I capolavori dell’arte asiatica | Omaggio a Robert Rousset

I capolavori dell’arte asiatica | Omaggio a Robert Rousset
Quando si parla di Compagnie de la Chine et des Indes, il solo nome evoca sensazioni e immagini fantastiche, dal mistero della Città Proibita, all’odore delle spezie, dalla brillantezza delle porcellane e delle lacche, alla bellezza di tutta una serie di oggetti di inestimabile valore.

Un universo in mostra a Parigi dal 9 al 20 giugno, a pochi passi dall’Arco di Trionfo, presso la galleria d’arte della Compagnie de la Chine et des Indes - situata al suo indirizzo originale, 39 avenue de Friedland. L’idea dell’esposizione I capolavori dell’arte asiatica. Omaggio a Robert Rousset nasce per celebrare gli 80 anni delle Compagnie de la Chine et des Indes e per l’occasione sei delle più importanti gallerie parigine - Antoine Barrère, Laurent Colson, Christian Deydier, Christophe Hioco, gli Ateliers Brugier e la citata Compagnia - si sono riunite per una mostra-vendita eccezionale presentando un centinaio di opere all’altezza dell’evento, alcune per la prima volta messe sul mercato o raramente viste dal pubblico. Ogni galleria - ciascuna con la propria specializzazione in un campo dell’arte asiatica - ha partecipato con alcuni dei pezzi più belli delle proprie collezioni.

Alcuni tesori della raccolta privata Robert Rousset - per decisione degli eredi Jean-Pierre Rousset, di suo figlio Mike Winter-Rousset e di suo nipote Hervé del Peuty - sono usciti dai depositi per quest’evento. L’esposizione infatti, pur in una galleria privata, è stata concepita come una visita museale, sia per il valore degli oggetti presentati, sia per la scenografia ideata da Patrick Hourcade. Un altro elemento d’innovazione, che rende particolare e unica questa mostra.

Entrando un pannello racconta la storia della Compagnia, e in una vetrina gli oggetti appartenuti a Robert Rousset testimoniano la sua passione per il viaggio, l’arte e il collezionismo. Quest’ultimo aspetto ereditato dal padre assicuratore. Come ufficiale radiofonico nella marina militare, Rousset viaggiò continuamente, e spesso in Cina. Una delle sue missioni gli permise di entrare nella Città Proibita, dopo la fine del regime imperiale, come commissario francese, insieme al famoso scienziato svedese Osvald Sirén. Un’esperienza fondamentale, che cambiò il corso della sua vita, portandolo a a proporre i suoi servizi alla Compagnie della Cina e delle India, società che all’epoca apparteneva ai fratelli Blazy, specializzata nelle importazioni di prodotti dell’Asia. Ma nel 1935 quando a seguito della crisi del ‘29 l’impresa cadde in fallimento, Robert decise di rilevarla. Da allora sono passati ottanta anni, durante i quali, la Compagnia ha continuato a essere il punto di riferimento mondiale dell’interesse artistico-archeologico per l’Oriente.

Appassionati e non dell’arte asiatica, ciascuno in diversa misura, non potrà non restare colpito dalla bellezza, dalla precisione della manufattura, dalla minuzia dei particolari di queste opere presentate dalle sei gallerie riunite.

Una splendida testa di Lokesvara, arte khmer del Bayon della fine del XII° secolo - vista solo all’esposizione del 1969 Ancient Cambodian sculpture alla Asian House Gallery di New York organizzata da Sherman Lee, direttore del museo di Cleveland - viene presentata dalla galleria ospitante. Gli Ateliers Brugier propongono un magnifico paravento cinese del XVII° secolo in lacca di Coromandel, dal nome della Costa orientate del Dekkan indiano, dove venivano immagazzinati nei porti per essere poi distribuiti a seconda delle ordinazioni e delle diverse destinazioni. Un pezzo costituito da 12 pannelli lavorati in modo magistrale.

Al piano inferiore, la galleria Jacques Barrère presenta tra i suoi pezzi un busto di Buddha della dinastia Qi del Nord proveniente da Qingzhou e la galleria Luohan uno straodinario tavolo a calligrafia imperiale inciso in oro e laccato in modo da dare un’effetto cuioio.

Dotato di un solido bagaglio accademico e specializzato nell’archeologia cinese, Christian Deydier propone una maschera straordinaria taotie in oro, proveniente dalla Cina dell'epoca dei Regni combattenti del V-IV° secolo a.C.. Christophe Hioco termina questo viaggio in Tibet, con una preziosa statuetta di Mahakala dello XV°- XVI° secolo e in India con una statua di Shiva Bhikshatana, del X°-XI° secolo lavorata in Rajasthan o a Madhya Pradesh. 

Questi solo alcuni dei pregiati e raffinati pezzi esposti alla galleria Compagnie de la Chine et des Indes, un luogo eccezionale che ha conservato tutto il suo fascino nel passare del tempo, restando un punto fermo di questo mercato, cosí sofisticato e in continua evoluzione. Acquistare questi oggetti è alla portata di pochi - i prezzi variano dai 40.000€ a 1,5 M€ - ma ammirarli grazie a questa magnifica esposizione sarà accessibile a tutti. 

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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