Graffuturism-Parigi

Graffuturism è il termine che ha inventato l’artista americano Poesia, nel 2010, per definire il lavoro di un gruppo di artisti urbani cresciuti nell’universo dei graffiti che amano sperimentare tecniche e supporti differenti.

graffuturismGraffuturism è il termine che ha inventato l’artista americano Poesia, nel 2010, per definire il lavoro di un gruppo di artisti urbani cresciuti nell’universo dei graffiti che amano sperimentare tecniche e supporti differenti. Un movimento in continua evoluzione sulla scena artistica internazionale che, dopo aver esposto a Glasgow, Londra, Miami e Los Angeles, presenta un’ampia selezione d’opere alla galleria Openspace di Parigi, fino al 31 luglio.

Il nome del movimento nasce dall’unione delle parole “graffiti” e “futurismo”, per identificare alcuni dei suoi aspetti principali quali la velocità, la linea, l’astrazione, il punto di fuga e la geometria, cari infatti agli amici di Marinetti, che nel XXIesimo secolo si sposano con i valori dell’arte dei graffiti allargandone i confini stilistici.

La formula ideata dalla direttrice della galleria Openspace, Samantha Longhi, per la rassegna Graffuturism-Parigi è particolare: un’esposizione collettiva in cui si succederanno cinque differenti allestimenti, presentando ogni settimana un nuovo dialogo tra le opere degli artisti e premettendo al visitatore di scoprire i molteplici aspetti del Graffuturism. Fino al 18 maggio si potranno ammirare le opere di Poesia, Remi Rough, Sambre, Sat One, Sirius 156, Sowat, Swiz, Tanc, Thomas Canto, Tomek, WXYZ, Clemens Behr, Erosie, Gilbert1, Graphic Surgery, Hense, Jaybo Monk, Nawer, Nelio e Pener.

A questo “tourover” di artisti seguiranno alcune esposizioni personali: “California Soul” dello statunitense Augustine Kofie, affascinato dalle forme architettoniche e maestro delle prospettive, “Carte torturate”dell’italiano Rae Martini che espone per la prima volta a Parigi e che, come Burri, brucia le sue tele, “Rocket on the Battlefield” del francese PRO176 che parla di “astromorfismo” riferendosi alla sua pittura di pura distorsione che culmina in astrazione psichedelica e infine “New works” di Doze Green una delle icone della cultura hip hop, tra i fondatori della Rock Steady Crew. In tutto ben 25 artisti. Un’ampia fotografia di questo movimento poco catalogabile.

La presenza di questi artisti nella Ville Lumiére prevede inoltre la realizzazione di alcuni affreschi sui muri parigini dando vita a delle collaborazioni inaspettate, vere combinazioni alchemiche tra i diversi stili, sempre di sicuro effetto e di alto livello artistico.

Graffuturism-Parigi è la prima tappa di un ciclo di esposizioni che Openspace ha in programma, in linea con la sua attività di portare all’attenzione del pubblico i differenti grandi movimenti dell’arte contemporanea urbana.

In progetto, anticipa Samantha Longhi, la realizzazione di un volume sull’esposizione degli artisti selezionati, con un testo introduttivo del critico d’arte Daniele Feral.

Cristina Biordi

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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