido di Venezia).

Il progetto consiste nel completamento della decorazione delle facciate di un edificio storicizzato dei primi del XX secolo al Lido di Venezia : il Grande Albergo Ausonia & Hungaria. Le facciate attualmente non decorate saranno completate con formelle in vetro poste in opera su una esa struttura portante in acciaio ancorata alla facciata esistente attraverso la realizzazione del nuovo progetto decorativo predisposto dagli artisti.

Il processo decorativo prima di divenire nella sua compiutezza fisica e formale, sarà collaudato attraverso la proposizione del progetto espositivo, che nell’ambito degli eventi correlati nel contesto della Biennale 2015, consiste nella presentazione di una visione diurna e una visione notturna: con strumenti materici e tridimensionali per la prima, attuativi e mediatici per quella notturna.

La visione diurna prevede la realizzazione, all’esterno dello spazio aperto posto tra il Gran Viale S.M. Elisabetta e l’attuale edifico che ospita l’Hotel, di due spaccati significativi delle facciate, in scala naturale e in dialogo con l’attuale apparto decorativo in ceramica della facciata sul Gran Viale.

Per quanto riguarda la visione notturna, attraverso un sistema coordinato di proiettori sarà reso sulla facciata, a scala reale, il processo di costruzione e decostruzione della decorazione. Ciò consente di proiettare sulla facciata una serie di immagini che suggeriranno l’aspetto finale che avrà la stessa dopo l’intervento il re-styling (attualmente le facciate sono intonacate) , ma la proiezione sarà modulata ed intercalata da “rumori semantici”, effetti ed attese scenografici in sequenza differenziata, il tutto contribuirà a creare una vera e propria “performance” scenica. Inoltre il sistema interagisce con un programma che permetterà di avere la possibilità di verificare, modificare, interagire e fissare nuove rappresentazioni della facciata stessa.

Questa possibilità di doppia lettura – reale e virtuale – sarà collocato in una sala all’interno dell’Albergo per tutta la durata dell’evento Biennale, qui troveranno collocazione gli elementi più significativi del progetto: schizzi, disegni, opere degli autori ecc.

Il mapping della facciata si propone come una vero e proprio supporto di lavoro su cui l’artista può intervenire. La superficie parietale dell’edificio diventa vera e propria opera, unica e irripetibile in quanto l’intervento si connota all’interno della stretta interazione tra arte e scienza/tecnologia.
Questo rapporto ha imposto specifici parametri di fruizione rispetto all’arte tradizionale e riaperto la riflessione sull’incontro tra produzione creativa e processo tecnologico, che Walter Benjamin aveva individuato in “ L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, del 1936, con riferimento alla fotografia e alla questione dell’originalità delle opere fotografiche prodotte in più esemplari. La problematica è condotta alle estreme conseguenze dalla riproducibilità totale dell’opera digitale. Come diceva Angela Vettese : “Il video diviene invasore urbano, permette di far uscire l’immagine dallo schermo ed invadere gli spazi architettonici circostanti, con il coinvolgimento delle tre dimensioni spaziali. L’arte crea nuove forme di esperienza visiva in grado di dare senso all’esistente. L’arte elettronica è una preziosa fonte a cui attingere per cogliere sfumature e significati di un mondo popolato in misura crescente dalla tecnologia “.

Joe Tilson ha realizzato un suo particolare codice linguistico e accumulato un vasto repertorio iconografico di cui si serve nelle sue opere, attingendo senza inibizioni a molteplici fonti ed a diverse sollecitazioni emotive e culturali. Ecco allora il cielo blù e le stelle, le scritte evocative e la colomba, una decorazione pavimentale e le architetture di Venezia,in un repertorio immaginativo nel quale compaiono anche riferimenti simbolici come l’uva e la mela, la spiga e il melograno. O gli elementi maturali come la Terra, il Fuoco, L’Acqua e l’Aria.

Tilson, formatosi nell’esperienza del gruppo inglese della Pop Art, sa bene che “ogni espressione dell’arte nasce necessariamente dalla storia dell’arte”. Non teme la “decorazione” perché, come nel caso dell’Hungaria, la considera una pura fascinazione visiva. E non ha timore di alimentare il suo immaginario attingendo a culture diverse, anche minori o lontane. Perché è consapevole che ogni segno e ogni colore sono “portatori” di altri segni e altri colori, e dunque di altre immagini stratificate nella storia dell’arte, e che risultano perciò sempre contemporanee. Tilson appare allora come un artista riflessivo che ha a che fare con la storia e la memoria, il rito e il mito, un viaggiatore alla ricerca di se e del mistero della vita.

La sala espositiva interna e la visita all’installazione nel cortile del Grande Albergo Ausonia & Hungaria  sarà operativa dal 6 maggio al 22 novembre 2015 nei seguenti orari: dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle ore 18:00 sino all’orario previsto per le proiezioni.

 

 

 

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