Flora Mayo e Alberto Giacometti: rendez vous à Paris

Flora Mayo e Alberto Giacometti: rendez vous à Paris
L’Istituto Giacometti di Parigi presenta una nuova esposizione temporanea, "Alberto Giacometti-Teresa Hubbard / Alexander Birchler - Flora",che affianca la video-installazione "Flora", del duo artistico svizzero-americano, alla collezione di sculture e disegni dell’artista elvetico, molti dei quali inediti.

 L’installazione ripercorre la straordinaria storia dell’artista americana Flora Mayo dal destino movimentato e punta i riflettori su un particolare periodo della vita di Alberto Giacometti.

Flora Mayo, dopo un divorzio e aver perduto la custodia della figlia, si trasferì a Parigi nel 1925 per studiare all’Académie de la Grande Chaumière nella classe di Antoine Bourdelle. Qui incontra Alberto Giacometti con cui inizia una relazione amorosa. Ognuno dei due allievi scultori realizzerà il ritratto dell’altro. 

Nella Ville Lumière resterà solo 8 anni. Purtroppo le conseguenze della Grande Depressione negli Stati Uniti costringono Flora a rinunciare ai suoi sogni. La sua famiglia, che le sovvenzionava gli studi, è rovinata. La giovane artista deve tornare oltre Atlantico, senza portare con sè le sue opere. Costretta a interrompere la sua carriera e a restare lontano dall’ambiente artistico, Flora vivrà in condizioni molto precarie: lavorerà in fabbrica e poi come donna delle pulizie. Se Giacometti è diventato uno scultore di fama mondiale, il destino di Flora Mayo ha lasciato poche tracce nella storia dell’arte, ridotto a qualche nota nella biografia dello scultore di James Lord (1985). 

La prima versione della video-installazione è stata creata per il padiglione svizzero della Biennale di Venezia, nel 2017. Grazie alla stretta collaborazione tra gli artisti Teresa Hubbard / Alexander Birchler e la Fondazione Giacometti, l’opera si presenta oggi in una versione appositamente adattata per l’Istituto Giacometti in dialogo con le opere dell’artista elvetico dello stesso periodo. 

La storia originale di Flora Mayo, ricostruita da Teresa Hubbard / Alexander Birchler, è un’opportunità per evocare il ruolo delle donne nella scrittura della storia dell’arte. L’installazione combina due forme di cinema: un film biografico in bianco e nero, caratterizzato dal rapporto tra Flora e Alberto, e un film documentario a colori, che ricostruisce la storia personale di Flora attraverso gli occhi di suo figlio David Mayo. Grazie a una colonna sonora comune e sincronizzata, gli artisti riuniscono queste due versioni della stessa storia, stabilendo una conversazione tra madre e figlio, un collegamento tra due città, Parigi e Los Angeles, e due epoche, 1927 e 2016. 

Si scopre cosí che David Mayo non conosceva veramente il passato artistico della madre, è stata sua moglie che googlelizzando il nome della suocera ha scoperto il libro di Lord. 

Delle sculture di Flora Mayo, purtroppo, sono rimaste solo alcune fotografie, tra le quali alcune che la mostrano insieme ad Alberto Giacometti. Proprio grazie a diversi scatti dell’epoca è stato possibile ricostruire in 3D la copia del busto di Giacometti realizzato da Flora, esposto in questa mostra, di cui l’originale è scomparso. Se il busto è una ricostruzione, la Testa di donna (1926), il ritratto che Alberto fece della sua amica americana, è arrivata fino a noi. Proprio cosí Giacometti la soprannominava, “americana”, mentre lei lo chiamava “Jack”. Un amicizia profonda, di cui ogni tanto ne parló al figlio, che mai fece il collegamento con l’artista internazionale.

L’esposizione si tiene in un luogo immerso dalla luce. L’Istituto Giacommetti si trova in un “hôtel particulier” Art Déco, le cui decorazioni sono state conservate e restaurate dal capo architetto dei monumenti storici, Pierre-Antoine Gatier. La riqualificazione dello spazio e la scenografia espositiva sono firmate dall’architetto Pascal Grasso. Presieduto da Catherine Grenier, direttrice della Fondazione Giacometti dal 2014, l’Istituto Giacometti punta a rinnovare lo sguardo sul lavoro dell’artista e sul periodo in cui si svolse.

Entrando si trova la ricostruzione fedele dell’atelier dell’artista che visse non lontano da lí, nella rue Hippolyte-Maindron, sempre nel 14° arrondissement. Inseparabile dalla leggenda dell’artista, l’atelier è indispensabile per comprendere il suo lavoro. Le pareti, ricoperte di disegni, sono state testimoni della sua opera per quarant’anni e contengono preziosi appunti sul suo processo creativo. 

Continuando il percorso si ammirano in una sala alcune bacheche con disegni, foto e schizzi, per poi giungere in una sala “a cielo aperto” in cui dominano alcune sculture, per poi essere accolti dal busto di Alberto, osservati discretamente dall’“americana”. Nell’ultime due sale, la proiezione della video-installazione. Quest’esposizione è importante perché presenta insieme per la prima volta la Testa di donna di Giacometti e il Bustodi Mayo, quasi in un gioco di doppi sguardi, a fare da eco alla coppia di schermi su cui scorre la storia di Flora. 

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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