In viaggio con Antonio Fiore Ufagrà

Mantenere viva l’attualità del linguaggio futurista: è questo lo scopo della ricerca dell’artista Antonio Fiore, nato a Segni nel 1938, il cui pseudonimo “Ufagrà” (dove U sta per Universo, F per Fiore e Agrà per il Movimento fondato da Monachesi) è stato coniato per lui da Sante Monachesi che trovava nelle sue opere la sintesi della poetica sviluppata nell’ambito del Futurismo da lui chiamata “agravitazionale”. 

Fiore-Antonio-Danza-cosmic

Mantenere viva l’attualità del linguaggio futurista: è questo lo scopo della ricerca dell’artista Antonio Fiore, nato a Segni nel 1938, il cui pseudonimo “Ufagrà” (dove U sta per Universo, F per Fiore e Agrà per il Movimento fondato da Monachesi) è stato coniato per lui da Sante Monachesi che trovava nelle sue opere la sintesi della poetica sviluppata nell’ambito del Futurismo da lui chiamata “agravitazionale”. E in effetti le 20 opere recenti (datate dal 2008 al 2014) che saranno esposte nella personale che Antonio Fiore inaugurerà venerdì 14 marzo alle ore 17 nella Sala Mostre e Convegni Gangemi Editore, in Via Giulia 142 a Roma, con il titolo “In viaggio con Ufagrà”, attraverso movimenti dinamici delle cromie conduce l’osservatore in una porzione del cosmo dove si confrontano ed affrontano “figure” che sollecitano visioni siderali.

Le forme, definite attraverso assemblaggi di porzioni geometriche di piani e solidi, scandiscono i diversi piani delle raffigurazioni accendendo lo spazio con lampi di luce. Gorgio Di Genova, nel testo in catalogo, nel sottolineare che Antonio Fiore è un erede genuino del Futurismo, osserva che “egli col suo ribollente lessico cosmico, che in passato mi ha fatto pensare all’universo di Gordon Flash, ha rielaborato la compenetrazione, la simultaneità e le linee-forza del dinamismo futurista, con spremiture del Balla interventista.

Ogni sua opera è una sorta di sinfonia di componenti lessicali del Futurismo storico, aggiornato dalle gaie ‘note’ affidate al pentagramma del suo prorompente estro metamorfico. Con tali ‘note’ ha creato magmatiche musiche visive, fluttuanti ed esplosive, costantemente direzionate verso l’alto, talora oggettivando la sua propensione all’horror vacui in opere sagomate, talaltra spingendosi ad accogliere addirittura sagome metalliche di astronavi”. La mostra resta aperta fino all’1 aprile con orario, dal lunedì al  venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 e il sabato dalle 9 alle 13 (nella foto: “Danza cosmica”, 2009, acrilico su tela cm. 20x50).

Alberto Esposito

Pubblicato in Arte

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